I Gattopardi vicini ad Accorinti, colpiti dalla sindrome dell'Immacolata concezione - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

I Gattopardi vicini ad Accorinti, colpiti dalla sindrome dell’Immacolata concezione

I Gattopardi vicini ad Accorinti, colpiti dalla sindrome dell’Immacolata concezione

domenica 12 Ottobre 2014 - 06:45

Le vicende Piemonte, Teatro e delibera sulla mobilità fanno riflettere su come vi siano schemi che non cambiano. Quanti sono vicini al sindaco hanno lasciato a lui il ruolo di simbolo del cambiamento, assolto peraltro pienamente, ritagliando per loro quello di pensare alla sostanza. Sono i Gattopardi colpiti dalla sindrome dell'Immacolata concezione, un virus che ti convince che tutto quello che tocchi sia di per sè miracolato mentre quando lo toccavano altri era fango.

Le parole sono pietre. Io ho la fissazione delle parole, ogni parola ha un senso, non mi piace quando vengono usate a casaccio. Su questo concentravo il mo ragionamento pensando alla vicenda Piemonte, a quanto accade al Teatro Vittorio Emanuele ed in ultimo alla delibera sulla mobilità. Scartata da tempo la parola “rivoluzione” perché è lampante che non è neanche iniziata, resta da capire il senso reale di un termine meno roboante: “cambiamento”.

Mi sono chiesta se davvero ci sia stato un cambiamento rispetto al passato e non solo sulla “copertina”, un cambiamento concreto, nel cuore delle cose. I “suoi” hanno lasciato ad Accorinti il compito del cambiamento sotto il profilo dell’immagine, ritagliando per loro quello di pensare alla sostanza. E’ indubitabile che con le sue battaglie è un sindaco che ha davvero cambiato tutto rispetto ai predecessori. I “suoi” hanno lasciato che Accorinti incarnasse il simbolo del cambiamento, indossando le magliette Free Tibet, fermando i tir sul cavalcavia, manifestando in via dei Mille, esponendo la bandiera della pace il 4 novembre, incontrando il Dalai Lama, papa Francesco, difendendo la causa del No Muos con Renzi. Diversa cosa è l’amministrazione, l’aver Cambiato Messina dal basso. Mentre Accorinti abbracciava il Dalai Lama e assumeva la delega della pace, la sua giunta saldava un patto di ferro con quella maggioranza del Consiglio comunale ritenuta figlia della vecchia politica. Un patto vecchio stile con gli eredi di quellicheceranoprima che ha consentito a quellichecisonoadesso di avere il salvacondotto sul Piano di riequilibrio e su tutti i documenti contabili. Un patto che nulla ha a che vedere con il cambiamento.

In Aula il finto scontro avveniva contro il sindaco sull’isola pedonale, le unioni civili, ma la giunta sa bene che, quando e dove serve, gli eredi della vecchia politica rispondono sì e in quel caso il loro sì non “puzza”.

E mentre Accorinti sul cavalcavia fermava i tir sinceramente convinto di poterli “convertire”, negli uffici si partorivano provvedimenti che hanno consegnato ai Franza, dopo l’addio di Bluferries al porto storico, il monopolio nello Stretto. Mentre Accorinti manifestava per l’isola pedonale e incontrava il Nobel Dario Fo in vista della realizzazione della Biblioteca dei Bambini, nel Palazzo le logiche per consulenze, incarichi, determine, affidamenti diretti, erano sempre le stesse, quelle che portano al prevalere della parentela, dell’affinità politica, dell’amicizia e alla sconfitta della meritocrazia. Può capitare dando uno sguardo a decine di esperti e consulenti e dirigenti di trovare parenti, coniugi, amici, vicini politici, può capitare che tra i progetti della 328 ottengano finanziamenti quelli presentati da persone vicine agli assessori e poi non si trovi una sede per l’associazione Gli invisibili. E questo, a me che scrivo di politica da 20 anni, non stupisce affatto. Quello che mi irrita è veder sventolare ad ogni piè sospinto la bandiera del cambiamento. Siamo di fronte ad un caso conclamato di sindrome dell’Immacolata concezione, a causa della quale, comportamenti ritenuti aberranti negli altri diventano buoni e giusti se adottati da quellichecisonoadesso. Colpiti dal virus ci si convince che l’Immacolata concezione non riguarda solo la Madonna o il sindaco che cammina sulle acque, ma anche noi, che magari non siamo mai saliti sul pilone, non abbiamo mai sfilato in corteo se non da studenti, né digiunato per l’Archivio storico e in bici non ci andiamo neanche il lunedì di Pasqua.

