Da 11 anni esiste la Conferenza per l'Area dello Stretto, che ha proprio l'obiettivo di integrare i territori metropolitani di Messina e Reggio. La riflessione del professore Fera
di Giuseppe Fera
Occorre dare atto a Marcello Scurria, con la proposta recentemente avanzata, di avere posto all’attenzione del mondo politico messinese e della cittadinanza tutta, un tema che considero di importanza fondamentale per il futuro sviluppo economico e sociale della città, ovvero quello dell’Area integrata dello Stretto.
A tale proposito è doveroso evidenziare che qualcosa di molto concreto in questa direzione esiste già ed
è la Conferenza permanente per il coordinamento delle politiche nell’Area dello Stretto, istituita presso
il Consiglio regionale della Calabria. La proposta fu avanzata e ha preso corpo nel 2015, oltre 10 anni fa,
grazie all’iniziativa dell’onorevole Giovanni Ardizzone, allora presidente dell’Assemblea regionale siciliana e dell’onorevole Mimmo Battaglia, del Consiglio regionale della Calabria.
L’area dello Stretto cerniera tra le Città metropolitane di Reggio Calabria e Messina
Il primo concreto atto legislativo in questa direzione è rappresentato dalla Legge 24/marzo 2014 n° 8
della Regione Sicilia, Istituzione dei liberi consorzi comunali e delle città metropolitane, approvata
dell’Assemblea regionale siciliana, che stabiliva che: «La Regione, d’intesa con la Città metropolitana di
Messina, favorisce la stipula di appositi accordi con lo Stato, la Regione Calabria e la Città metropolitana di Reggio Calabria, al fine di consentire ai cittadini residenti nell’Area metropolitana di Messina di “usufruire di servizi secondo il principio di prossimità”. Il riferimento al principio di prossimità rappresenta un primo indispensabile passo verso una visione sistemica, estesa all’intera area dello Stretto, di una serie di primari servizi territoriali relativi ad alcune tematiche, fondamentali per la vita dei cittadini e per la promozione dello sviluppo del territorio.
L’atto di nascita della Conferenza per l’Area dello Stretto
Tali tematiche furono ben evidenziate e sottolineate dalla successiva Legge regionale della Calabria del
27/4/2015 n. 12, con cui si istituiva la Conferenza e si definivano i compiti della stessa, ovvero: “favorire la stipula di appositi accordi con la Regione Sicilia per la valorizzazione, l’integrazione e lo sviluppo in tema di infrastrutture, trasporti, ambiente, università, ricerca e innovazione tecnologica, turismo, politiche sociali, culturali ed economiche dell’Area dello Stretto delle Città metropolitane di Reggio Calabria e Messina” (art. 4).
Della Conferenza fanno parte, secondo le disposizioni tuttora in vigore, tutti i consiglieri regionali di Calabria e Sicilia, eletti nelle circoscrizioni delle due città metropolitane di Messina e Reggio Calabria. Come sede della Conferenza, si scelse il Consiglio regionale della Calabria, in quanto ovviamente all’interno dell’Area dello Stretto e quindi anche più agevole per favorire la partecipazione dei componenti, rispetto alla sede di Palermo.
Un’istituzione importante ben lontana dal raggiungere il suo obiettivo
Il 22 giugno 2015 l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria approvava il Regolamento della Conferenza, che affidava alla stessa anche il compito di avanzare proposte sui temi individuati dalla legge e sopra elencati, sui quali realizzare gli accordi fra le due Regioni. A tale proposito veniva istituito un Comitato tecnico – scientifico (di cui mi onoro di aver fatto parte assieme, tra gli altri, ai proff. Michele Limosani e Pippo Vermiglio), composto da docenti delle due Università e professionisti in campo urbanistico, economico, giuridico, ecc.., con il compito di supportare tecnicamente l’attività della Conferenza. Il Comitato tecnico e la Conferenza hanno regolarmente svolto il loro lavoro fino alla fine del 2017, quando il quadro politico alla Regione Sicilia e alla Regione Calabria, è mutato, prima nell’isola nel 2017 e successivamente in Calabria nel 2020, con l’elezione dei nuovi presidenti delle due Regioni e delle nuove assemblee. Purtroppo le giunte e le assemblee che si sono succedute da allora fino ad oggi non hanno dimostrato la stessa sensibilità e lo stesso interesse sul tema. Di conseguenza la Conferenza non è riuscita a perseguire con successo l’obiettivo per cui era nata e l’iniziativa è finita sostanzialmente nel dimenticatoio, con grave danno per l’intero Stretto.
Riattivare la Conferenza
Mi auguro che la proposta di Scurria possa riaccendere il dibattito sul tema dell’Area integrata dello
Stretto in modo da far ripartire la Conferenza che ancora esiste, come risulta dallo spazio ad essa dedicato all’interno del portale online della regione Calabria. La sua attività, tuttavia, si limita all’approvazione dei bilanci, al mantenimento degli organi istituzionali e ad alcune delibere dell’Ufficio di presidenza. Insomma siamo ben lontani dalle finalità di un’istituzione nata con le migliori intenzioni. Nonostante questa situazione, riportare la Conferenza sui binari giusti e conferirle un adeguato protagonismo rispetto all’idea di Area integrata dello Stretto è ancora possibile. La speranza è tutti i candidati a sindaco si impegnino in questa direzione, nel supremo interesse della città.
Messina e lo Stretto
La storia di Messina è da sempre intimamente legata a questo piccolo braccio di mare, che chiamiamo
Stretto, e che nei secoli migliaia di navi lo hanno attraversato per passare dall’Egeo al Tirreno, per unire
Oriente ed Occidente. Il controllo di entrambe le sponde è stata la ragion d’essere di Reggio e Messina.
L’area dello Stretto è stata da sempre un’area economicamente integrata dove fra le due sponde ci si
scambiava frumento, legname, seta e un’altra infinità di prodotti.
Messina crocevia degli scambi commerciali nel Mediterraneo
Oggi la crescita delle economie della Cina e dell’India, hanno restituito al Mediterraneo quella centralità
persa a favore delle rotte atlantiche; lo dimostra il raddoppio del traffico lungo il canale di Suez. In questo
quadro Messina può e deve acquisire di nuovo il ruolo di centro di scambi commerciali e crocevia delle rotte lungo il Mediterraneo. A tale proposito l’area dello Stretto dispone di un sistema portuale unico nel
panorama nazionale per numero di porti e diversificazione funzionale. C’è Gioia Tauro, il più importante porto container italiano, e poi il porto commerciale e terminal petrolifero di Milazzo, l’hub crocieristico di
Messina, i porti di Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Tremestieri, che ormai da tempo detengono il primato nazionale per traffico passeggeri con oltre 8 milioni di unità. E non solo trasporti. Le potenzialità
dell’auspicato sistema territoriale integrato riguardano anche cultura e spettacolo, turismo, beni culturali e ambientali. Con la costituzione della Conferenza interregionale un primo significativo passo in direzione dell’Area dello Stretto si è compiuto. Bisogna riprendere il cammino irresponsabilmente interrotto.
Prof. Arch. Giuseppe Fera
Foto di Rosario Lucà

Le Conferenze sono quei posti dove le buone idee vanno a morire.
Se si volesse fare sul serio con l’integrazione dell’area dello Stretto, la proposta dovrebbe essere l’unione dei comuni.
Nessuno lo fara’ pero’ perche’ significherebbe dimezzare le cariche elettive di cui campa tutta la marmaglia di politicanti su entrambe le sponde.