L'allarme lanciato dal presidente di Atm, che è anche componente della giunta nazionale di Asstra
“Le ricadute economiche sul costo del carburante e dell’energia sono evidentissime. Le aziende stanno tentando di uscire faticosamente dal calo dei passeggeri dovuti alla pandemia e l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia elettrica e dei carburanti rischia di mettere a rischio un servizio di base per i cittadini e tutelato dalla Costituzione. Per questo è fondamentale che tutti gli organi di governo, sia nazionali che regionali, vengano incontro alle società che si occupano di tpl. Questo vale anche per Atm che avendo nel proprio parco macchine autobus a carburante, elettrici e tram si trova a fronteggiare la crisi su tutti i fronti”.
Lo dice il presidente di Atm, Giuseppe Campagna, nella qualità di componente della Giunta esecutiva nazionale di Asstra (Associazione delle Aziende di trasporto pubblico locale).
Le imprese del trasporto pubblico locale
“Il caro carburanti ha aperto una voragine nei conti aziendali e, in assenza di ulteriori e più incisive misure di sostegno, molte imprese di trasporto passeggeri rischiano a breve di chiudere i battenti”.
È quanto scrivono in una nota Anav, Asstra e Agens che rappresentano le imprese del tpl e una parte qualificata del trasporto commerciale con autobus chiedendo nuovi interventi nel prossimo provvedimento del Governo, “per evitare il default della maggior parte delle oltre 6000 imprese che compongono il settore” e garantire i servizi ai cittadini.
“Nel 2022 – ricordano le associazioni – il costo del gasolio è letteralmente esploso con un impatto deflagrante sui bilanci delle nostre aziende di trasporto che dispongono di un parco veicolare composto per oltre il 98% da autobus alimentati a gasolio, per non parlare della eccezionale impennata del costo del metano e dell’energia elettrica. I dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico ci dicono che, nonostante il taglio di 25 centesimi dell’accisa varato dal Governo a marzo scorso, il prezzo del gasolio, al netto dell’Iva, è aumentato nei primi otto mesi dell’anno di quasi il 25% rispetto al 2019 con un impatto in termini di maggiori costi di produzione dei servizi di trasporto di circa 240 milioni di euro. Con questa tendenza di aumenti e sempreché venga rinnovato il taglio di accisa, il settore dovrà sostenere, da qui a fine anno, ulteriori 140 milioni di euro di extra-costi per l’acquisto di carburanti. Si parla di complessivi 380 milioni di euro, una cifra record che inciderà per oltre 6 mila euro ad autobus. L’impatto dell’inflazione inoltre, è stimabile almeno in ulteriori 70 milioni di euro”.

Per non parlare delle Bmw…
Campagna posa le chiaviiiii!!!
Una soluzione dal doppio risvolto sarebbe un reale, serio e capillare controllo se chi usa i mezzi pubblici abbia pagato il biglietto e analogamente per i parcheggi a pagamento. Servirebbe anzitutto per la liquidità, si evita che molti facciano i furbi anche a discapito di chi paga ma soprattutto il personale avrebbe come essere impiegato.