La vicenda del teatro Vittorio Emanuele è un chiaro caso di questa sindrome. Tralascio il particolare di un direttore artistico, Ninni Bruschetta (attore e regista di eccezionale talento riconosciuto a livello nazionale e che stimo personalmente), socio del presidente del Teatro Maurizio Puglisi (per il quale ho la stessa stima)nella società di produzione Nutrimenti Terrestri. La sua nomina mi ha resa lieta come lo sarei stata se lo avesse nominato Ordile, con la differenza che all’epoca non c’era una classe politica colpita da sindrome dell’Immacolata concezione, che propinava omelie quotidiane per accusare i predecessori di vecchi metodi. Il Cda si appresta ad approvare un regolamento che Magaudda neanche in caso di delirio di onnipotenza avrebbe neppure immaginato. Il regolamento che Cambierà il teatro dal basso consentirà ai vertici di scegliere a piacimento per gli incarichi, senza alcun criterio se non quello della totale discrezionalità. Dall’elenco di maestranze e orchestrali inoltre saranno esclusi quanti hanno contenziosi con l’Ente. Con un colpo di penna sono stati cancellati i diritti di sarte, tecnici, maestri d’orchestra che per esigere il rispetto del loro lavoro sono stati costretti a rivolgersi ai giudici. Questa norma inoltre apre le porte a varie forme di “ricattabilità” dei lavoratori, forme che non appartengono al “cambiamento”. E gli orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele oltre a non avere più diritto al lavoro e alla speranza, non hanno più diritto neanche alla loro storia personale e al nome, perché sono stati diffidati dal farsi definire tali.

Prendiamo la vicenda Piemonte. L’aggressione ad Accorinti alla fine della manifestazione del 29 settembre è vergognosa. Il problema è il motivo per il quale la folla lo ha contestato ( non mi riferisco agli aggressori) esattamente come avviene a migliaia di politici che al momento della candidatura devono mettere in conto ovazioni e fischi. La gente ha contestato Accorinti per non aver difeso con fermezza il Piemonte dalla chiusura. La lettera che ha scritto alla Borsellino ad agosto non era chiara su questo punto perché tracciava il percorso che porterà al trasferimento del centro Neurolesi al posto del nosocomio. Accorinti non ha scritto “No chiusura” ha scritto: “No chiusura, ma se si deve chiudere..”. In tal senso è molto chiara la nota di Indietrononsitorna “l’ospedale chiuderà in quanto ospedale ma non in quanto struttura”. Se ad Accorinti avessero detto “Non costruiamo un Ponte in quanto tale ma in quanto collegamento stabile tra le sponde” si sarebbe sentito preso per i fondelli e avrebbe protestato. Ecco, è appunto quello che stanno facendo sindacati, medici e cittadini: protestano. Sono certa che Accorinti non vuole che l’ospedale chiuda. Non ho la stessa certezza per quanti gli stanno accanto.

