Ciclone Harry, “i danni alle opere rigide e la resilienza delle spiagge libere”

Ciclone Harry, “i danni alle opere rigide e la resilienza delle spiagge libere”

Marco Ipsale

Ciclone Harry, “i danni alle opere rigide e la resilienza delle spiagge libere”

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giovedì 12 Febbraio 2026 - 11:40

L’analisi del prof. Giovanni Randazzo sulle criticità della gestione costiera e i rischi di un ripascimento errato

Il mare non legge i piani regolatori e non si ferma davanti alle concessioni demaniali. A venti giorni dalla furia del ciclone Harry, il professor Giovanni Randazzo, ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia all’Università di Messina, in sopralluogo tra Nizza di Sicilia e Giardini Naxos, parla della forza della natura e delle fragilità delle infrastrutture. Secondo il docente, il litorale ionico ha reagito in modo opposto a seconda dell’intervento antropico.

La resilienza della natura contro le barriere rigide

Le osservazioni raccolte sul campo dal professore evidenziano una dinamica precisa. Randazzo spiega infatti che “dove la spiaggia era libera da opere di difesa rigida, il mare ha già provveduto a ricostituirla come prima”. Al contrario, secondo lo studioso, il problema sorge laddove si è tentato di “ingabbiare” la costa: “l’erosione ha colpito duramente le piazzette aggettanti dei lungomare e i tratti adiacenti alle strutture artificiali”.

“Laddove c’erano opere di difesa, come le barriere soffolte, la spiaggia è sparita del tutto a Sant’Alessio e in parte a Giardini”, sottolinea il docente, precisando che Giardini gode di una conformazione geomorfologica più protetta. A pagare il prezzo più alto sono state le infrastrutture private costruite per l’estate, il cui uso era stato esteso ai mesi invernali. Una scelta che si è scontrata con la realtà dei fatti, perché, osserva Randazzo, “il mare non conosce il diritto amministrativo”.

Il rischio di errori nella ricostruzione

Nonostante l’enorme energia scaricata dal ciclone, il professore ritiene che sia andata bene, ma lancia un monito per il futuro: “Sarebbe utile evitare di ricostruire senza valutare attentamente l’esposizione stagionale”.

Un allarme specifico riguarda la gestione dei detriti. Il docente ha segnalato la presenza di ruspe alla foce di un torrente impegnate ad accumulare materiale a valle del lungomare danneggiato, proprio dove la spiaggia si era già ricreata naturalmente. “Non ho capito la logica dell’intervento”, conclude Randazzo, “considerando che il materiale è evidentemente non idoneo al ripascimento. Se distribuito sulla spiaggia, la sporcherà per poi essere disperso verso mare: un danno ambientale ed erariale”.

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