Il governo sospende la prima rata dell'Imu, il Comune costretto a rivolgersi di nuovo ad Unicredit. Ma qualche mese fa, sull'argomento, il commissario Croce ed il ragioniere generale Coglitore...
Oltre alle normali sofferenze finanziarie di palazzo Zanca, che hanno portato l’ente sull’orlo del baratro finanziario, a congiurare contro la stabilità dei conti del Comune di Messina ci pensa pure…il governo. Ed il commissario straordinario Luigi croce, che nelle scorse settimane aveva alzato la voce sull’eccessivo anticipo di tesoreria al quale il Comune deve fare ricorso, si trova costretto ad autorizzarne un altro. Da quasi cinque milioni di euro. Cosa è successo?
In sostanza, il decreto legge 54 prevede, tra le altre misure, anche la sospensione del versamento della prima rata dell’Imu. Subito dopo, però, il Governo fissa il tetto massimo raggiungibile dalle anticipazioni di cassa che i Comuni possono chiedere agli istituti di credito che operano in qualità di tesorieri (per palazzo Zanca questo compito è ricoperto da Unicredit). Fino al 30 settembre, gli enti locali potranno chiedere, in sostituzione del mancato gettiti Imu, un anticipo pari alla metà del gettito 2012 dell’Imu sulla prima casa. Somma che per il comune di Messina è di quattro milioni 896mila euro. L’anticipazione di tesoreria, si affretta a specificare Croce “sarà utilizzata solo ed esclusivamente per far fronte alle spese indifferibili o urgenti o che possano arrecare danni gravi per l’ente e per la collettività”. E gli interessi che matureranno sulla ulteriore somma richiesta? A carico del ministero dell’Interno, specifica il decreto.
Come funziona il meccanismo dell’anticipo di cassa per palazzo Zanca? Unicredit, su richiesta del Comune con apposita delibera di giunta, concede anticipi entro il limite massimo di tre dodicesimi delle entrate accertate nell’anno precedente. Questo limite è stato elevato da tre a cinque dodicesimi col decreto legge 35, che riguardava il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario e per il versamento dei tributi degli enti locali. Adesso, il governo permette un ulteriore “balzello” che, per Messina, vale cinque milioni di euro.
Proprio sulle anticipazioni, qualche mese fa, si è consumato il più grave strappo tra Luigi Croce ed il ragioniere generale Nando Coglitore, col primo ad accusare il secondo di “pagamenti per oltre 40 milioni di euro facendo ricorso all’anticipazione di Tesoreria, senza preventiva informativa al Commissario straordinario”, quando Croce stesso, con determina commissariale, aveva intimato “l’obbligo di preventiva informativa alla struttura commissariale anche degli impegni di spesa”, e Coglitore a ribattere contestando i numeri forniti dal commissario straordinario: “l’anticipazione di tesoreria utilizzata alla data della determina (14 marzo 2013 ndr) è di euro 20.329.063,32, a cui vanno aggiunti euro 4.531.318,72, risultanti alla chiusura dell’esercizio 2012”

Anche il dr. Croce, come i precedenti gestori di palazzo Zanca, a partire da Leopardi che ha dato inizio alla procedura delle “anticipazioni di tesoreria” divenute, negli anni a seguire, strumento strutturale di sopravvivenza del nostro Comune, ed a seguire Buzzanca, includendovi, giustamente, anche i commissari Sbordone e Sinatra, non tralasciando Genovese, sostenitore del candidato sindaco Calabrò, ed ancora Buzzanca e per concludere Croce, tutti e con passione, nel governo della nostra città hanno “tirato a campare” avendo, alla unanimità, preferito di “galleggiare” nella miriade di debiti che, nel tempo, il Comune andava accumulando, aspettando che la Provvidenza mandasse qualcuno disposto a “remare”. Ma l’arte del sapere remare è difficile da praticare e, per di più, chi la “Provvidenza” oggi ci propone sono capaci di tutto m certamente incapaci di armonizzare il ritmo costante ed armonioso del “vogare” per rispettare la rotta “giusta”. Se è vero, come è vero che di tutto si è parlano in questa competizione elettorale è anche vero che nessuno ha fatto riferimento di come intendono affrontare la crisi di liquidità che da quasi un decenni attanaglia le casse del nostro Comune La prospettiva è che vedo la nostra città ancora “gallegiare” nella speranza che qualcuno, con coraggio, impeto e professionalità sia effettivamente capace di “mandare tutti a casa” gli incapaci “vogatori” affidando tale compito a chi, effettivamente abbia, nel tempo, dimostrato di sapere remare. Ad oggi non ne vedo che ciò possa accadere
Traspare nel commento del nostro SAJA, tutta la delusione per una campagna elettorale fatta sul bla bla bla delle promesse, non uno straccio di cifra a supporto di programmi irrealizzabili. Uno dei nodi da sciogliere, rimasto volutamente fuori dalla campagna elettorale, è quello su cui scriviamo da anni, in pochissimi e in solitidine, riassunto nella domanda, PERCHE’ QUESTA MANCANZA DI LIQUIDITA’, una vera e propria pacchia per il tesoriere di Palazzo Zanca. Sulle ANTICIPAZIONI DI TESORERIA ho fornito ed elaborato tutti i dati dal 2008 in poi, in particolare quanto ci costa, e citando delibere della Magistratura Contabile, che ha fra i parametri presi a riferimento, per individuare le anomalie finanziarie degli enti locali, proprio le continue anticipazioni di cassa, strumento in cui Palazzo Zanca è campione d’Italia, spesso ho comparato Messina con altri Comuni paragonabili al nostro. Fornisco allo sprovveduto Felice CALABRO’ una cifra a lui sconosciuta, € 650.000, codice 20668/10, sono le spese per interessi dovuti al tesoriere per ANTICIPAZIONI DI TESORERIA, ricavata dal PEG 2013, si avete letto bene, € 650.000, previste dal piano esecutivo di gestione 2013, come vedete c’è chi ci guadagna sulle disgrazie di Palazzo Zanca. Saprà il nostro salvatore ed eroe, Felice CALABRO’, porre un argine a questo sperpero di denaro dei messinesi, per destinarlo ai SERVIZI SOCIALI? Penso proprio di no, se le sue competenze sui documenti contabili, fossero quelle dimostrate come Consigliere comunale.
25 milioni di euro? 25.000.000,00,supponendo 200.000 abitanti sarebbero 500 euro a testa?