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Caso Bentivoglio, il Comune prova a salvare capra e cavoli

Redazione

Caso Bentivoglio, il Comune prova a salvare capra e cavoli

lunedì 24 Maggio 2021 - 18:49

Scopelliti e Novarro hanno già incontrato l'imprenditore-testimone di giustizia: "Conosciamo bene la situazione, ma abbiamo l'obbligo d'agire secondo legge"

«Conosciamo la situazione che riguarda la famiglia Bentivoglio, la viviamo da tempo non solo da amministratori e rappresentanti istituzionali, ma anche da cittadine che personalmente hanno sposato la causa di Tiberio, comprendendone l’importanza simbolica oltre che sostanziale. Conosciamo le sue difficoltà, conosciamo il percorso che le ha determinate, così come d’altra parte conosciamo gli obblighi cui va incontro una pubblica amministrazione che deve attenersi ai vincoli imposti dalle leggi e ai controlli dalla Corte dei Conti, per non incorrere a sua volta in sanzioni, provocando un danno all’intera collettività». Non ha tardato ad arrivare la risposta del Comune a quanto denunciato dalle colonne digitali di Tempostretto dall’imprenditore-testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio.

Tiberio Bentivoglio, imprenditore
e testimone di giustizia

In estrema sintesi: il Comune di Reggio Calabria chiede a Bentivoglio circa 180mila euro d’affitti arretrati degli ultimi cinque anni; denaro che il titolare della “Sanitaria Sant’Elia” non ha. E non può avere, ha spiegato anche al procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho e al presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Questo in ragione dei gravissimi danneggiamenti subiti, dei risarcimenti assolutamente parziali ricevuti e dei mancati guadagni.
Nella risposta congiunta affidata ai media, evidenziano l’assessore comunale alla Legalità Rosanna Scopelliti e il consigliere comunale delegato ai Beni confiscati Deborah Novarro che «questi locali sono stati concessi in locazione, non a titolo gratuito, atteso che sono destinati ad attività d’impresa, attraverso una locazione con contratto d’affitto stipulato a suo tempo con il Tribunale e poi transitato al Comune, senza alcuna variazione, solo dopo la confisca definitiva. Sappiamo che le difficoltà sono tante, peraltro acuite da questo periodo di crisi pandemica, ma l’Amministrazione deve necessariamente orientarsi al rispetto delle norme vigenti, seppure con la piena disponibilità, dettata dall’indirizzo politico, ad avviare un percorso d’accompagnamento nei confronti della famiglia Bentivoglio, cosi come di tutti i commercianti e gli imprenditori onesti della Città».

Gli esterni della Sanitaria “Sant’Elia”

«In queste ore abbiamo incontrato la famiglia Bentivoglio – aggiungono Novarro e Scopelliti -, crediamo sia fondamentale affiancarla concretamente e sostenerla in questo momento difficile, così come siamo convinte che l’Amministrazione, per dovere civico, sia tenuta ad esporsi nei confronti di tutti gli imprenditori vittime della violenza mafiosa o di tentativi estorsivi, schierandosi con convinzione dalla loro parte. Così com’è sempre stato, mettendoci la faccia personalmente, e cosi come sempre sarà. L’Amministrazione comunale quindi agisce nel rispetto della legalità e delle norme contabili – precisano Scopelliti e Novarro -. In questo senso, oltre alla disponibilità già dichiarata ad avviare un percorso amministrativo per sostenere le difficoltà di Tiberio e degli altri imprenditori che hanno subito soprusi da parte della ‘ndrangheta, è necessario attivare da subito un’iniziativa nazionale, per fare in modo che le Amministrazioni locali siano sostenute a livello centrale nel garantire le necessarie agevolazioni nei confronti degli imprenditori vittime di violenza e delle imprese confiscate che tornano sul mercato».

Palazzo San Giorgio, sede
del Comune di Reggio Calabria

Tutte considerazioni assolutamente nel solco della legge. Ma lo stesso Tiberio Bentivoglio, ai nostri microfoni, ha precisato che sotto il profilo della legittimità le richieste dell’Ente locale non fanno una grinza.
Com’è naturale, è sotto il profilo sostanziale che nascono le (grandi) perplessità. Quelle che fanno nascere in molti la domanda se, di denunciare, valga poi la pena. Un quesito al quale tutti continuiamo convintamente a rispondere “certo che sì”.
Ma, è il caso di ribadire, ognuno deve fare fino in fondo la sua parte. Giocare allo scaricabarile con imprenditori che hanno collaborato con la Giustizia senza guadagnarci, ma esclusivamente per rigore morale, non si può.

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