Antimafia su agguato Antoci, pista mafiosa meno plausibile - Tempo Stretto

Antimafia su agguato Antoci, pista mafiosa meno plausibile

Alessandra Serio

Antimafia su agguato Antoci, pista mafiosa meno plausibile

mercoledì 02 Ottobre 2019 - 16:38
Antimafia su agguato Antoci, pista mafiosa meno plausibile

Alla fine dell'inchiesta sul caso del presidente del parco dei Nebrodi la commissione all'Ars guidata da Fava scarta la pista mafiosa e chiede la riapertura dell'indagine

La mafia non c’entra. La commissione regionale antimafia, guidata da Claudio Fava, ha tirato le fila del lavoro di inchiesta sul fallito agguato ai danni dell’allora presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, nel maggio del 2016.

Con tutti i condizionali del caso, l’organismo dell’Ars presieduto dall’onorevole che ha la stessa estrazione politica di Antoci, non teme a sbilanciarsi comunque.

Delle tre ipotesi formulate – un attentato mafioso fallito, un atto puramente dimostrativo, una simulazione – il fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste appare la meno plausibile. E’ questa la conclusione, votata all’unanimità dei presenti, cui è giunta la Commissione, che ora chiede la riapertura delle indagini della magistratura, archiviate.

L’inchiesta era partita “dall’esigenza di ricostruire e di ripercorrere analiticamente in tutti i suoi aspetti – movente, dinamica, esiti investigativi e giudiziari – l’attentato subito dall’allora presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci la notte tra il 17 e il 18 maggio 2016.”

Per la Commissione, secondo quanto riportato nelle conclusioni di un
lavoro che ha visto diverse audizioni di diverse figure istituzionali: “Non è plausibile che quasi tutte le procedure operative per l’equipaggio di una scorta di terzo livello, qual era quella di Antoci, siano state violate.
Non è plausibile che gli attentatori, almeno tre, presumibilmente tutti armati, non aprano il fuoco sui due poliziotti sopraggiunti al momento dell’attentato. Non è plausibile che, sui 35 chilometri di statale a disposizione tra Cesarò e San Fratello, il presunto commando mafioso scelga di organizzare l’attentato proprio a due chilometri dal rifugio della forestale, presidiato anche di notte da personale armato, né è plausibile che gli attentatori non fossero informati su questa circostanza
. “

Non è comprensibile la ragione per cui il vicequestore aggiunto Manganaro non trasmetta le sue preoccupazioni ai poliziotti di scorta di Antoci salvo poi cercare di raggiungerli temendo che potesse accadere qualcosa senza nemmeno tentare di mettersi in contatto telefonico con loro.
Non è comprensibile la ragione per cui non sia stato disposto dai questori p.t. di Messina e dai PM incaricati dell’indagine un confronto tra i due funzionari di polizia, Manganaro e Ceraolo, che su molti punti rilevanti hanno continuato a contraddirsi e ad offrire ricostruzioni opposte.

E’ censurabile il fatto che il dottor Manganaro abbia offerto su alcuni punti versioni diverse da quelle che aveva fornito ai PM in sede di sommarie informazioni. E’ per lo meno inusuale che di fronte ad un attentato ritenuto mafioso con finalità stragista la delega per le indagini venga ristretta alla squadra mobile di Messina e al commissariato di provenienza dei quattro poliziotti protagonisti del fatto, fatta eccezione per un contributo meramente tecnico dello SCO e per l’intervento del gabinetto della polizia scientifica di Roma molto tempo dopo.”

La Commissione – spiega il presidente Fava – ha cercato di approfondire i numerosi interrogativi lasciati aperti dal decreto di archiviazione disposto dal gip di Messina e, al tempo stesso, di affrontare, attraverso una minuziosa ricostruzione dei fatti, le opacità, le contraddizioni e i vuoti di verità che permangono da tre anni su questa vicenda”.

La Commissione aveva fatto tappa a Messina a luglio scorso e in quella sede aveva annunciato l’apertura delle audizioni sul caso Antoci.

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