La vicepresidente della Commissione antimafia ascoltata sul contatto con il boss Vetro caldeggiato dal manager della sanità. Non è indagata
PALERMO – Caso Iacolino, appalti alla Regione siciliana e tempesta giudiziaria. La vicepresidente della Commissione regionale antimafia, Bernardette Grasso, è stata ascoltata a sommarie informazioni, come testimone, dai pubblici ministeri di Palermo. Si tratta dell’inchiesta coordinata dal capo della Procura Maurizio De Lucia e l’aggiunto Vito Di Giorgio, per i sospetti su una serie di appalti che sarebbero stati pilotati all’interno del mondo della sanità. E per tentativi di condizionamento sui vertici delle aziende sanitarie e i politici.
Alla parlamentare regionale, sindaca di Capri Leone, i magistrati hanno fatto domande sul suo eventuale contatto con il figlio del boss di Favara Carmelo Vetro, mediato da Salvatore Iacolino, allora dirigente generale del dipartimento regionale Pianificazione strategica dell’assessorato della Salute. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, un imprenditore messinese si era rivolto al condannato per mafia favarese, chiedendogli se avesse quattro persone da indicare ai fini dell’assunzione. Vetro aveva girato la richiesta a Iacolino, che, a sua volta, aveva consultato Bernardette Grasso per sapere se fosse interessata a segnalare eventuali nomi.
Il contatto caldeggiato dal manager della sanità Iacolino
Tra Grasso e Vetro ci sarebbe stato il contatto telefonico. Secondo quanto riporta Blog Sicilia, la vicepresidente della Commissione antimafia, autosospesasi dalla Commissione antimafia per ragioni di opportunità, ha raccontato di non avere avuto dubbi su Vetro in quanto presentatogli dal manager della sanità ed ex parlamentare Pdl Iacolino e di ignorarne il passato criminale. Per questo avrebbe segnalato telefonicamente nomi e curricula. La cosa, però, non avrebbe avuto seguito. Niente assunzioni, dunque, e va ricordato che Grasso non è indagata ma testimone.
Grasso: “Non ho mai incontrato Vetro e nei miei riguardi non c’è alcun addebito penale”
Così nei giorni scorsi la parlamentare: “Al fine di evitare aggressioni mediatiche e gratuite speculazioni da parte dei professionisti della cultura del sospetto, sto valutando l’autosospensione dalla carica di vicepresidente della Commissione antimafia anche per meglio collaborare, ove necessario, con l’autorità giudiziaria all’integrale accertamento della realtà storica. Preciso con fermezza che nei miei confronti non risulta elevato alcun addebito per fatti penalmente rilevanti. Peraltro, non ho mai avuto contezza, né potevo averla, delle pregresse o attuali vicissitudini giudiziarie del signor Vetro, soggetto le cui fattezze fisiche sono a me sconosciute”.
Iacolino è ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
