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“Cambio di passo”, passi indietro, fughe politiche: cosa rimane dopo il voto

Francesca Stornante

“Cambio di passo”, passi indietro, fughe politiche: cosa rimane dopo il voto

martedì 28 Gennaio 2020 - 08:00
“Cambio di passo”, passi indietro, fughe politiche: cosa rimane dopo il voto

Un mese di polemiche, dibattiti, sedute, attacchi. Ieri sera il voto finale che chiude il sipario sul "Cambio di passo". Cosa è accaduto

Tre sedute, circa 15 ore totali di dibattito in aula, due rinvii, la conta dei numeri, i colpi di scena, il maxi emendamento, le dimissioni, il senso di responsabilità, gli addii politici. Sono solo alcune delle parole chiave di questa lunga saga politica andata in scena in questo mese a Palazzo Zanca. Regista e attore protagonista ovviamente il sindaco Cateno De Luca. Il suo “Cambio di passo” ha monopolizzato l’attenzione del palazzo, ha condizionato il dibattito politico, ha spaccato i gruppi all’interno dell’aula.

Come nasceva il Cambio di passo

De Luca lo ha presentato ormai quasi un mese fa con una condizione ben precisa: se vogliamo andare avanti lo facciamo approvando questa piattaforma, oppure dimissioni e si va a nuove elezioni. Aveva posto a condizione almeno 17 voti favorevoli. Inizialmente voleva che si creasse un intergruppo formato dai vari consiglieri favorevoli per istituire quella maggioranza d’aula che formalmente De Luca non ha in consiglio. Aveva fissato una serie di modifiche al regolamento del Consiglio, tornando a parlare di consiglieri assenteisti e astensionisti. Poi però in corso d’opera il “Cambio di passo” ha costretto il suo regista a fare qualche passo indietro.

Il dialogo in consiglio comunale

De Luca, tra una lettera di attacchi e qualche diretta Facebook al peperoncino, poi in aula ha scelto la strategia della mediazione. Perché alla prima seduta era chiaro che il “Cambio di passo”, così com’era, probabilmente non sarebbe arrivato neanche a 10 voti favorevoli. E dunque quello che è uscito fuori dall’ultima seduta di ieri è stato un “Cambio di passo” rivisitato dallo stesso De Luca che ha abdicato ad alcuni punti che sembravano fondamentali e imprescindibili e che invece sono stati sacrificati per far tornare in aula Sicilia Futura e per ottenere un sì meno risicato. Infatti così è stato. Su 27 presenti in 16 hanno votato a favore del “Cambio di passo”, in 10 hanno detto no, il presidente Cardile come di consueto si è astenuto.

In aula c’erano tutti, tranne i consiglieri genovesiani che avevano annunciato la scelta di non partecipare perché in disaccordo. E mancava anche Felice Calabrò del Pd. Un’assenza che ovviamente non è passata inosservata, alla luce soprattutto delle forti posizioni espresse dai colleghi Gaetano Gennaro e Antonella Russo e dalla fuoriuscita dal gruppo di Libero Gioveni che invece ha scelto di appoggiare il provvedimento del sindaco.

Le conseguenze politiche del Cambio di passo

Come ha detto la consigliera Russo, sicuramente un grande risultato con il capolavoro politico del “Cambio di passo” De Luca lo ha ottenuto: ha spaccato i fronti politici dell’aula. E infatti il dato forse più significativo che resta è proprio questo. In queste settimane di dibattito in tanti hanno lasciato i propri gruppi. La prima è stata Nicoletta D’Angelo che ha detto addio al gruppo genovesiano OraMessina. Poi è toccato ai due ormai ex 5Stelle Serena Giannetto e Francesco Cipolla. Infine ieri a Libero Gioveni che ha saluto il Pd.

Tutti sono transitati nel Gruppo Misto che praticamente sta diventando il gruppo più sostanzioso dell’aula. E, come ha detto Gaetano Gennaro, di fatto inizia a rappresentare quell’idea di intergruppo che De Luca all’inizio voleva a tutti i costi.

I genovesismi

Ad aver giocato un ruolo da protagonisti anche i due schieramenti che fanno capo a Luigi Genovese e Beppe Picciolo. I genovesiani hanno detto no dal principio, hanno chiesto che il “Cambio di passo” diventasse una semplice comunicazione all’aula, non sono stati ascoltati e alla fine non hanno neanche partecipato all’ultima seduta. Tutti, tranne Giovanna Crifò che ieri si è presentata e ha votato sì, dedicando anche parole di grande stima nei confronti di De Luca e della sua azione amministrativa.

Beppe Picciolo e Sicilia Futura

I consiglieri di Beppe Picciolo invece sono stati quelli che alla prima seduta hanno rimescolato le carte sul tavolo, costringendo De Luca e i “pontieri” alla mediazione. Non sono mancati gli attacchi al vetriolo tra De Luca e Picciolo, i consiglieri però hanno mantenuto la parola data fino alla fine e di fronte a un “Cambio di passo” depurato da quelle che erano considerate le parti più politiche sono rientrati e hanno votato a favore. Non risparmiando però parole molto dure nei confronti di De Luca, rivangando anche un chiaro “tradimento” dopo le ultime europee.

Alla fine però non ci sono state dimissioni, non ci saranno elezioni, De Luca resta sindaco. Ha detto in aula che la qualità del dibattito scatenato dal “Cambio di passo” non si può sottovalutare riducendo tutto ai numeri. E ha fatto capire anche, senza troppi giri di parole, che probabilmente i sì reali sono più di quelli espressi. I famosi “vorrei ma non posso” che lui ha rinvenuto nelle assenze che si sono registrate ieri in aula. Ricordiamo che gli assenti erano i genovesiani Sorbello, Pagano, La Fauci e Vaccarino e il consigliere Pd Calabrò.

Niente dimissioni del sindaco De Luca

Cosa cambia adesso? Di concreto niente. Votando il “Cambio di passo” i consiglieri si sono impegnati a modificare alcuni punti del regolamento del consiglio comunale, soprattutto per quanto riguarda il voto di astensione. E hanno avallato un programma di 100 delibere da trattare mese per mese, in ordine di priorità, in tutto il 2020. Ma ognuna di queste ovviamente dovrà essere trattata, studiata, votata. Sicuramente De Luca dopo questo voto ha una mappa del consenso più certo su cui cercherà di contare da ora in avanti. Anche se le dinamiche d’aula non sono mai prevedibili e ingessate. E ancora meno prevedibile è lo stesso De Luca.

Insomma, sarà il tempo a dimostrare se questo “Cambio di passo” sarà servito ad “accendere il turbo”, motto coniato dal consigliere Massimo Rizzo, o sarà stata una querelle politica di inizio anno.

Francesca Stornante

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Un commento

  1. bonanno giuseppe 28 Gennaio 2020 09:53

    a ridicoli buddacioti….non vi vergognate……????? che consiglieri di…..xxxxxx….

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