Un caso di presunta malasanità all’ospedale Papardo finisce su “La Provincia Pavese”

Un caso di presunta malasanità all’ospedale Papardo finisce su “La Provincia Pavese”

Un caso di presunta malasanità all’ospedale Papardo finisce su “La Provincia Pavese”

giovedì 06 Settembre 2012 - 13:42

Protagonista una donna di Lomello. A fine agosto, il marito ha sporto denuncia presso il comando dei carabinieri di Vigevano ed è lui che ha raccontato la storia al quotidiano di Pavia

Ci risiamo. Messina finisce ancora una volta sui giornali per un caso di presunta malasanità, raccontato nell’edizione odierna dal quotidiano “La Provincia Pavese” del Gruppo L’Espresso. La storia ha come protagonista una coppia di Lomello (Pianura Padana), arrivata in Sicilia per trascorrere le vacanze estive . Secondo quanto scritto nell’articolo pubblicato oggi da “La Provincia Pavese” , ad un certo punto della vacanza, la signora Z.S., sessantaquattrenne lomellina, accusa un malore viene e ricoverata all'ospedale Barone Romeo di Patti, dove resta ricoverata per tre giorni per un infarto miocardico. «L'8 agosto – si legge testualmente- viene trasferita invece all'ospedale di Messina, nell'azienda ospedaliera Papardo Piemonte. Ed è qui che durante la degenza ha assistito a situazioni poco piacevoli».

A raccontare con dovizia di particolari le “disavventure” della donna è il marito, il signor Franco, che al giornale dichiara : «Ho assistito a cose inenarrabili in questo ospedale. Mentre le facevano un prelievo, è caduto copiosamente del sangue sul lenzuolo e -spiega – quando sono finite le operazioni di rito, ho chiesto al personale ospedaliero se fosse possibile sostituire le lenzuola sporche. Alla mia richiesta ho ricevuto una risposta inaccettabile: "Non importa, tanto è il suo sangue».

«Questa – continua l’articolo – è solo la prima delle tante risposte ricevute dal personale dell'ospedale. <<Il giorno dopo, sempre con molta cortesia, mi sono rivolto a un medico del reparto, il quale mi ha risposto in stretto dialetto messinese. Non capendo ho chiesto di ripetere in italiano, ma in modo maleducato se n'è andato. Per tre giorni il signor Franco ha continuato a chiedere di poter cambiare le lenzuola sporche della moglie, ma le risposte erano sempre le stesse "Non abbiamo lenzuola per cambiarla" oppure "Non abbiamo personale per rifare il letto". Ero esausto e il 10 agosto ho telefonato ai carabinieri di Messina, ma sono stato invitato a sporgere denuncia – racconta il marito – Allora mi sono rivolto alla direzione sanitaria e sono stato rimproverato per aver protestato».

La donna -come racconta ancora l’articolo – è stata dimessa dopo quattro giorni di degenza ed i coniugi lomellini hanno potuto fare rientro a casa, ma la vicenda è tutt’altro che chiusa perché, a fine agosto, il signor Franco ha sporto denuncia presso il comando dei carabinieri di Vigevano.

La “Provincia Pavese” avrebbe volentieri concesso il diritto di replica all’Ospedale Papardo, ma come sottolineato nell’articolo «dall'azienda ospedaliera nessun commento sulla vicenda, medici in ferie o in reparto e quindi impossibilitati a rispondere».

16 commenti

  1. Il problema è sempre lo stesso, le persone al nord sono abituate a protestare e a denunciare per far valere i propri diritti,questo crea selezione naturale e quindi aumento della qualità del servizio.Quì esiste la logica del vivi e lascia vivere anche per i nostri diritti fondamentali.

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  2. la mia esperienza da messinese e non da pavese riferita ad una recentissima degenza di mia madre mi porta a credere a quanto denunciato da questo signore..”tutto e’ difficile..la scortesia diffusa nella quale totalita’ del personale e se protesti e peggio perche’ il trattamento peggiora..provare per credere.

