I 40 dipendenti addetti ai servizi per il mantenimento del verde pubblico “accusano” amministrazione e vertici aziendali di non aver mantenuto le promesse fatte all’indomani della scadenza del contratto e spiegano le loro ragioni attraverso una lettera…
Questa volta a prendere carta e penna sono direttamente loro, i lavoratori delle cooperative sociali di tipo B dell’Ato3 che, in “prima persona”, scrivono alla stampa perché «non più disposti a sopportare gli effetti di una situazione che, lungi dal poter essere considerata una vertenza occupazionale è invece diventata una vera emergenza sociale». E questo per delle ragioni ben precise; i lavoratori impiegati nei servizi per la cura del verde pubblico, spiega infatti in rappresentanza dei 40 dipendenti Carmelo Lombardo, sono “soggetti a rischio”: ex-detenuti, ex-tossicodipendenti, soggetti in cura presso strutture psichiatriche. Persone che hanno perso qualsiasi contatto con la famiglia originaria e che, su disposizione di giudici o assistenti sociali, sono stati aiutati attraverso l’ inserimento nel mondo del lavoro e chiamati a svolgere servizi di scerbatura, potatura, pulizia spiagge e torrenti, manutenzione all’interno delle scuole e pronto intervento H 24.
«La cosa che abbiamo potuto constatare – scrivono i lavoratori – data la scadenza del nostro contratto il 31 dicembre del 2008, è che l’amministrazione comunale è stata immobile e sorda alle nostre urla e non ha prodotto nessun atto concreto per evitare il pericolo sociale. Con molta grinta diciamo anche di non chiedere qualcosa di irrealizzabile considerando che siamo sempre stati l’anello debole della catena ostaggi del politico di turno, che per riservarsi il serbatoio di voti fa dei nostri drammi familiari numeri e conti». I 40 dipendenti Ato3, che si dichiarano delusi dall’atteggiamento assunto dagli assessori Elvira Amata, Melino Capone e dallo stesso presidente non capo di Gabinetto del sindaco Ruggeri, si fanno adesso portatori di un unico ed inequivocabile messaggio: «Noi siamo disoccupati».
Nonostante i numerosi incontri tra i lavoratori, i rappresentanti sindacali di Orsa e Orsa Marittini Mariano Massaro e Francesca Fusco e i rappresentanti della giunta Buzzanca, non ultimo quello di giorno 2 febbraio, la situazione, afferma Carmelo Lombardo, non è cambiata: «Gli accordi – scrivono – non sono stati rispettati. Il presidente dell’Ato3, a differenza di quanto dichiarato nel corso dei primi confronti – ci ha comunicato che l’occupazione nelle nuove cooperative poteva essere garantita soltanto per dodici di noi al posto di 24 come se si trattasse di una compravendita di frutta e non del pane e della vita di altre dodici persone. Evidentemente non afferra il fatto che lasciare anche uno solo fuori da questa situazione è un dramma che potrebbe sfociare in conclusione spiacevoli e disastrose. Ma la cosa veramente assurda che non riusciamo a comprendere è il motivo per cui il Sig Ruggeri, in qualità di presidente dell’Ato3, che sta riaffidando i servizi direttamente e non mediante gara d’appalto, non vuole inserire nei contratti di affidamento la clausola per il mantenimento delle maestranze già esistenti e in possesso degli attestati di servizio nei settori indicati. Forse,ma non vorremmo essere malpensanti, non vuole inserirla per imbarcare nuove “clienti” magari inesperti e alle prime esperienze, quindi inesperti e poco pratici del settore che richiede molta professionalità speciamlmente nell’uso dell’attrezzatura a motore».
Parole pesanti quelle spese dagli esasperati lavoratori delle cooperativa Ato 3 sia i per i vertici della società che per la stessa amministrazione Buzzanca, non più intenzionati a scendere a compromessi perché affermano « non si può giocare con la pelle, la vita e i sentimenti di persone che la vita ha già tanto vessato».
(foto Dino Sturiale)
