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“Coronavirus: l’impossibile obbligo di non ammalarsi”

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“Coronavirus: l’impossibile obbligo di non ammalarsi”

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domenica 07 Giugno 2020 - 08:49
“Coronavirus: l’impossibile obbligo di non ammalarsi”

All'impossibile obbligo corrisponde un mancato dovere dello Stato di curare

Di seguito la riflessione di Carlo Callegari (responsabile provinciale Partito animalista)

Le norme giuridiche, obbligando- vietando- permettendo-, governano la nostra esistenza sociale dotandoci nella rete di corrispondenti diritti e doveri di libertà relazionale, fonte di tutte le possibilità di autodeterminazione. Dunque la libertà giuridica, combinazione sintetica del permesso negativo di astensione dall’obbligo e del permesso positivo di negazione del divieto, ascritta ai princìpi fondamentali della Costituzione, è il presidio intangibile della nostra personalità e il presupposto assoluto della convivenza umana. Poiché nessun principio fondamentale può essere conculcato, ogni occasionale collisione di princìpi per circostanze fattuali e giuridiche deve essere risolta con procedura di bilanciamento improntata a criteri di necessità, idoneità e proporzionalità nel ponderare le limitazioni momentanee al principio soccombente.

Le limitazioni alla libertà

Pur suscettivi di tale procedura, i princìpi fondamentali non cedono mai la loro perenne validità per la preminenza momentanea di un principio concorrente, e ogni limitazione al loro esercizio deve essere rigorosamente giustificata da convincenti ragioni giuridiche e di oggettiva necessità, e disposta solo dalle autorità costituzionalmente competenti per periodi di tempo brevi e certi. Secondo questa premessa si può argomentare che, in caso di epidemia, mentre la posizione giuridica di chi è contagiato e di chi è posto in quarantena cautelativa è l’obbligo di isolamento giuridicamente normato, la posizione giuridica di tutti gli altri cittadini resta invece immutata.

L’obbligo di non ammalarsi

Ovviamente tutti hanno, escluso logicamente l’impossibile obbligo di non ammalarsi, il dovere morale di proteggersi dal contagio per la tutela della salute pubblica e della propria, adottando una condotta ligia alle disposizioni autoritative e oltremodo prudente per le insidie di un pericolo invisibile. Se il senso civico mobilitato non basta a fermare la malattia, è costituzionalmente legittimo prescrivere divieti alla libertà personale, ma correttamente bilanciati e con la garanzia di un tempestivo voto del Parlamento. L’unità inconsutile della Costituzione pone al suo centro la dignità umana con il fine del continuo sviluppo progressivo della personalità unica di ogni suo cittadino, imperniato sulla complementarità organica di tutti i princìpi fondamentali, la cui simultanea validità sempre in atto è un assioma che nega la possibilità di una contrapposizione tra di essi. Ed invece, siccome la mancanza di certezze scientifiche sul virus e di dati attendibili sui modi di diffusione e sul decorso della malattia, che ne consentirebbero un rassicurante contenimento e la celere scoperta di farmaci per la cura e la guarigione, ci costringe al solo rimedio della distanza fra le persone fino al loro isolamento, deprecabilmente la necessità improrogabile di arrestare il contagio si è, con reazione inconsulta e per cattiva coscienza, determinata in una contrapposizione marziale alla libertà di movimento e di relazione, anima della vita associata in cui si soddisfano i bisogni essenziali del corpo e dello spirito.

Il modello cinese

Balenato lo stato di eccezione col maledetto favore di una tragedia vera, molti amministratori locali e governatori di regione, per istinto più che per dottrina, si sono sentiti investiti di una sovranità primigenia,e, nel disprezzo della Costituzione e dell’ordinamento giuridico, hanno cominciato a sfornare ordinanze sul modello, si gloriano!, della Cina, di un regime che odia e teme la libertà. Costoro, pressati dai comunicati terrificanti della Protezione civile, equiparando l’uscire di casa al contagiarsi e al contagiare, concepiscono un grottesco obbligo di non ammalarsi prescrivendolo nella forma speciosa di obbligo di stare a casa. Inevitabilmente in base a questo paralogismo chi è sorpreso all’aperto risulta colpevole di attentato alla salute pubblica,e quale aspirante malato e untore potenziale è svillaneggiato e considerato più che inimucus hostis da abbandonare al controllo dell’esercito. La costrizione a non ammalarsi ordinata al cittadino, insospettendo per la sua assurdità, nasconde goffamente il terrore dello Stato di non poter adempiere l’ obbligo giuridico di curare i suoi cittadini sancito dalla Costituzione su cui i titolari di cariche pubbliche giurano. Dietro il capzioso obbligo a non ammalarsi si scopre a ben guardare lo svergognato obbligo a curare dello Stato.

La fragilità del sistema sanitario

L’imponderabile è ineliminabile dalle vicende umane, per questo Machiavelli aveva ammonito il principe ad attrezzarsi per tempo per attutire gli improvvisi colpi della Fortuna , non potendoli evitare. Ebbene, dopo la disperata denuncia a tempo scaduto fatta dai politici e amministratori siciliani sulla fragilità del sistema sanitario, affinché gli abitanti dell’isola, sapendo di potersi aspettare molto poca assistenza, si impegnino obbedendo a non ammalarsi,l’epidemia segna il tempo della verità sul disastro sanitario che potrebbe seppellire molti di noi sotto le sue macerie. E’ facilmente riscontrabile che tanti politici ed amministratori,in questi giorni sulle barricate del fronte anti-epidemia, hanno occupato per molti anni gli scranni dell’Assemblea regionale della Sicilia, e quindi non è ipotizzabile che non possano sapere, che non possano, almeno per la parte avuta, aver capito chi ha la responsabilità del fallimento sanitario. Se volessero rivelarci quanto hanno visto e vissuto, i siciliani,dopo tanta omertà,recupererebbero il diritto di conoscere.

La libertà non è un orpello

La libertà è il fondamento della nostra civiltà, e dobbiamo accettare il paradosso che tanti, affascinati dalla presunta efficienza dei regimi autoritari, godano della libertà di progettare di recluderla in casa. Tocca a chi identifica il suo abito morale e civile con la libertà dimostrare che essa non è un ammennicolo dei tempi grassi, ma è l’arma più potente dell’umanità,alle cui infinite risorse bisogna ricorrere con fiducia, convinzione e intelligenza per risolvere ora i complessi problemi che continua a causare l’epidemia, cominciando contemporaneamente senza indugio a modificare i paradigmi dei rapporti personali e della convivenza politica e sociale nel verso della uguaglianza, della giustizia, della solidarietà e della partecipazione.

Carlo Callegari delegato di Messina e provincia partito animalista italiano

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