La sentenza: il noto imprenditore non c'entra con la bancarotta sfociata nei sigilli al locale nel 2018
MESSINA – Lo storico ritrovo di centro città Casaramona nel 2018 vide l’apposizione dei sigilli per fallimento. Ma per il giudice penale non ci fu alcuna irregolarità nel passaggio tra le società che gestivano Casaramona e il marchio aziendale.
La sentenza
Stabilisce così la sentenza della I sezione del Tribunale (presidente Grimaldi) che ha assolto l’imprenditore Gianfranco Colosi e il socio Emilio Andaloro dall’accusa di aver contribuito a “pilotare” il fallimento delle società Sea Fligh e Service e Service, o meglio il passaggio del ramo d’azienda da una all’altra per sottrarre ai creditori le somme. La prima società venne dichiarata fallita a febbraio 2018 per un buco stimato in circa 107 mila euro.
L’accusa
Secondo l’accusa la titolare, che ha patteggiato, avrebbe distratto somme tra le 66 mila euro e le 150 mila euro tra il 2014 e il 2017, attraverso un contratto di management e l’affitto del ramo d’azienda che in realtà era già della società fallita. Al centro della vicenda in particolare proprio il marchio Casaramona.
Il processo
I giudici, accogliendo la tesi degli avvocati Giovanni Mannuccia e Giuseppe Zanghì, hanno invece assolto entrambi per non aver commesso il fatto. I due imprenditori, cioè, non c’entrano nulla con la bancarotta e il loro operato è stato regolare dal punto di vista penale. Anche il pubblico ministero Giuseppe Adornato, alla fine del dibattimento, ha sollecitato l’assoluzione