Infine la delibera sulla mobilità predisposta dal vicesindaco Signorino e che prevede il trasferimento alle partecipate Amam, Atm e Messinambiente, di 81 lavoratori tra ex Ato3, ex Feluca e cooperativa Agrinova. Se la memoria non m’inganna per mesi quellichecisonoadesso hanno accusato quellicheceranoprima di aver riempito le partecipate di personale senza concorsi e di averle trasformate in carrozzoni sull’orlo del collasso. Sono felice che 80 famiglie non debbano più vivere il dramma della precarietà. Immagino che di queste assunzioni siano lieti anche Leonardi, D’Alia, Genovese, Buzzanca, dal momento che è durante quelle gestioni amministrative che le partecipate hanno mosso i primi passi. Saranno lieti anche i lavoratori delle cooperative sociali e quanti, precari ventennali, hanno adesso qualche speranza in più di poter seguire lo stesso percorso. Non so quanto saranno lieti Foti, Ciacci o Anastasi dal momento che Messinambiente è una società in liquidazione e per bocca di Ciacci con organico in sovrannumero, e quanto alle altre partecipate, quel che manca sono autisti, spazzini, lavoratori che operino in strada più che negli uffici, per non parlare delle casse in rosso e di bilanci in panne esattamente come quelli di Palazzo Zanca. Non so quanto saranno lieti i giovani che continueranno a vedere nel treno l’unico futuro e a ritenere la parola “concorso” una leggenda metropolitana. Non ho nulla contro i lavoratori dell’Ato, Agrinova o Feluca. Non avevo nulla contro di loro quando sono stati assunti senza concorso dalle vecchie amministrazioni figuriamoci se ce la posso avere adesso che l’amministrazione del cambiamento li assume definitivamente spostandoli in altre partecipate. Quel che mi irrita, è la presunzione che sia legittimo attaccare altri e poi ritenere che seguire gli stessi comportamenti diventi corretto. Signorino sostiene che ha assunto 80 persone nelle partecipate perché “servono all’efficientizzazione”. Sono d’accordo con lui. Ritengo che abbiano seguito lo stesso impeccabile ragionamento anche quellicheceranprima. Quelle amministrazioni li hanno assunti perché servivano, ieri come oggi. Non si capisce perché, secondo la logica della giunta Accorinti, quelle stesse persone assunte negli anni scorsi erano frutto di vecchi metodi per riempire carrozzoni, ed oggi diventano invece necessari per farli funzionare e da carrozzoni diventeranno Berline. Servivano all’efficientizzazione ieri come oggi. Non è corretto pensare che se qualcosa viene toccata da un esponente del “cerchio magico allargato” diventa buona e giusta mentre quando la toccavano altri era fango.

La parole sono pietre e quando si usa il temine cambiamento, nella terra del Gattopardo bisogna stare attenti. In riva allo Stretto ci sono capitati i Gattopardi con la sindrome dell’Immacolata concezione… che usano Accorinti come scudo simbolico pensando che se lui può camminare sulle acque anche loro possono fare il miracolo di spacciare la continuità per cambiamento. Insomma, Cambiamo Messina ma non troppo.

Rosaria Brancato

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28 commenti

  1. Rosaria,

    Le sue considerazioni sono corrette, non del tutto condivise ma corrette.
    Resta un retrogusto di ipocrisia dopo la lettura del suo articolo che in questa città non si riesce proprio ad estirpare.
    Lei scrive di quelli che c’erano prima, di quelli di adesso ed ignora colpevolmente quelli che ci sono sempre stati, ovvero i lavoratori.
    Li tratta come vittime, si compiace per le 81 famiglie che troveranno stabilità e li assolve tutti includendoli nella lista delle vittime che trovano giustizia.
    Vorrei che usasse un po’ del cinismo e del senso della realtà maturato in tanti anni e sbandierato anche nella stesura del suo articolo per trovare il coraggio di dire tutta la verità, anche quella che potrebbe renderla impopolare.
    I signori che adesso troveranno secondo lei la giusta collocazione, sono i complici di coloro i quali secondo lei li hanno usati.
    Non si tratta di circonvenzione di incapace, ma di connivenza.
    I signori in questione non sono stati trascinati con la forza verso i posti di lavoro, ma hanno smosso le montagne per ottenerli e lo hanno fatto nella piena consapevolezza di violare il diritto di molti altri loro concittadini.
    La verità va raccontata tutta perché se pretende di dividere la lavagna tra buoni e cattivi, bisogna che includa tutti i cattivi.

