Filt Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Orsa Trasporti confermano la protesta. "Rivendichiamo il diritto di lavorare in un ambiente sereno". Replica di Cami: "Revocate lo sciopero"
MESSINA – Lo sciopero dei lavoratori Atm è confermato. Le segreterie provinciali di Filt Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Orsa Trasporti sottolineano: “Non vogliamo più soldi ma rivendichiamo il diritto di lavorare in un ambiente sereno. Basta cerchi magici, regni feduali e residui della vecchia gestione Campagna”. Da qui la protesta del prossimo 8 giugno, nel trasporto pubblico locale a Messina, dopo la richiesta urgente di incontro istituzionale al commissario Mattei e ancora prima lo sciopero di 4 ore.
Scrivono i sindacalisti: “La condicio sine qua non posta dal management di Atm S.p.A., che pretende la sospensione dello sciopero programmato come condizione per sedersi al tavolo con i sindacati, e tentare di individuare soluzioni alle annose rivendicazioni dei lavoratori, è irricevibile. Oltre ad essere una palese e già vista tattica dilatoria, tende a comprimere il diritto di sciopero garantito dall’articolo 40 della Costituzione e si pone in aperto contrasto con i principi che regolano le corrette relazioni industriali nelle contingenti fasi di agitazione sindacale”.
E ancora: “Dal recente scambio di note ufficiali e comunicati stampa emerge, ancora una volta, una posizione autoritaria dell’azienda che, pur dichiarandosi disponibile al confronto, afferma preventivamente di non condividere alcun punto dell’elenco rivendicativo elaborato dai lavoratori e subordina il dialogo a condizioni inaccettabili. Si tratta di un atteggiamento che appare in continuità con le precedenti gestioni, responsabili del persistente clima di conflitto che si protrae ancora oggi. Di fronte al definitivo fallimento dell’ennesimo tentativo di ricomporre la vertenza, riteniamo doveroso rendere pubblica la nostra versione dei fatti, sia nei confronti dell’utenza, che subisce incolpevolmente le conseguenze delle proteste, sia per rispetto dei lavoratori, che per aderire agli scioperi sacrificano periodicamente una parte di un salario già insufficiente”.
“Vogliamo un clima sereno per lavorare in Atm”
Ecco i motivi della protesta esposti dai sindacati: “I lavoratori non chiedono aumenti di stipendio né altri “privilegi”; rivendicano soltanto il diritto di lavorare in un ambiente sereno, nel pieno rispetto della loro dignità di persone, prima ancora che di lavoratori. Denunciano che, nonostante i cambi ai vertici aziendali, e l’enunciata volontà di segnare una discontinuità con il passato, nella gestione concreta del personale restano figure riconducibili alla precedente “gestione Campagna”, già protagonista di evidenti vessazioni culminate con il licenziamento, senza giusta causa, di alcuni apprendisti che solo attraverso ricorsi legali, persi dall’azienda e pagati dai cittadini, hanno ottenuto risarcimento e reintegro. A fronte di pochi privilegiati, la maggioranza dei dipendenti ha subito costanti oppressioni. Giorno 8 giugno i lavoratori sciopereranno perché un cambiamento reale non può realizzarsi finché i protagonisti dello scontro iniziale restano al loro posto e continuano a usare le stesse dinamiche”.
“Basta cerchi magici, regni feduali e residui della vecchia gestione Campagna”
“Non è uno sciopero politico contro l’amministrazione comunale uscente, come l’azienda tenta strumentalmente di far credere. I sindacati che negli anni hanno proclamato gli scioperi in Atm sono presenti anche nelle altre aziende partecipate del Comune, dove però, in sei anni di governo, prima con il sindaco De Luca e poi con Basile, non si è registrata neppure un’azione di sciopero. Si tratta di un segnale chiaro che i lavoratori rivolgono alla politica. Chiunque sarà chiamato a governare la città dovrà sapere che i dipendenti di Atm sono stanchi di subire autoritarismi e di vivere la giornata lavorativa con ansia. Non è un caso che Filt Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Orsa Trasporti, promotrici della protesta, rappresentino insieme almeno l’80% dei lavoratori sindacalizzati: ciò dimostra che la maggioranza dei dipendenti si riconosce nelle sigle che chiedono un vero cambio di rotta, fondato sui fatti e non sulle promesse. Per i lavoratori scioperare ha un costo ma le adesioni restano altissime. Nonostante i tentativi dell’azienda di ridimensionarne la portata con artifici numerici, tra gli autisti, in particolare, si superano stabilmente percentuali del 90%. La protesta resiste perché ha solide motivazioni: basta cerchi magici, basta discriminazioni, basta giustizialismo sommario, basta “campagnismo”. Atm è un patrimonio pubblico che i lavoratori e l’intera città hanno il dovere di tutelare e difendere da chi pretende di gestirla come un feudo privato”.
La replica dell’amministratore unico Cami
E arriva la replica dell’amministratore unico di Atm, Pietro Cami, che scrive alle organizzazioni sindacali e per conoscenza alla prefetta Di Stani e al commissario Mattei. E si rivolge pure alla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Scrive Cami con accenti polemici: “Dite che non fate politica? Nessuno penserebbe, neanche lontanamente, che un vostro comunicato, del 14 maggio possa mai riguardare te elezioni del Comune di Messina, che si svolgeranno il 24 e 25 maggio”.
In particolare, l’amministratore unico lamenta “una mancanza di rispetto nel citare il passato. Le passate gestioni societarie sono passate, citarle per giustificare le vostre azioni (di cui non si condividono i tempi, i modi, i toni e i contenuti), significa non riconoscere chi oggi firma e chi oggi rappresenta la società e tutti i dipendenti di Atm. Oggi la società ha un nuovo amministratore unico e un nuovo direttore generale (Pietro Picciolo, n.d.r.). Prendetene atto, così come la società prende atto di voi”.
“Revocate lo sciopero e avrete porte spalancate per ritornare ai confrontarci”
Continua Cami: “Si prende altresì atto che, per le organizzazioni, le relazioni sindacali corrette sarebbero solo ed esclusivamente quelle in cui la governance della società si siede al tavolo delle trattative obbedendo ai vostri diktat. Mentre se la governance afferma che vuole un sereno e costruttivo confronto, senza che lo stesso avvenga avendo sul tavolo uno sciopero programmato (dopo uno sciopero precedente), significa essere sottoposti a sovrani, vassalli e valvassori. Ossia, se si fa come dite voi è democrazia, se è la società a fare richieste è dittatura”.
In sostanza, pur continuando a essere duro con i sindacati, l’amministratore unico promette “porte spalancate” alle organizzazioni ma solo se revocano lo stato d’agitazione.
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