Lo ricorda il sindacato Orsa, che cita una legge del 1999. La società è stata già sollecitata dal dirigente del Collocamento obbligatorio. Chiesto l’intervento del sindaco e dell’assessore regionale al Lavoro
L’Ato3 è obbligata ad almeno cinque assunzioni, quattro disabili più un soggetto svantaggiato, obbligo al quale non ha ancora ottemperato, rischiando addirittura una sanzione amministrativa. Ad accendere i riflettori su questo fatto paradossale è ancora una volta l’Orsa, il sindacato che da mesi segue le sorti dei diciassette dipendenti delle cooperative sociali che fino a dicembre operavano per la società d’ambito e che oggi sono disoccupati. L’Orsa, che definisce l’attuale gestione dell’Ato3 « basata su una inopportuna improvvisazione che oltre ad aver limitato drasticamente le risorse occupazionali causa l’insoddisfazione dei cittadini che attraverso le loro associazioni denunciano la grave carenza dei servizi», sottolinea come adesso «si giunge al paradosso se la direzione omette fin’anche di sfruttare le poche opportunità utili a riassumere qualche lavoratore e di conseguenza migliorare, anche se di poco, la qualità del servizio».
L’opportunità cui fa riferimento il sindacato è quella offerta dalle legge 12 marzo 1999, n. 68, che «promuove l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone disabili ed obbliga i datori di lavoro pubblici e privati ad assumerli in percentuale al totale dei dipendenti in forza e attraverso le varie convenzioni stipulate ne garantisce la copertura dei salari fino al 60% con il Fondo Regionale per l’Occupazione dei Disabili». Diversi casi del genere si riscontrano anche tra i diciassette disoccupati di cui sopra, per questo l’Orsa si è rivolta al collocamento obbligatorio dell’Ufficio Provinciale del Lavoro di Messina per conoscere quale fosse la posizione dell’Ato3 nei confronti degli obblighi previsti dalla citata legge.
«Con grande stupore – si legge nella nota diffusa dal sindacato – abbiamo appreso che l’Ato3, non solo non ha ancora ottemperato all’obbligo di assumere quattro disabili e un soggetto svantaggiato, ma non avendo ancora risposto al pronto sollecito inoltrato in data 6 aprile 2009 dal Dirigente Responsabile del Collocamento Obbligatorio, dottor De Luca, rischia d’incorrere nella sanzione amministrativa prevista per l’omissione dell’obbligo di assunzione di personale disabile».
Un paradosso, secondo i rappresentanti dell’Orsa. «Da mesi – scrivono ancora – il presidente dell’Ato3 evita il confronto con il sindacato limitandosi a comunicare che “sta facendo il possibile per risolvere il problema dei lavoratori svantaggiati” ma nei fatti “dimentica” di sfruttare un’opportunità di occupazione per cinque soggetti che alle vessazioni riservategli dalla vita hanno aggiunto l’onta della disoccupazione. Stiamo faticando non poco a convincere i nostri rappresentati che dietro questo “gioco di omissioni” non si nasconde alcuna manovra clientelare mirata alla discriminazione anche fra disabili e svantaggiati, siamo certi che il presidente dell’Ato3 non cela nessun secondo fine volto a favorire un disabile piuttosto che un altro e non mancherà di indicare nominalmente quei soggetti che nonostante gli handicap possono vantare anni di esperienza nel servizio fornito attraverso le Cooperative Sociali».
Proprio per questo viene invitato il presidente dell’Ato3, Antonio Ruggeri, a convocare le organizzazioni sindacali per individuare i soggetti da assumere e, al tempo stesso, per «concertare un piano d’interventi utili a rilanciare il servizio di cura del verde cittadino, potatura e scerbatura che con l’attuale organizzazione sommaria rischia di compromettere ulteriormente l’immagine e la sicurezza della città». Ma l’Orsa si rivolge anche al sindaco Buzzanca e all’assessore regionale al Lavoro Incardona, invitati «a vigilare sull’organizzazione del servizio, sulla trasparenza per l’assunzione obbligatoria dei soggetti disabili e svantaggiati ed operare ogni intervento utile per la ricollocazione di tutti i lavoratori e l’ottimizzazione del servizio essenziale». Intanto viene comunicato che sono state raccolte i due giorni oltre 2000 firme per la petizione con la quale si invita l’amministrazione «ad evitare fatui investimenti di denaro pubblico e concentrare le risorse al capitolo Emergenza Lavoro».