    Salvatore

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  2. Rosaria,

    Le sue considerazioni sono corrette, non del tutto condivise ma corrette.
    Resta un retrogusto di ipocrisia dopo la lettura del suo articolo che in questa città non si riesce proprio ad estirpare.
    Lei scrive di quelli che c’erano prima, di quelli di adesso ed ignora colpevolmente quelli che ci sono sempre stati, ovvero i lavoratori.
    Li tratta come vittime, si compiace per le 81 famiglie che troveranno stabilità e li assolve tutti includendoli nella lista delle vittime che trovano giustizia.
    Vorrei che usasse un po’ del cinismo e del senso della realtà maturato in tanti anni e sbandierato anche nella stesura del suo articolo per trovare il coraggio di dire tutta la verità, anche quella che potrebbe renderla impopolare.
    I signori che adesso troveranno secondo lei la giusta collocazione, sono i complici di coloro i quali secondo lei li hanno usati.
    Non si tratta di circonvenzione di incapace, ma di connivenza.
    I signori in questione non sono stati trascinati con la forza verso i posti di lavoro, ma hanno smosso le montagne per ottenerli e lo hanno fatto nella piena consapevolezza di violare il diritto di molti altri loro concittadini.
    La verità va raccontata tutta perché se pretende di dividere la lavagna tra buoni e cattivi, bisogna che includa tutti i cattivi.

    Salvatore

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  3. MessineseAttento 12 Ottobre 2014 09:15

    Quellicheceranprima, oggi, sono TUTTI, e ripeto TUTTI, indagati, inquisiti o arrestati. Di certo non per aver posteggiato in divieto di sosta, bensì per attività ILLECITE legate al ruolo politico.
    Forse per molti questa è una cosa trascurabile, insignificante. Per me invece è tutto.

    Avreste sputato sentenze di condanna, avreste tacciato l’amministrazione di macelleria sociale, se gli 80 lavoratori fossero stati mandati a casa, lasciando le rispettive famiglie “in mezzo ad una strada”.
    La vecchia politica li ha assunti in modo clientelare, ma li ha assunti, e oggi, chi ha un briciolo di onestà intellettuale, sa bene che non si potevano mandare a casa senza creare un danno sociale di sconfinate proporzioni.

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  4. MessineseAttento 12 Ottobre 2014 09:15

    Quellicheceranprima, oggi, sono TUTTI, e ripeto TUTTI, indagati, inquisiti o arrestati. Di certo non per aver posteggiato in divieto di sosta, bensì per attività ILLECITE legate al ruolo politico.
    Forse per molti questa è una cosa trascurabile, insignificante. Per me invece è tutto.

    Avreste sputato sentenze di condanna, avreste tacciato l’amministrazione di macelleria sociale, se gli 80 lavoratori fossero stati mandati a casa, lasciando le rispettive famiglie “in mezzo ad una strada”.
    La vecchia politica li ha assunti in modo clientelare, ma li ha assunti, e oggi, chi ha un briciolo di onestà intellettuale, sa bene che non si potevano mandare a casa senza creare un danno sociale di sconfinate proporzioni.

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  5. Caro Arcistufo , come non essere in sintonia con il tuo commento? Quella delle modalità di assunzione dei lavoratori nel passato è l’unica parte dell’articolo che viene assolutamente omessa. I lavoratori di quelle società non sono vittime dei politici ma sono i complici/ xxxxxxxxx di un sistema il cui conto è stato scaricato sulla pelle di intere generazioni!!

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  6. Caro Arcistufo , come non essere in sintonia con il tuo commento? Quella delle modalità di assunzione dei lavoratori nel passato è l’unica parte dell’articolo che viene assolutamente omessa. I lavoratori di quelle società non sono vittime dei politici ma sono i complici/ xxxxxxxxx di un sistema il cui conto è stato scaricato sulla pelle di intere generazioni!!

