"Pago chi non paga", una guida per il consumo critico contro le mafie, per il mercato libero

“Pago chi non paga”, una guida per il consumo critico contro le mafie, per il mercato libero

Eleonora Corace

“Pago chi non paga”, una guida per il consumo critico contro le mafie, per il mercato libero

sabato 29 Giugno 2013 - 14:33

E' stato presentato in Prefettura il progetto "Pago chi non paga”, una guida per il consumatore critico antiracket che contiene l'elenco di oltre mille operatori economici che hanno denunciato il "pizzo".

Mille nomi per combattere le mafie colpendole in una delle loro primarie fonti di sostentamento: il racket. 1000 nomi di esercizi economici di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia che hanno denunciato l’estorsione, raccolti in una guida per il consumatore critico. Tutto questo nell’ambito dell’iniziativa “Pago chi non paga”. Il progetto, promosso dal Prefetto Elisabetta Belgiorno, Commissario Straordinario Antiracket, è stato illustrato questa mattina nel salone di rappresentanza del Palazzo del Governo, dal presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane F.a.i., Pippo Scandurra, e dal presidente onorario della stessa associazione, Tano Grasso; presenti in sala anche i presidenti delle associazioni siciliane facenti parte del F.a.i. Al tavolo dei relatori anche il Prefetto Stefano Trotta e il Sindaco di Messina Renato Accorinti.

“Pago chi non paga” è una azione svolta nell'ambito del “Programma operativo nazionale sicurezza per lo sviluppo. Obiettivo convergenza 2007-2013, Consumo Critico Antiracket” che interessa Calabria, Sicilia, Campania e Puglia e ha come obiettivo la diffusione e il consolidamento di un circuito di economia fondato sulla legalità e lo sviluppo, di cui è beneficiario l’ufficio del Commissario nazionale antiracket. Nella guida sono riportati imprenditori, esercenti e professionisti che non pagano il pizzo o che, essendo stati vittime di richieste estorsive, ne abbiano fatto denuncia. Il presidente onorario dell’associazione antiracket Tano Grasso ha sottolineato come tutto il movimento di sollevazione contro le catene del “pizzo” sia iniziato nel 1990 a Capo d’Orlando. Rivolgendosi a Renato Accorinti, Tano Grasso, invece, ha dichiarato: “Ringrazio i messinesi che hanno eletto Renato,perché è un punto di riferimento per la politica nazionale. Io mi impegno a ritagliarmi uno spazio ogni mese per essere un soldato di questo sindaco”. Il presidente onorario del’associazione antiracket ha, inoltre, ricordato come “in terra di mafia il consumatore non sia un soggetto neutro, dal momento che acquistando prodotti in locali e negozi, ad esempio, che pagano il pizzo si incrementa un economia perversa che finanzia direttamente le cosche mafiose. Pippo Scndurra nel suo intervento, invece, ha sottolineato che la guida viene presentata a Messina perché: “Qui c’è una grande speranza: volere cambiare non solo la città, come il risultato delle ultime elezioni ha dimostrato, ma anche la provincia. Raccolti in questa guida sono 190 gli imprenditori della provincia di Messina su 1000. Dai trentacinque ai quaranta gli imprenditori di Barcellona e Terme Vigliatore. Venti anni fa era impensabile che ci fossero in queste zone imprenditori che denunciassero. Quest’elenco ci auguriamo cresca tra due, tre mesi. Abbiamo bisogno che gli imprenditori abbiano la consapevolezza che lo stato c’è, che non sono soli. Oltre la legge c’è la solidarietà della società civile. La strada da fare, comunque, è ancora lunga. A Messina, ad esempio, sono ancora pochi gli imprenditori che denunciano”.

A conclusione degli interventi il sindaco Accorinti ha dichiarato che il Comune di Messina si costituirà parte civile per tutti i processi di mafia. La conferenza di oggi, ha avuto inoltre come testimone d’eccezione un giovanissimo imprenditore, Vincenzo Italia di Castel Vetrano, Provincia di Trapani. Vincenzo Italia ha ventun’anni, tre anni fa ha aperto un azienda agricola – “Terre in Fiore” – in un territorio che difficilmente accetta iniziative imprenditoriali libere dal controllo dei clan della zona. Per questo il lavoro di Vincenzo non è mai stato facile. Il 20 marzo, ad esempio, gli sono stati distrutti 300 alberi di melograno di varietà israeliana, che rappresentavano l’ultimo e più oneroso investimento.

“Il nostro territorio è un territorio molto difficile che ha però delle bellezze da valorizzare- spiega Vincenzo Italia – “La ripresa deve partire dal basso, dall’agricoltura. Con dei coetanei sto cercando di promuovere un progetto di imprenditoria libera. Hanno completamente distrutti l’impianto di melograni che è stato il mio investimento più oneroso, ma per me questo vuol dire semplicemente che sono sulla strada giusta”. Il messaggio che simili iniziative vogliono inculcare nella società è che "chi paga il pizzo non solo toglie denaro a se stesso e alla propria famiglia, ma danneggia quegli imprenditori che hanno trovato la forza di denunciare. Una parte del suo denaro finisce nelle casse degli estorsori con l'effetto di dare ricchezza alle mafie e, soprattutto, di rafforzare il controllo del territorio. Per questo motivo comprare anche solo un paio di jeans, un caffè o qualsiasi altra cosa dove non si paga il pizzo non è mai un fattore neutro, è un vero e proprio atto di libertà".(Eleonora Corace)

4 commenti

  1. Ma chi è quel tizio con la maglietta rossa in mezzo alle autorità che indossano il look consono per l’occasione?

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  2. Giuseppe Arrigo 30 Giugno 2013 06:19

    caro Renato passi la maglietta, ma le ciabatte sono veramente indecorose

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  3. Egr. Sig. Arrigo:PASSERA’. E valuteremo l’operato di questa amministrazione con i fatti e con i risultati.Chi, diversamente da noi, sostiene che non importa che è solo una banale e retrograda questione di forma è in errore. In realtà il sig. Sindaco veste comunque una divisa, quella dell’ALTERNATIVO, perchè è ormai costretto dal circo mediatico che lui stesso, volutamente o no, ha innescato. Quel circo mediatico che per qualche tempo distrarrà le masse beone dai veri problemi di questa città. Il fenomeno Grillo, al quale il sig. Sindaco, si era accodato come un Paolini, è già spento. Quando sarà tempo di trarre bilanci, così come avviene per qualsiasi vicenda nella nostra vita, scopriremo, SPERO CONVINTAMENTE DI NO, se oltre a trovarci ai problemi totalMente irrisolti ci scopriremo, cosa che per coloro che dissentono da noi è del tutto insignificante, ricoperti di ridicolo.Io aspetto, e diversamente dai neo proseliti, mi riservo il beneficio del dubbio.Ma almeno di dubbio uno qualcuno degli osannatori del Sig. Sindaco me lo può togliere. ALMENO SI LAVAU I PEDI????

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  4. puzza di bruciato 30 Giugno 2013 10:58

    Ma assegni famigliari ai dipendenti li pagano? Ecco cosa inserire nella guida oltre al già detto.

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