Continua la sua battaglia il Centro Commerciale Tremestieri e il gestore della struttura, Raffaele Lindia, che insieme ai commercianti dei negozi ospitati nel suo polo, dice NO al divieto all’apertura domenicale facoltativa. E dopo la richiesta di intervento fatta dalla Cgil per arginare il licenziamento di sei commesse del Centro Commerciale, non si è fatta attendere la replica di Lindia: -Non conosco tutte le motivazioni che hanno indotto a tale atto ma ritengo che in parte abbia influito la delibera comunale che porta le aperture domenicali ad un solo giorno al mese. Gli operatori del Centro Commerciale Tremestieri, si vedranno costretti, loro malgrado, ad attuare nuovi tagli al personale, in previsione dei cali che tale delibera sta producendo. Lo scorso anno, l’apertura domenicale ha creato alla nostra struttura, ma ritengo anche a tutte le altre realtà commerciali della zona, un aumento di fatturato che ha permesso di acquisire nuova forza lavoro. Parlare di posti di lavoro in periodo pre-elettorale è ordinario, ma il Centro Commerciale Tremestieri l’occupazione non la promette, la crea, è per questo che i commercianti della struttura chiedono a gran voce l’intervento del prefetto, del commissario e di tutte le autorità competenti affinché si valuti meglio l’effetto che questa decisione produce sull’occupazione in città, e non solo al Centro Commerciale, ed a rivedere la loro posizione in merito. E’ una questione matematica, che le associazioni di categoria non hanno ben valutato. Meno lavoro, porta ad un minore utilizzo di forza lavoro e di dipendenti. La domenica conta come tre giorni infrasettimanali di lavoro per il Centro Commerciale, ed è per questo che non possiamo rinunciarvi.
I sei licenziamenti effettuati al Centro Commerciale, hanno indotto le associazioni a tutela dei lavoratori a considerarlo terra di nessuno, lo è solo se si considera lo scarso interesse di molte parti sociali, politiche ed associazioni di categoria, a ritenerlo un grosso bacino per lo sviluppo dell’economia della città, ed a considerare la nostra posizione come quella di coloro che poco possono di fronte ad una delibera così restrittiva e lesiva della libertà al commercio, libertà praticata invece in tutta la provincia e nelle altre città della regione, se non ribellarsi fortemente e richiedere il diritto alla facoltà di scegliere-