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  3. Spero proprio che il Papardo-Piemonte citi la signora lomellina e la “Provincia Pavese” per danni. Tanto più che lei non ha sporto denuncia ai Carabinieri di Messina, ma a quelli di Vigevano, e il giornale pavese per giustificare l’inattendibilità dell’articolo scrive… “medici in ferie o in reparto e quindi impossibilitati a rispondere”.
    Se i medici sono nel reparto…. perché sarebbero “impossibilitati a rispondere”?
    La “direzione sanitaria l’avrebbe rimproverato perché si era lamentato”? Queste sono accuse molto gravi che.. -altro che aspettare di rientrare e sporgere.. a fine Agosto..la denuncia a Vigevano..- avrebbero spinto qualsiasi paziente a richiedere l’intervento dei carabinieri o della polizia.
    Il particolare poi che “per tre giorni non sono state cambiate le lenzuola macchiate di sangue” la dice lunga sulla malafede della signora e del di lei marito.
    Ci sono protocolli che regolano la degenza di un paziente e il Papardo è uno dei pochi ospedali dove questi protocolli vengono rispettati e l’attività degli infermieri é sempre monitorata.

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  4. Non è una novità la carenza di biancheria da letto negli ospedali di Messina. Così come è risaputo che spesso bisogna comprarsi i farmaci, in quanto i reparti e le farmacie degli ospedali ne sono sprovvisti. I pazienti debbono portarsi da casa perfino la carta igienica. E’ da ipocriti meravigliarsi che non vengano sostituite le lenzuola quando si macchiano. E’ la regola ed è una brutta cosa. Però è così, da “noi”. Da “loro” è un pò diverso. L’unica cosa che abbiamo in comune “noi” e “loro” è l’impossibilità di avere giustizia nei casi di malasanità. In quel caso si fa quadrato e si salva ad ogni costo il medico ignorante o distratto.
    Ne va del buon nome della struttura, oltretutto.

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  5. complimenti…continuiamo cosi’…..
    potremmo eventualmente dare inizio ad una indagine interna….
    ma come sempre, il risultato sarebbe….
    nessuna responsabilità’..di chicchessia…
    alias non paga mai nessuno…
    siamo buoni….hanno famiglia….
    l’avvocato del diavolo potrebbe dire….
    ma queste cose,succedono anche al Nord….
    sbagliato consolarci cosi’……
    semu scassi……………………………………….

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  6. beh…è stata curata ed è tornata con i suoi piedi !! il buzzurro assunto al Papardo rimane a noi che non abbiamo soldi per le lenzuola visto che anche il padano Bossi se li è rubati !! normalità italiana…mio padre è morto a pietraligure con un reparto rianimazione arrangiato in un ex spogliatoio … vero dovevo andare al “giornale” invece siamo andati al cimitero…grazie nord !!

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  7. andate sulla pagina fb del giornale e troverete impressioni MIGLIORI e più ponderate fatte dalla gente Pavese…noi pronti a castrarci e i giornalisti di TS sempre pronti sempre primi !! magari invece di riportare l’articolo si andava al Papardo a intervistare…insomma meno chiacchiere più fatti

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  8. Facile dire “semu scassi”, in verità ci sono carenze infinite nella Sanità messinese tutta, degradata a livelli inaccettabili in Occidente. Nessuno se ne preocccupa, ma un territorio così lungo su cui gravitano circa 300mila persone pensate che possano bastare due pistoloni come il Pliclinico e il Papardo? Carenze di personale, di strutture, di arredi, di strumentazioni, di farnaci, di biancheria e tant’altro.
    La maleducazione delle risposte del personale (se vere) è inqualificabile. Il signor Franco è stato consigliato di sporgere denuncia, ma ha preferito farlo a 1000Km di distanza. Avrebbe potut appurare sul posto le deficienze, ma ha preferito la via della delazione a distanza a mezzo stampa di parte. Piuttosto che risolvere il prolema di sua moglie ha preferito alimentare il pregiudizio.
    Noi dobbbiamo ribellarci a questo stato di cose,ma loro non sono migliori.

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  9. spero proprio che……………
    ma quali reconditi…motivi…porterebbero una coppia..mi sembra
    non giovane..ad inventarsi questa storia..?
    perché’..appunto..rischiare una querela..?
    quali i vantaggi..? forse a me sfuggono….
    saranno motivi razzisti..?non si spiegherebbe la loro vacanza in
    Citta’..
    visto l’andazzo di alcune strutture sanitarie…
    come tanti operatori sanitari..dalle nostre parti..approcciano..
    i pazienti e non (alias maleducazione ed arroganza.. con le dovute eccezioni..)…la logica direbbe che i signori su citati, non abbiano inventato nulla..

