I rappresentanti sindacali si rivolgono al giudice del lavoro chiedendo una verifica sulla gestione del personale presso la società di raccolta rifiuti. Crocè e Pino: “Non rispettata la normativa nazionale, lavoratori costretti ad operare anche sette giorni consecutivi”
“A Messinambiente vige una cattiva organizzazione del lavoro, giorni di riposo non goduti e un sistema della banca delle ore gestito ad personam”. Posizione netta quella assunta dai segretari della Fp Cgil Clara Cocrè e Carmelo Pino, che a un anno di distanza dal caso licenziamenti che ha interessato la società di raccolta rifiuti, tornano ad accendere i fari sulla gestione del personale negli uffici di via Dogali.
Sulla base della linea seguita dai sindacalisti, infatti, sembrano essere servite a poco le temporanee assunzioni estive (vedi correlato) con contratti di un mese (rinnovabili ndr), perché l’emergenza lavoro continua a rimanere tale. “L’amministratore unico – scrivono nella nota Crocè e Pino – ha imposto in modo unilaterale ai lavoratori che prestano servizio nei turni per sei giorni consecutivi, di essere in attività anche il settimo giorno, tutto ciò senza rispettare la normativa nazionale che dopo sei turni prevede invece il riposo obbligatorio”.
Ma l’elemento più preoccupante, sempre secondo i sindacalisti, riguarderebbe l’atteggiamento assunto dall’azienda nei confronti di coloro che si sono rifiutati di prestare servizio anche il settimo giorno, nei cui confronti, sostengono, sono state attribuite pesanti sanzioni.
Troppo lavoro, dunque, sulle spalle dei dipendenti di Messinambiente, incaricati di svolgere oltre il “normale” servizio di raccolta rifiuti, anche quello di pulizia delle spiagge e, in alcuni casi straordinari, persino di scerbatura.
I rappresentanti della Cgil decidono dunque di far luce sulla vicenda, e lo fanno rivolgendosi al giudice del lavoro per valutare l’effettivo rispetto della normativa imposta dal contratto collettivo nazionale di lavoro, ricordando che “la Suprema Corte con sentenza ha definito diritto irrinunciabile la fermata dei lavoratori di almeno ventiquattro’ore. La Cassazione ha inoltre affermato che chi è in servizio nel turno che non recupera il giorno di riposo, dev’essere corrisposto un vero e proprio -risarcimento dei danni per l’usura psicofisica di riposo”.
Ma i sindacalisti vanno oltre, e proprio in relazione alle condizioni di salute dei lavoratori affermano: “La Fp Cgil sta monitorando tutti i casi di malattia e di mortalità causate da gravi patologie , avvenute negli ultimi due anni, per capire se correlate l’organizzazione delle attività e alle misure adottate in materia di sicurezza sul lavoro”.
