"Scaletta, eutanasia civile di una comunità". Il sindaco scrive a Mattarella e consegna la fascia - Tempostretto

“Scaletta, eutanasia civile di una comunità”. Il sindaco scrive a Mattarella e consegna la fascia

Carmelo Caspanello

“Scaletta, eutanasia civile di una comunità”. Il sindaco scrive a Mattarella e consegna la fascia

martedì 14 Marzo 2017 - 23:36
“Scaletta, eutanasia civile di una comunità”. Il sindaco scrive a Mattarella e consegna la fascia

L'ente locale è in dissesto, le imprese intervenute in occasione del disastro avanzano tre milioni di euro, gli impiegati comunali sono rimasti per tre mesi senza stipendio, l’unica strada per il cimitero è crollata, depuratore e impianto idrico sono un colabrodo. "E le istituzioni assenti". Accorato appello al presidente della Repubblica

"SCALETTA Zanclea è all'eutanasia civile. A sette anni dalla tragica alluvione costata la vita a 37 persone, il paese è al collasso. Un Comune diversamente abile”. Il sindaco, Gianfranco Moschella, abbandona il suo stile di grande equilibrio. Prende carta e penna e scrive al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, utilizzando parole forti. Esordisce ricordando che l’unica strada per il cimitero è ancora intransitabile, l’ente locale è in dissesto, le imprese intervenute in occasione del disastro con spirito di abnegazione avanzano ancora un residuo di tre milioni di euro e gli impiegati comunali sono rimasti anche per tre mesi senza stipendio. “Il Comune – chiosa Moschella – si trova la porta sbattuta in faccia anche da tutto il sistema bancario, restio ad effettuare il servizio di tesoreria”. Ed aggiunge: “I fornitori disertano non avendo certezza dei pagamenti, il servizio smaltimento rifiuti è in sofferenza, il depuratore è sotto sequestro (con relativo avviso di garanzia per il sindaco), l’impianto idrico ed elettrico, sconquassato dall’evento alluvionale, necessiterebbe di importanti manutenzioni, ma non si riesce a fare quella ordinaria”.

Una situazione critica, illustrata sin nei dettagli al presidente Mattarella al quale il sindaco insieme alla lettera ha consegnato “con il cuore in mano, la fascia tricolore, quale simbolo di una carica che non è moralmente possibile onorare. Mi rivolgo a Lei – sottolinea – figlio di questa stessa terra prima che garante della Costituzione, per chiedere sostegno e vicinanza alla comunità di Scaletta. Perché la mia gente, la nostra gente, nel verde della speranza mai persa, nel bianco dell’onestà mai tradita, nel rosso dell’innocente sangue versato, possa ancora sentirsi figlia dello Stato Italiano”.

Una stoccata è riservata alle “istituzioni, sempre più lontane dai territori. Preferiscono i “talk show”, generosi di ospiti politici che invece di parlare di come intervenire e risolvere i problemi, parlano delle loro alleanze, del loro futuro politico e delle loro primarie. Da tempo nella politica – incalza Moschella – domina l’incoerenza e l’ipocrisia, mentre le comunità muoiono e il sindaco, primo ed unico livello politico sul territorio, rappresenta l’agnello sacrificale su cui scaricare responsabilità amministrative, penali e morali per “omissioni” non dipendenti dalla sua volontà o grado di capacità”. Il primo cittadino parla di “una qualità della vita che definire tale, in questo paese di duemila anime, è un eufemismo, che ha innescato un inevitabile processo migratorio vedendo ridurre di quasi un terzo la popolazione residente.

Il patto di stabilità, i minori trasferimenti, la compromessa capacità di riscossione, il precariato in attesa di stabilizzazione, i servizi sociali ridotti al lumicino, l’incapacità di dare sostegno ai redditi e all’economia locale sono criticità comuni a tutti gli enti locali, che a Scaletta Zanclea rappresentano solo il corollario di un teorema tristemente provato: l’eutanasia civile di una comunità!”.

Carmelo Caspanello

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