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  10. Bduati ma mi faccia il piacere…

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  11. Ci facciamo sempre riconoscere per quello che siamo… Una città incivile, da tutti i punti di vista e in tutti i settori!… Specie quelli che dovrebbero essere i più importanti… Che schifo!! Che vergogna!!!

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  12. E bravo il Sig.Franco,troppo comodo fare certe cose a 1000 km di distanza,forse paura?
    Siete sempre i soliti nordisti e razzisti di xxxxxxx.
    mio figlio è morto all’ospedale di San Donato Milanese dopo un intervento,e io non sono riuscito a parlare col chirurgo che l’ha operato,sparito.
    Avrei dovuto aprire un fascicolo penale,ma mio figlio sarebbe morto due volte.
    però in Sicilia venite a rompere i c…sulle spiagge,dipendesse da me vi farei pagare una tassa salatissima per il solo fatto di mettere piede in sicilia…xxxxxxx!

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  13. Anonimo Senzanome 7 Settembre 2012 08:18

    Faccio i miei auguri per una pronta guarigione alla signora però ci andrei cauto nelle accuse. Se si rivelassero vere, i responsabili dovranno certamente essere perseguiti e condannati con la massima severità, però quanto narrato potrebbe essere anche un caso di presunta persecuzione che la signora crede di aver subito. Conosco il Reparto di Cardiologia perchè mio padre, per ben due volte anni fa, vi è stato ricoverato subendo due angioplastiche. In occasione del secondo intervento, egli era convinto che l’infermiera che aveva il compito di togliergli dalla coscia l’apparato (non so come si chiami) che serve a far scorrere il sondino dentro l’arteria femorale, fosse una sorta di “angelo della morte” e che volesse ucciderlo.
    Quindi dico… prima di lanciare accuse, stabiliamo quanto accaduto realmente e poi, se il caso, che la Magistratura agisca col pugno duro… ma ripeto… solo dopo averci visto chiaro.

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  14. ma non ho capito… per le lenzuola?
    e che è, novità, che non ci siano? non ci sono per i messinesi e dovevano uscire fuori per i padani?

    non ci sono, non ci sono soldi.
    ringraziamo i tagli di questo governo scellerato.

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  15. Ed inoltre la signora – alla quale non auguro una pronta guarigione dall’infarto, ma dalla xxxxxx senile – ignora che in un reparto del genere ci sono urgenze molto più gravi delle lenzuola non esteticamente accettabili.
    Gli infermieri sono pochi e devono prestare attenzione ai malati, ad ini9ziare da quelli più gravi, alle terapie che somministrano.
    I medici non si occupano dell’arredo o della biancheria perché il loro lavoro è un altro e la loro diligenza è nel loro lavoro.
    Se la signora ed il marito hanno potuto fare ritorno a casa così presto ed in salute è dovuto al fatto che medici e infermieri hanno fatto il loro lavoro senza farsi distrarre da lagnanze egoiste del tipo estetico.
    La signora forse non sa che un ospedale non è un albergo a cinque stelle ma un luogo dove ci sono malati e sicuramente in condizioni peggiori delle sue.
    Ripeto che ci sono protocolli che regolano la degenza ci sono scale di priorità per valutare l’urgenza e c’é da meravigliarsi che un giornale parli di “malasanità” e che TempoStretto riprenda la cosa quando invece la signora è stata curata con diligenza.
    La “malasanità” è altra cosa.

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  16. La differenza è che il padano si sente padrone e pretende tutto subito, perfezione e dedizione….
    La gente del sud, in passato ed in qualche caso anche oggi, si reca al nord per prestazioni ospedaliere, portandosi dietro la speranza di guarione, molta umiltà….e magari non bada al goccino di sangue che durante un prelievo può continuare ad uscire dal braccio, specie se si toglie subito la medicazione, e può creare una macchiettà sul lenzuolo.
    La signora nordica ha usufruito dell’eccellenza della cardiologia del Papardo, dove esistono delle priorità per le tantissime urgenze delle province dello Stretto, specie in estate.
    Spero che in futuro la signora possa godere nel suo paese di simili prestazioni sanitarie….l’infarto non è uno scherzo…la macchietta sul lenzuolo……magari nel suo paese gli cambiavano il lenzuolo….ma non avrebbero ben curato l’infarto…..chissà???

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