Cassar Scalia alla Bonanzinga: Il vice questore Guarrasi è tornata - Tempostretto

Cassar Scalia alla Bonanzinga: Il vice questore Guarrasi è tornata

Emanuela Giorgianni

Cassar Scalia alla Bonanzinga: Il vice questore Guarrasi è tornata

giovedì 13 Giugno 2019 - 08:06
Cassar Scalia alla Bonanzinga: Il vice questore Guarrasi è tornata

Alla Libreria Bonanzinga, Cristina Cassar Scalia, dopo il successo di “Sabbia nera”, ha presentato il suo romanzo “La logica della lampara”, un nuovo caso per Vanina Guarrasi. In dialogo con lei Mario Falcone.

“La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il più possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci meglio nascosti vengono a galla. A quel punto non possono scapparti più”.

Bisogna essere più furbi della preda in questo tipo di pesca e così avviene per il vice questore Vanina Guarrasi e la sua squadra, impegnati nella risoluzione di un nuovo misterioso caso che ha inizio quando, all’alba, il giornalista Sante Tammaro e il pediatra Manfredi Monterreale, impegnati proprio nella pesca, notano un uomo abbandonare una valigia tra gli scogli.

Subito dopo, arriva a Vanina una telefonata anonima da parte di donna. Vuole denunciare un probabile omicidio avvenuto durante una festa in un villino sul mare. La villa si scopre appartenente ad un potente del luogo e affittata a Lorenza Iannino, adesso scomparsa.

Qui inizia La logica della lampara, il nuovo romanzo di Cristina Cassar Scalia. Il medico oftalmologo nativo di Noto che lavora a Catania, dopo due romanzi sentimentali è passato al giallo, ottenendo un enorme successo con Sabbia Nera, già opzionato per cinema e tv. E, con questo ultimo caso, la storia del vice questore Vanina Guarrasi continua in una nuova avventura, legata ma pienamente autonoma dalla precedente. Due libri che si possono leggere separatamente e invertire, due capolavori intrecciati e distinti.

L’autrice è stata ospite della libreria Bonanzinga, in dialogo con lo scrittore e sceneggiatore, nato a Messina, Mario Falcone.

“Divido i romanzi e gli scrittori fra quelli che ti invitano sul palco e quelli che ti lasciano in platea, Cristina ti fa salire immediatamente sul palco, ti fa interrogare con Vanina, divertire tra gli screzi reciproci della mobile, vivere tutto da dentro, calorosamente, e questo è il più grande vantaggio per il lettore; non vedi l’ora di girare pagina” descrive subito Falcone.

Una storia articolata, complessa, che incontra e si scontra con l’alta società catanese, un caso unico nel suo genere, inimmaginabile, ricco di colpi di scena, dove si pensa tutto e il contrario di tutto, ogni teoria cambia, vittima e carnefice si confondono, un giallo mai letto prima.

Accanto alla storia coinvolgente, incalzante e intricata si delineano le storie personali dei suoi personaggi, i membri della squadra mobile di Catania, con i loro problemi, le loro passioni e i loro legami. Personaggi cui ci si affeziona facilmente perché veri, umani, sinceri, uniti da un rapporto che va ben oltre quello lavorativo, creando una coralità inedita, coinvolgente e appassionante.

L’astuto, curioso e galante commissario in pensione Biagio Patanè, il preferito dell’autrice, compagno insostituibile di Vanina; il sovraintendete Spanò, suo sempre disponibile e attento braccio destro, con cui basta un niente per comprendersi; i sovraintendenti Fragapane e Nunnari con le loro espressioni sicule; il sempre canzonato Lo Faro; la bellissima Marta Bonazzoli, ispettrice bresciana e Tito Macchia, il buono e gentile ma estremamente capace e professionale Grande Capo, i due che sono innamorati ma cercano di nascondere i loro sentimenti, a chiunque tranne che a Vanina. Insieme a tutti gli altri personaggi, fondamentali alleati e amici del vice questore.

Ma la protagonista indiscussa resta lei, Vanina Guarrasi. Il Vice questore che ama Palermo, la sua terra, dalla quale è stata costretta a scappare, un po’ a Milano, un po’ a New York e ora, finalmente, di nuovo in Sicilia, a Catania. Trovandosi, così, a vivere fra due terre, come la sua autrice.

Da adolescente assiste inerme all’omicidio del padre, impegnato in prima linea contro la mafia e da allora decide di impegnare la sua vita a riscattarlo. Si laurea in legge, vince il concorso in polizia ed entra nella squadra mobile di Palermo, sezione Crimine Organizzato, riuscendo ad incastrare il mandante dell’omicidio paterno. Salva il suo compagno Paolo Malfitano, giudice dell’antimafia, da un agguato, per la sua mania di girare sempre armata. Ma questo ennesimo evento traumatico la porta a lasciare tutto e andar via, fino a quando torna a Catania, per occuparsi di altro, delitti contro la persona.

