Il Terremoto in Emilia Romagna: caratteristiche, peculiarità ed anomalie

Il Terremoto in Emilia Romagna: caratteristiche, peculiarità ed anomalie

Il Terremoto in Emilia Romagna: caratteristiche, peculiarità ed anomalie

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lunedì 21 Maggio 2012 - 11:15

Vi proponiamo l'analisi dell'Ing. Leonardo SANTORO, ex Direttore Servizio Sismico Regione Siciliana

Il terremoto che ha colpito l’areale Emiliano la notte del 20 maggio è connotato da una serie di elementi che lo caratterizzano come un evento di natura epocale per quel territorio.
Epocale ed anomalo sia per intensità che per localizzazione.
Fin dai primi istanti, i rilievi effettuati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed i comunicati diramati dal Dipartimento nazionale della protezione civile hanno sottolineato come l’evento si fosse caratterizzato come eccezionale a causa della elevata magnitudo di 5,9 gradi su scala Richter registrata.
Cosa significa?
Significa che nell’area colpita, i terremoti attesi possono al massimo caratterizzarsi con una accelerazione al suolo massima di 0,15 g.
Uno dei parametri oggi comunemente adottati per valutare l’intensità di un terremoto sono appunto l’accelerazione al suolo attesa (PGA) ed il tempo di ritorno dell’evento sismico (Tr)

In Sicilia, per trovare livelli di accelerazione massima attesa, (PGA), cosi bassi, bisogna andare nell’Agrigentino, nel Nisseno, nel Trapanese, perfino nella valle del Belìce.
Per completezza occorre precisare che, ad esempio, nell’area dello stretto di Messina, le massime accelerazioni al suolo attese raggiungono e superano valori doppi a quelli registrati in Emilia Romagna (> 0,35 g)

La mappa di pericolosità sismica, vigente su tutto il territorio nazionale, dunque, prevede, in termini probabilistici, che in un determinato territorio e sotto una serie di condizioni ben precise, tra questi la presenza di terreno roccioso, il suolo possa subire accelerazioni, a Messina di circa 1/3 della forza di gravità ed in Emilia di circa 1/6.
Con tali parametri vengono redatti, dai tecnici strutturisti, i calcoli statici con cui si dimensionano gli edifici e le infrastrutture in tutta Italia.
I calcoli statici che poi vengono esaminati ed approvati dagli Uffici del Genio Civile locali, responsabili della corretta applicazione di tali norme sismiche.
Si delinea così un’altra anomalia tutta Italiana.
Non tanto nel terremoto, ormai diffusamente dichiarato come l’evento massimo, storicamente registrato in Emilia Romagna, quanto nelle mappe ufficiali di pericolosità sismica adottate dallo Stato Italiano.
Infatti la presenza di terreni affioranti di roccia compatta sono una rarità in Italia, paese geologicamente “giovane”.
In Emilia Romagna, nell’areale del terremoto del 20 maggio siamo nella pianura padana, ben lontani dalle rocce dell’Appennino.
Una importante riflessione si apre quindi oggi nella comunità scientifica.
Cosa si è sbagliato nella redazione di tali mappe di pericolosità sismica che soltanto probabilisticamente stimano l’intensità degli eventi sismici attesi?
Perché, dal terremoto dell’Umbria e delle Marche del 1997, nel terremoto del Molise e dell’Etna del 2002, fino al terremoto dell’Aquila del 2009 ed oggi nel sisma Emiliano, gli accelerometri hanno sempre registrato livelli di accelerazione ben più alti di quelli attesi ?
E’ possibile che quelle “code” statistiche previste dai sismologi con bassissima o addirittura nulla probabilità di accadimento, si siano sempre verificate nei terremoti che negli ultimi decenni hanno colpito il nostro paese ?

