Il primo cittadino si difende: «Non mi pare che un sindaco potesse fare di più, almeno nell'attuale situazione». Restano da verificare le responsabilità politiche della gestione della SpA da maggio 2005 fino al tracollo di oggi.
Scrive agli organi di stampa e ai cittadini, il sindaco del Comune capofila dell’Ato Me2, Candeloro Nania. E ricostruisce le vicende degli ultimi due anni, che hanno segnato il definitivo tracollo di una gestione fallimentare, di cui i soci azionisti della SpA, i 38 sindaci dei comuni dell’ambito territoriale, non sono mai riusciti a venire a capo. Tutto in realtà iniziò con le nomine e le spartizioni di cariche politiche del 2005, con un CdA che si è rivelato non all’altezza della situazione, le cui responsabilità sono in fase di accertamento da parte della magistratura. Nania, però, ricostruisce come dicevamo le ultime fasi:
«Premetto che nel vigente assetto normativo gli enti locali (ovvero i Comuni) non hanno
alcuna delega di potere nella gestione del ciclo che riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti,
giacché a ciò sono stati delegati fino a poco tempo fa l’Agenzia Regionale delle Acque e dei Rifiuti,
oggi soppressa per volontà del Presidente della Regione, oltre alle società d’ambito.
E’ chiaro che l’attuale stato consegue alla situazione finanziaria ormai disastrosa della
Società di gestione, che ha un passivo pregresso di diverse decine di milioni di euro, non dispone di
liquidità immediata e, dunque, oggi non riesce più ad assolvere alle proprie ordinarie obbligazioni
afferenti l’igiene pubblica, fino a sconfinare in ipotesi di lesione alla salute collettiva (…).
Ebbene, già il 9 gennaio del 2009 mi rivolgevo al Presidente della Regione, On.le Raffaele
Lombardo, anche a nome degli altri Sindaci del comprensorio, per richiedergli un incontro (con tutti
i Sindaci) nel quale affrontare la questione in vista di possibili interventi legislativi di modifica del
ciclo di gestione, sottolineando la necessità di agire con urgenza.
Quella richiesta non ha mai avuto risposta! (…)
L’11 febbraio, dopo tutto quanto appena riferito, tornavo a rivolgermi direttamente al
Presidente Lombardo, ma anche agli Assessori Regionali delle Autonomie Locali, del Territorio e
Ambiente, dei Servizi di Pubblica Utilità, e dell’Economia, per richiedere formalmente, anche a
nome dei Sindaci degli altri Comuni dell’A.T.O., il commissariamento della Società ATO ME2
S.p.A., ritenuto allo stato l’unico strumento percorribile per affrontare la questione in modo
adeguato (…)
Nessuna risposta, né affermativa né di diniego, é pervenuta ancora dagli Organi regionali (…)
Non mi pare che un sindaco potesse fare di più, almeno nell’attuale situazione.
A tal proposito, facendomi carico delle responsabilità assunte nei riguardi dei miei
concittadini, sottolineo come appaia incomprensibile la condotta tenuta nella vicenda dal Presidente
della Regione, il quale da una parte manifesta ritardo nell’affrontare seriamente la problematica sul
piano legislativo nell’ottica del riassetto di un sistema inefficiente, d’altra parte, quale autorità
provvista degli straordinari poteri commissariali, sembra trascurare l’attuale situazione di
eccezionale emergenza che pregiudica il decoro delle città e la sicurezza dei cittadini».