Vanina è forte, decisa, coraggiosa, dura, testarda ma anche buona, onesta, curiosa, incredibilmente intuitiva, a volte fragile, umana; un personaggio che non si può non amare, con la sua passione per i film d’epoca, i cui riferimenti sono continui; l’incapacità di resistere al cibo e alle sigarette e l’inarrestabile dedizione al suo lavoro; come ritiene Falcone “è un personaggio tridimensionale, di lei vediamo tutte le sfaccettature”.

“Prima ancora della figura di Vaniva è nato il caso di Sabbia Nera, scaturito dalla visione di un montacarichi in cui immaginai potesse trovarsi un cadavere mummificato. Da lì la volontà di scriverne un giallo, ma non credevo di esserne capace, sono partita dalla trama e poi quella trama mi ha permesso di creare un forte investigatore. Non volevo l’ennesimo commissario uomo, ci sono ancora poche donne con questi ruoli nei romanzi, l’idea va sdoganata, io volevo una donna con una bella carriera e così ho fatto nascere Vanina. Di me in lei c’è poco, la passione per il vecchio cinema, per esempio, è una mia passione che non trovo in tanti intorno a me, perciò l’ho consegnata a Vanina e l’ho accompagnata ad Adriano, il fedele amico con cui condividere la visione di ogni film; dorme poco e lavora meglio la notte come me; abbiamo gli stessi gusti gastronomici, Vanina, in verità, mangia tutto quello che vorrei mangiare io. Se c’è altro di me in lei non è volontario, ma il naturale passaggio da scrittore a personaggio, e poi lei è molto più determinata e coraggiosa di me” racconta la Cassar Scalia, che invece è proprio determinata e coraggiosa come la sua vice questore, se non di più, per avere dato vita alla sua storia.

Il tutto si articola sullo sfondo di una Sicilia vera, in ogni sua contraddizione; l’omicidio fa percorrere diverse strade della sua terra bella e complicata, un po’ come Vanina stessa. La Sicilia, infatti, è quasi il suo alter ego, fuoriesce tra le pagine come un vero e proprio personaggio, in tutte le sue abitudini; i suoi dialetti; perfino l’aspra polemica tra arancini e arancine; una Sicilia di gente onesta ma anche una Sicilia pericolosa e una Sicilia che ha paura. Terra amata e odiata, che tanto dà e tanto toglie, in una finzione che delinea profondamente la realtà.

“Il mio intento è stato raccontare la diversità della Sicilia, occidentale e orientale. Amo molto Palermo e l’ho voluta inserire, creando una protagonista palermitana, con un passato importante e interamente palermitano, che si sposta, però, a Catania. In verità, la morte del padre della Guarrasi si rifà a un grosso caso di un ispettore di polizia ucciso da colpi d’armi da fuoco, a Catania, davanti a tutti, perché combatteva il pizzo, ai tempi in cui nessun commerciante poteva sognarsi di denunciare. E Catania è, poi, un luogo unico e speciale, un esempio è la pioggia di cenere dell’Etna, paesaggio atmosferico che può esistere solo qui e sarebbe un vero peccato non sfruttare. Una Sicilia diversa, in cui l’Etna diviene davvero una figura sempre presente, la forza di Catania, secondo Vanina, ciò che le consegna una spinta in più” spiega l’autrice.

La presenza velata della Mafia aleggia tra le vicende, impone il suo doloroso peso, ma Vanina sa opporsi, è una moderna eroina contro ogni falsità, ogni ipocrisia e ogni retorica della legalità; per cui Lorenza, la donna scomparsa per aver intrapreso una strada sbagliata e più grande di lei è costretta a pensare: “certe volte uno pare vivo e invece sta morendo, e invece quando tutti pensano che è morto sta resuscitando”.

Questo perché, come ritiene Cassar Scalia, “anche il romanzo di finzione e il giallo devono sfruttare le loro storie inventate per raccontare la società, attenzionarne le particolarità e le caratteristiche, devono avere radici ben ancorate alla realtà”.

Intrigante, sorprendente, ma anche divertente, grazie al suo tono ironico e disincantato, intenso, profondo, al di là di un semplice giallo, La logica della lampara è molto di più, e della Guarrasi il lettore non si stancherà mai, in attesa, già, di una nuova storia.

E, infatti, il pubblico partecipa attivo alla discussione pieno di domande, su questo format si svilupperanno i nuovi incontri con gli autori organizzati da Daniela Bonanzinga: nascerà a settembre “Posto d’autore” un nuovo appuntamento in cui saranno i lettori a presentare, con le loro domande, il testo amato. Perché come ritiene la Bonanzinga: “i libri una volta acquistati e letti diventano proprietà del lettore, in un legame un po’ magico, perché quando noi leggiamo cerchiamo sempre qualcosa, in questo irripetibile incontro tra un oggetto inanimato ma pieno di senso e l’essere umano”.

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