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  7. Questi sono sussidiati da un decennio circa con finanza pubblica che aspettano soltano il xxxxxxxx che gli dia una rendita fissa per il resto della loro esistenza, alla faccia di quanti certamente più meritevoli hanno dovuto lasciare le proprie case e trasferirsi nel NordItalia.
    Si debbono sempre e soltanto vergognare, ancora più per l’arroganza dimostrata ritenendo i messinesi un pugno di cretini. Se lo avessero fatto nell’assoluto silenzio si sarebbe commentato semplicemente così: “sono come quelli di prima”, così hanno dimostrato di essere sen’altro “peggio di quelli di prima”.

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  8. Questi sono sussidiati da un decennio circa con finanza pubblica che aspettano soltano il xxxxxxxx che gli dia una rendita fissa per il resto della loro esistenza, alla faccia di quanti certamente più meritevoli hanno dovuto lasciare le proprie case e trasferirsi nel NordItalia.
    Si debbono sempre e soltanto vergognare, ancora più per l’arroganza dimostrata ritenendo i messinesi un pugno di cretini. Se lo avessero fatto nell’assoluto silenzio si sarebbe commentato semplicemente così: “sono come quelli di prima”, così hanno dimostrato di essere sen’altro “peggio di quelli di prima”.

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  9. Mi scusi, ma del suo articolo non ho capito se lei la soluzione, cioè il perché questo avvenga, non la sappia o se non la rivela solo perché spera che noi si possa arrivare da soli?

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  10. Mi scusi, ma del suo articolo non ho capito se lei la soluzione, cioè il perché questo avvenga, non la sappia o se non la rivela solo perché spera che noi si possa arrivare da soli?

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  11. Pienamente d’accordo. Purtroppo chi è riuscito ad ottenere un posto di lavoro a Messina, non lo ha certo fatto per meriti propri ma per “Santi in Paradiso” che non sono purtroppo da tutti contattabili

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  12. Pienamente d’accordo. Purtroppo chi è riuscito ad ottenere un posto di lavoro a Messina, non lo ha certo fatto per meriti propri ma per “Santi in Paradiso” che non sono purtroppo da tutti contattabili

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  13. Cara Rosaria BRANCATO a dire il vero RENATO sindaco non ha mai nascosto la sua indole di SOGNATORE CONCRETO,che trascini la gente come pochi a Messina,mai considerata popolo bue,pensa ai nostri politici pisci i brodu,alla freddezza del barcellonese o pozzogottese,alla sensazione di lontananza siderale che generi la difficoltà a comunicare di Felice Calabrò.RENATO sindaco ti induce a sognare ad occhi aperti ma con i piedi per terra,ancorati ORA al piano di riequilibrio per accontentare quellichecisonoadesso impegnati a salvare quellicheceranoprima; ORA alla delibera sugli oneri concessori del più pragmatico della giunta Sergio DE COLA per accontenare quellichecisonoadesso impegnati a venire incontro a quellicheceranoprima,mi riferisco agli amici degli AMATRAVAGGHIARI del cemento armato; ORA alle delibere di Giunta,sono oramai il 90%,con il timbro degli AFFARI LEGALI per venire incontro a quellichecisonoadesso per compiacere quellicheceranoprima, amici intimi degli avvocati messinesi di fiducia di Palazzo Zanca,RENATO sindaco nemmeno li conosce di vista.Ovviamente i sognatori devono trovare l’ambiente giusto per relalizzare quanto immaginano,sicuramente Palazzo Zanca non lo è.RENATO sindaco è UNO DI NOI,quando si accorgerà,come pensa Rosaria BRANCATO,di realizzare i sogni di quellicheceranoprima attraverso quellichecisonoadesso,allora non vorrei essere nei panni di qualcuno dei suoi assessori.

