"Jimmy's Hall" di Ken Loach, tra impegno politico e gioia di vivere - Tempostretto

“Jimmy’s Hall” di Ken Loach, tra impegno politico e gioia di vivere

Tosi Siragusa

“Jimmy’s Hall” di Ken Loach, tra impegno politico e gioia di vivere

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mercoledì 21 Gennaio 2015 - 06:53

Sulla rotta della decima musa: dopo il successo raccolto con "Il vento che accarezza l'erba" il noto regista irlandese torna a trattare temi patriottici attraverso un'accurata esaltazione dell'eroicità popolare. Impressioni a cura di Tosi Siragusa.

Film di genere drammatico di Ken Loach, racconta una storia d’amore e libertà ed in Italia, nelle sale dal 18 dicembre 2014, è stato distribuito da BIM. Basato su una piece teatrale di Donal O’ Kelly, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2014 il 22/05, ottenendo una standing ovation di 10 minuti. L’ottimo soggetto è dello stesso O’Kelly, la discreta sceneggiatura di Paul Laverty, le musiche di George Fenton, la scenografia di Fergus Clegg e l’ottima fotografia di Robbie Ryan. Barry Ward impersona egregiamente il protagonista James “Jimmy” Gralton, attivista politico deportato negli States dall’Irlanda, quando il Red Scare era duramente combattuto dall’Inghilterra.

Simone Kirby è Oonagh, Andrew Scott è Padre Seamus, Jim Norton Padre Sheridan, e Brian F. O’Byrne O’Keefe.
Jimmy è stato il primo “terrorista” espatriato, avendo allestito nel suo Paese, mentre l’Irlanda era sull’orlo della Guerra Civile nel 1921, la Pearse-Connolly Hall, per stare insieme, discutere, far pugilato, danzare, imparare il disegno e partecipare ad attività culturali, ed il locale era divenuto man mano molto popolare e ritrovo di socialisti e liberi pensatori e per questo non visto di buon occhio dalla chiesa e dai politici della destra: tacciato di comunismo, Jimmy era stato costretto a chiudere il locale e lasciare la propria terra. Dopo i dieci anni trascorsi negli Stati Uniti, Jimmy ritorna nella Contea di Leitrim per aiutare la madre, già bibliotecaria, a portare avanti la fattoria e, avendo constatato la povertà che durante la grande depressione sta opprimendo la comunità, decide, spinto soprattutto dai giovani e cedendo alle loro richieste, di riaprire il locale. L’indeciso Gralton ben presto ridiviene attivista e leader della comunità, ma chi in passato gli era stato ostile, tornerà a contrastarlo.

Il risultato finale non è uguale alla somma delle singole componenti, che come già descritto spesso hanno assunto valenza ottimale, probabilmente trattasi di pecche registiche, che, però, non sminuiscono questo lungometraggio, che riveste contemporaneamente tratti storici, sociali e sentimentali, e potrebbe essere l’ultimo lavoro cinematografico di finzione del grande regista britannico.

Voto: 7,5 – In programmazione presso il multisala Iris.

Tosi Siragusa

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