Un’altra importante connotazione di questo evento sismico è la tipologia di edifici colpiti: Chiese ed Opifici principalmente.
In questi ultimi, hanno purtroppo trovato la morte la maggior parte delle vittime che lavoravano nei turni notturni.
Soltanto la casualità che sempre connota nel bene e nel male gli eventi naturali ha evitato quindi una strage ben più grave.
Sarebbero bastate quattro o cinque ore di ritardo nel verificarsi della scossa principale e, con le Chiese piene per le funzioni domenicali, oggi piangeremmo, credo, centinaia se non migliaia di vittime.
Perché proprio queste due tipologie di edifici risultano così colpite in questo terremoto.
Sia le Chiese, e quindi anche i campanili e le torri e i fabbricati industriali sono edifici “anomali” dal punto di vista sismico.
Sono cioè edifici caratterizzati da una serie di indicatori di vulnerabilità sismica peculiari.
La vulnerabilità sismica è la propensione al danneggiamento o al crollo da parte di una struttura.
Perché tale connotazione inquietante, per strutture che, a prima vista, per maestosità e dimensioni dovrebbero ritenersi più sicure rispetto un edificio per civile abitazione ?
Tali strutture sono caratterizzate da “luci” (interasse tra le pareti) elevate, da muri alti e snelli, da coperture pesanti e spingenti, tali cioè da “martellare” sulla testa delle pareti fino a produrne il crollo.
Ed ancora, specie gli edifici industriali, sono caratterizzati da coperture leggere ma di grande lunghezza e da strutture tralicciate o in cemento armato precompresso prefabbricate ed assemblate sul posto con semplici ritegni antisismici che ne dovrebbero evitare la disarticolazione.
Infine, per comprendere a pieno il fenomeno, occorre considerare due elementi di peculiarità di tali strutture.
Le Chiese rientrano tra gli edifici, a risposta anomala, più studiati negli anni.
Delle Chiese i tecnici ormai conoscono tutto, perfino quali sono le tipologie di crollo ricorrenti. Nelle Chiese infatti crollano per prime, sempre, le facciate, gli absidi, i campanili, etc.
Tutti questi sono cioè “macroelementi” e “meccanismi di collasso” sempre presenti in una chiesa e per i quali il Ministero dei Beni Culturali ha emanato nel 2006 e poi nel 2011 apposite linee guida di tutela e prevenzione sismica.
Al contrario gli edifici industriali sono, dal punto di vista sismico, i meno studiati in termini di tipologia di danno.
Tutte e due le tipologie di opere però rientrano in elenchi speciali adottati dallo Stato e dalle Regioni nel 2003, dopo il terremoto del Molise che vide il crollo di una scuola e la morte di decine di bambini e di alcune maestre.
Sia le Chiese quindi che gli edifici industriali rientrano tra le cosiddette strutture “rilevanti”, edifici cioè suscettibili di subire un danno e quindi un rilevante numero di vittime a seguito di un evento sismico.
In tale tipologia di strutture rientrano le scuole, le case dello studente, i musei, etc.
Solo una categoria di edifici è ancor più attenzionata dalle normative antisismiche, quella delle strutture “strategiche”, quelle strutture cioè che non possono subire alcun danno a seguito di un evento sismico in quanto responsabili di funzioni primarie di soccorso e di protezione civile.
Tra queste rientrano gli Ospedali, i Municipi, le Caserme, le Prefetture.

Di tutte queste strutture, sia quelle rilevanti che quelle strategiche esisteva un obbligo di legge, sancito da una Ordinanza di protezione civile, la n.3274 del 2003.
Dovevano essere effettuate, obbligatoriamente, verifiche di sicurezza sismica e, nel caso in cui fossero state individuate delle criticità, adottate dagli Enti proprietari, tutte le necessarie misure di messa in sicurezza.
Oggi, in Emilia Romagna, tra gli edifici più colpiti, troviamo proprio i Municipi, uno di essi è diventato un emblema ed un simbolo per la gravità dei danni subiti, così come Torri, campanili, Chiese e Capannoni industriali.
Molto ancora c’è da fare, anche in Emilia Romagna, per evitare che “inaspettatamente” il terremoto colpisca per qualche ragione sconosciuta.
Sconosciuta anche a chi, nelle Istituzioni, credeva di avere compreso tutto di un evento sismico pur imprevisto ed imprevedibile.
Anche per chi, quindi, sicuro delle proprie umane ed effimere conclusioni, ha emanato leggi e mappe di pericolosità che oggi attribuiscono al Belìce, tanto per tornare in Sicilia, una bassa pericolosità sismica.
Il 1968 con il sisma che colpì la valle, non ha evidentemente insegnato nulla .

2 commenti

  1. MAPPA PERICOLOSITA’ E NTC
    Il sisma, invece, caro collega ci ha insegnato tanto in Italia.
    La mappa di pericolosità sismica va letta nel giusto modo; infatti non è una mappa che ci dice l’intensità dei terremoti in termini assoluti.
    Quell’intensità attesa si riferisce ad un valore che ha in 50 anni una probabilità del 10 % di essere superato.
    Non ci dice due cose:
    – che non verrà superato!
    – che si verificherà un valore simile.
    Se infatti quegli stessi valori li confronti con la mappa sismica di 15 anni fa erano molto più bassi (quel distretto era non sismico!). Quindi progressi sono stati fatti.
    Le NTC inoltre vanno ben interpretate poichè ci sono alcuni aspetti che vanno evidenziati e scrivere un articolo tale toglie valore a delle norme abbastanza avanzate nel merito:

    1. i valori 0,15 g (riferiti ad un periodo di ritorno di 50 anni) vanno AMPLIFICATI a seconda della natura e tipologia del terreno (da questo deriva la def roccia cat A!). E’ cosa nota che progettando con le NTC in quei terreni alluvionali quel valore di 0,15 g è da amplificarsi da 2 a 4 volte (a seconda di tipologia di terreno e topografia del sedime). Questo valore amplificato finale va CONFRONTATO CON LE MISURAZIONI EFFETTUATE. Quei valori sono universali e la loro efficacia sta proprio in questo: possono essere attualizzati tenendo conto degli effetti locali..e quindi SONO DA AMPLIFICARE NEL CASO SPECIFICO.. (non perchè lo dico io ma lo dice la norma).

    2. Si sta parlando di valori riferiti ad edifici di civile abitazione poichè sai benissimo che per edifici soggetti ad affollamento e pubblici quel valore 0,15 g diventa ben più alto poichè in quei casi LA NORMA OBBLIGA ad utilizzare terremoti “attesi” con periodi maggiori di 50 anni.

    3. Sembra cinico ma è un discorso attuale: costruire abitazioni (che durano 50-70 anni) in modo che resistano a terremoti eccezionali (periodi di ritorno attesi superiori a 50..qundi di 100-200 anni) eleva molto i costi di costruzione…anche quando facciamo le strade utilizziamo un criterio simile: accettiamo che su tot anni possano capitare incidenti “eccezionali”..se dovessimo progettarle pensando ai casi “estremi” sarebbero anti-economiche.

    Senza contare che progettare 15 anni fa in quei luoghi colpiti significava (coerentemente con le norme allora vigenti) NON CONSIDERARE IL SISMA!

    Quindi in definitiva W le NTC!

    RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

    Sulle vulnerabilità note sono d’accordissimo con il discorso fatto.
    Il problema, tuttavia, resta immutato ovvero che nelle circostanze specifiche occorre capire quanto costa ADEGUARE il patrimonio edilizio italiano esistente. E soprattutto chi lo paga. Sono state fatte delle stime in merito che se non sbaglio arrivavano a numeri pari a 10 manovre finananziarie in TOTALE SOLO PER SOSTENERE QUESTI COSTI. Quindi tutto giusto ma…chi paga?

    Occorre quando si parla di terremoti edifici e crolli distinguere le critiche “politiche”, giustificate per certi episodi di corruzione e negligenza esplicita, da problematiche tecnico-economiche riguardanti tutto il paese.

    Ing. Nicola Di Fiore
    mail: nicoladifiore@yahoo.it

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  2. Antonio Gullotta 29 Maggio 2012 11:18

    Sono d’accordo con l’ing. Santoro, sul fatto che, relativamente all’obbligo di legge di verifica, molte verifiche obbligatorie su edifici pubblici non sono state fatte, per mancanza di fondi probabilmente in tanti casi, o di volontà politica, in molti altri. Perchè di soldi se ne spendono tanti, e tante volte per fare opere incompiute o che non servono a nessuno, invece di rendere funzionali quelle esistenti che magari servono a molti o a troppi (rispetto alle potenzialità). Analogo discorso vale per quegli edifici “monumentali” che, se certamente sono un importante risorsa culturale ed economica del nostro paese, per altro comporterebbero spese ingenti alla collettività, col maggior onere della tutela storico-artistica spesso ma giustamente a complicare le cose.

    Volevo preicsare poi che secondo me è quasi impossibile fare mappe di pericolosità sismica che tengano conto anche della geologia e/o della topografia (fattori che amplificano l’azione sismica di base riportata nelle attuali mappe) e pertanto ritengo valide le mappe attuali da questo punto di vista.

    Le NTC sono un progresso rispetto alle norme passate, ma non sono la panacea di tutti i mali, e ancora molto c’è da fare (ad es. da professionista personalmente ritengo troppo alti i costi dei laboratori ufficiali per le prove materiali sugli edifici esistenti, nonchè alti anche i costi delle aziende che si occupano di indagini strutturali in genere, costi tutti che alla fine il privato od il pubblico debbono sopportare; inoltre secondo me c’è l’esigenza di un pò di “snellimento burocratico” nel settore strutturale)
    Concordo comunque con l’ing. Santoro sul fatto che, alla fine, alcuni gravi eventi del passato non hanno insegnato nulla, dato che tali eventi in qualche modo continuano a fare vittime. Si potrà dissentire da ciò, a mio avviso, quando queste vittime non ci saranno più.
    Ing. Antonio Gullotta

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