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  14. Cara Rosaria BRANCATO a dire il vero RENATO sindaco non ha mai nascosto la sua indole di SOGNATORE CONCRETO,che trascini la gente come pochi a Messina,mai considerata popolo bue,pensa ai nostri politici pisci i brodu,alla freddezza del barcellonese o pozzogottese,alla sensazione di lontananza siderale che generi la difficoltà a comunicare di Felice Calabrò.RENATO sindaco ti induce a sognare ad occhi aperti ma con i piedi per terra,ancorati ORA al piano di riequilibrio per accontentare quellichecisonoadesso impegnati a salvare quellicheceranoprima; ORA alla delibera sugli oneri concessori del più pragmatico della giunta Sergio DE COLA per accontenare quellichecisonoadesso impegnati a venire incontro a quellicheceranoprima,mi riferisco agli amici degli AMATRAVAGGHIARI del cemento armato; ORA alle delibere di Giunta,sono oramai il 90%,con il timbro degli AFFARI LEGALI per venire incontro a quellichecisonoadesso per compiacere quellicheceranoprima, amici intimi degli avvocati messinesi di fiducia di Palazzo Zanca,RENATO sindaco nemmeno li conosce di vista.Ovviamente i sognatori devono trovare l’ambiente giusto per relalizzare quanto immaginano,sicuramente Palazzo Zanca non lo è.RENATO sindaco è UNO DI NOI,quando si accorgerà,come pensa Rosaria BRANCATO,di realizzare i sogni di quellicheceranoprima attraverso quellichecisonoadesso,allora non vorrei essere nei panni di qualcuno dei suoi assessori.

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  15. E’ vero, avrebbero tacciato di “macelleria sociale” l’amministrazione, di questo sono certo.
    Le dirò però che onestamente non me ne importa nulla perché di giudizi affrettati e di luoghi comuni ne ho sentiti troppi.
    La macelleria sociale è quella che persevera nella sofisticazione del mondo del lavoro pubblico che resta chiuso e clientelare, perché a guardarla da un altro punto di vista, i “macellati”potrebbero anche essere tutti coloro i quali rimangono esclusi e non per demerito, da certi posti di lavoro.
    Compito di questa amministrazione è spezzare questo giro vizioso non alimentarlo.
    Ha presente tutti coloro i quali sono dovuti andare via perché non avevano santi in paradiso?
    Ecco per me quelli sono le vittime e non chi ha lucrato su un sistema che prima o poi sarebbe crollato.
    È durato il tempo che è durato, dovrebbero ringraziare Dio della possibilità concessa e rituffarsi nel mondo del lavoro, quello reale intendo dal quale si sono tenuti prudentemente lontani.
    Io sono andato via ed ho famiglia.
    Come me migliaia di messinesi.
    Cosa diavolo impedisce a questa gente di fare lo stesso?
    Perché una volta rotto il giocattolo continuano a scalciare come dei bambini ingrati?
    Dove diavolo sta scritto che il loro destino debba essere meno faticoso di quello degli altri?
    Ora basta, ma proprio basta, ne se ne ma ne ma però.

    Salvatore

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  16. E’ vero, avrebbero tacciato di “macelleria sociale” l’amministrazione, di questo sono certo.
    Le dirò però che onestamente non me ne importa nulla perché di giudizi affrettati e di luoghi comuni ne ho sentiti troppi.
    La macelleria sociale è quella che persevera nella sofisticazione del mondo del lavoro pubblico che resta chiuso e clientelare, perché a guardarla da un altro punto di vista, i “macellati”potrebbero anche essere tutti coloro i quali rimangono esclusi e non per demerito, da certi posti di lavoro.
    Compito di questa amministrazione è spezzare questo giro vizioso non alimentarlo.
    Ha presente tutti coloro i quali sono dovuti andare via perché non avevano santi in paradiso?
    Ecco per me quelli sono le vittime e non chi ha lucrato su un sistema che prima o poi sarebbe crollato.
    È durato il tempo che è durato, dovrebbero ringraziare Dio della possibilità concessa e rituffarsi nel mondo del lavoro, quello reale intendo dal quale si sono tenuti prudentemente lontani.
    Io sono andato via ed ho famiglia.
    Come me migliaia di messinesi.
    Cosa diavolo impedisce a questa gente di fare lo stesso?
    Perché una volta rotto il giocattolo continuano a scalciare come dei bambini ingrati?
    Dove diavolo sta scritto che il loro destino debba essere meno faticoso di quello degli altri?
    Ora basta, ma proprio basta, ne se ne ma ne ma però.

