Alluvione, un anno dopo. Una morte senza volto: i miei pensieri da “quassù”

Alluvione, un anno dopo. Una morte senza volto: i miei pensieri da “quassù”

Alluvione, un anno dopo. Una morte senza volto: i miei pensieri da “quassù”

venerdì 01 Ottobre 2010 - 01:57

Il fango del 1 ottobre ha portato con sé anche un corpo mai riconosciuto. Adesso sta con gli altri in cielo, guardando la Terra e…

Sono arrivata in paradiso senza un’identità, sporca dello stesso fango che ha travolto altre 36 persone un anno fa. Sui miei resti rimasti sulla Terra nessuno ha versato lacrime. Sono tristemente morta come gli altri, ma mi sento scomparsa due volte, perché nessuno in questo momento può ricordare il mio nome. Eppure di quella sera ricordo tutto. La violenta pioggia che scendeva, un inquieto rumore nell’aria, il buio, le grida, l’ansia, il mio silenzio, il vuoto. Tutto intorno sembra fermarsi e poi si ferma davvero. Non riesco neanche a descrivere la furia che mi ha travolto. Troppo improvvisa per essere raccontata.

Adesso, qui accanto a me, vedo i piccoli Francesco e Lorenzo giocare a nascondino tra le nuvole con la cuginetta Ilaria. I fratelli Christian e Leo riabbracciare il loro papà e vegliare insieme su mamma Raffaella. Simone Neri è felice: ha saputo che gli è stata intitolata una scuola nella sua Giampilieri. Con un sorriso pare voler dire che lo apprezza più di una medaglia. Zia Katia non smette un attimo di vegliare sul nipotino Brian e ringrazia colui che lo ha accolto tra le braccia quella notte. Luigi Costa continua a viaggiare progettando dimore sicure per i dispersi. Sappiate però che siamo tutti qui, al sicuro.

Prima di salutarvi, ad un anno esatto dalla nostra scomparsa, desidero riferirvi alcuni pensieri. Il primo, il più sentito, a Nino Lonia, Pippo De Luca e a tutti i familiari delle vittime.

Ripensiamo spesso a Giampilieri, Scaletta, Altolia, Molino, Briga, e ci sentiamo a casa.

La speranza, da una morte senza volto come me, è che quanto successo non riaccada. Il Signore che ci ha donato la pace dia la forza e il raziocinio agli amministratori affinché facciano il possibile per rendere sicuri i territori.

Ho lasciato il mondo senza fare rumore, senza nemmeno essere riconosciuta. La mia preghiera è rivolta a chi mi ha voluto bene e a chi ricorderà la mia storia di dolore, anche se senza volto e senza nome.

La trentasettesima vittima del 1. ottobre

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