    Salvatore

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  17. L’unico “patto di ferro “, pubblicamente ammesso, è quello tra Berlusconi e Renzi… Un’Amministrazione priva della maggioranza nel Consiglio Comunale propone degli atti e cerca di convincere della bontà degli stessi i vari schieramenti politici che a loro volta possono bocciare o meno le varie proposte. Questo avviene in qualunque democrazia. In merito al Piemonte la decisione è stata presa dalla Regione Siciliana, il Sindaco ha proposto una mediazione, certo, demagogicamente, poteva “opporsi” alla chiusura sapendo, però, che non sarebbe cambiato nulla; ha accettato il confronto e non lo hanno fatto parlare, è più facile gridare e protestare invece di ascoltare. Nella delibera che prevede la mobilità tra Società Partecipate(rifacendosi ad una legge nazionale) ho l’impressione che non si stia vedendo il punto focale: la riorganizzazione delle Partecipate Comunali secondo criteri di efficienza ed economicità. Non era mai avvenuto, ognuna agiva in maniera “indipendente “. La Magistratura ha già indagato e stà indagando su eventuali condotte illecite, alla politica compete altro.

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  18. L’unico “patto di ferro “, pubblicamente ammesso, è quello tra Berlusconi e Renzi… Un’Amministrazione priva della maggioranza nel Consiglio Comunale propone degli atti e cerca di convincere della bontà degli stessi i vari schieramenti politici che a loro volta possono bocciare o meno le varie proposte. Questo avviene in qualunque democrazia. In merito al Piemonte la decisione è stata presa dalla Regione Siciliana, il Sindaco ha proposto una mediazione, certo, demagogicamente, poteva “opporsi” alla chiusura sapendo, però, che non sarebbe cambiato nulla; ha accettato il confronto e non lo hanno fatto parlare, è più facile gridare e protestare invece di ascoltare. Nella delibera che prevede la mobilità tra Società Partecipate(rifacendosi ad una legge nazionale) ho l’impressione che non si stia vedendo il punto focale: la riorganizzazione delle Partecipate Comunali secondo criteri di efficienza ed economicità. Non era mai avvenuto, ognuna agiva in maniera “indipendente “. La Magistratura ha già indagato e stà indagando su eventuali condotte illecite, alla politica compete altro.

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  19. Ma che fai, mi rubi il mestiere?
    Questi commenti li scrivo io!!!!
    Comunque, noto con piacere che la pensi come me.
    George

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  20. Ma che fai, mi rubi il mestiere?
    Questi commenti li scrivo io!!!!
    Comunque, noto con piacere che la pensi come me.
    George

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  21. Carlo Cucinotta 12 Ottobre 2014 18:11

    Cara Rosaria, condivido la tua analisi e sento il bisogno civico di dirlo apertamente.
    Sono stato accanto a Renato per i TIR perchè, pur consapevole dei limiti della sua azione dimostrativa, la ritenevo utile.
    Non ho condiviso la difesa dei burocrati che ogni giorno gli preparano “ordinanze con il buco” e lui ormani non può non vederlo!
    Non ho condiviso la nomina parentale del capo di gabinetto, dove -fra l’altro- non occorreva un bravo ingegnere ma un navigato conoscitore delle norme e della burocrazia (nei primi giorni c’era!).
    Non ho condiviso la nomina del Presidente e del Sovrintendente del Teatro e la “pagliacciata” dei curricula.
    Tutte queste ed altre cose le ho dette a Renato come, del resto, hanno fatto altri che oggi i “puri e rivoluzionari dal basso” (ma sanno di cosa parlano?) definiscono traditori.

    Con Renato Messina ha perso un treno prezioso, ma quellicheceranoprima sono sempre li e l’insensata caparpietà di Signorino contro il “dissesto”, che giungerà in ogni caso, rafforza questa convinzione.

    Almeno quellicheceranoprima ci mettevano la faccia e non usavano Renato che ormai si è ubriacato di TV e foto con le “persone importanti o note” e continua ad impartire sermoni anche a chi non frequenta chiese o moschee.

    Mi spiace per Messina ma a questo punto alcuni di quellicheceranoprima sarebbe meglio averli in prima fila ad affrontare responsabilmente i problemi!

    Non meravigliarti se, pur scrivendo per un’altra testata, mi firmo con nome e cognome:l’anonimato mi fa ribrezzo.
    Buon lavoro!

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  22. Carlo Cucinotta 12 Ottobre 2014 18:11

    Cara Rosaria, condivido la tua analisi e sento il bisogno civico di dirlo apertamente.
    Sono stato accanto a Renato per i TIR perchè, pur consapevole dei limiti della sua azione dimostrativa, la ritenevo utile.
    Non ho condiviso la difesa dei burocrati che ogni giorno gli preparano “ordinanze con il buco” e lui ormani non può non vederlo!
    Non ho condiviso la nomina parentale del capo di gabinetto, dove -fra l’altro- non occorreva un bravo ingegnere ma un navigato conoscitore delle norme e della burocrazia (nei primi giorni c’era!).
    Non ho condiviso la nomina del Presidente e del Sovrintendente del Teatro e la “pagliacciata” dei curricula.
    Tutte queste ed altre cose le ho dette a Renato come, del resto, hanno fatto altri che oggi i “puri e rivoluzionari dal basso” (ma sanno di cosa parlano?) definiscono traditori.

    Con Renato Messina ha perso un treno prezioso, ma quellicheceranoprima sono sempre li e l’insensata caparpietà di Signorino contro il “dissesto”, che giungerà in ogni caso, rafforza questa convinzione.

    Almeno quellicheceranoprima ci mettevano la faccia e non usavano Renato che ormai si è ubriacato di TV e foto con le “persone importanti o note” e continua ad impartire sermoni anche a chi non frequenta chiese o moschee.

    Mi spiace per Messina ma a questo punto alcuni di quellicheceranoprima sarebbe meglio averli in prima fila ad affrontare responsabilmente i problemi!

    Non meravigliarti se, pur scrivendo per un’altra testata, mi firmo con nome e cognome:l’anonimato mi fa ribrezzo.
    Buon lavoro!

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  23. ma lei pensa che Renatino o come lo chiamo io il tibetano ,si renderà mai conto che anche lui fa parte di un ingranaggio di quelli che c’erano prima? Lui è come lo spaventapasseri che i poveri contadini di una volta mettevano a difesa dei piselli.Solo che i passeri ad un certo punto si rendevano conto dell’inutilità del pupazzo e si mangiavano i piselli.

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  24. ma lei pensa che Renatino o come lo chiamo io il tibetano ,si renderà mai conto che anche lui fa parte di un ingranaggio di quelli che c’erano prima? Lui è come lo spaventapasseri che i poveri contadini di una volta mettevano a difesa dei piselli.Solo che i passeri ad un certo punto si rendevano conto dell’inutilità del pupazzo e si mangiavano i piselli.

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  25. Io dico quello che penso e quello che la ragione mi suggerisce.
    Nel suo caso fino ad oggi non ho visto il medesimo tentativo di essere obbiettivo.
    Lei è a senso unico e se per una volta le nostre idee convergono non vuol dire che i presupposti siano gli stessi.

    Buona giornata

    Salvatore

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  26. Io dico quello che penso e quello che la ragione mi suggerisce.
    Nel suo caso fino ad oggi non ho visto il medesimo tentativo di essere obbiettivo.
    Lei è a senso unico e se per una volta le nostre idee convergono non vuol dire che i presupposti siano gli stessi.

    Buona giornata

    Salvatore

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  27. Non sono io a senso unico, ma è renatino che non ne combina una giusta.
    Hasta la viata.
    George.

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  28. Non sono io a senso unico, ma è renatino che non ne combina una giusta.
    Hasta la viata.
    George.

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