Il sostituto procuratore della DDA Fabio D’Anna e la collega Francesca Ciranna della Procura ordinaria hanno avanzato cinque richieste di rinvio a giudizio per il duplice omicidio dei fratelli Paolo e Carmelo Giacalone, assassinati a colpi di pistola la mattina dell’11 aprile 2006 a Largo Seggiola, davanti al loro bar.
Il provvedimento ha raggiunto il cugino dei Giacalone, Francesco Comandè (nella foto), ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale del duplice omicidio. Altre quattro persone sono, invece, indagate per favoreggiamento personale. Si tratta di Giuseppina Bombaci, 34 anni, la convivente di Comandè; dello slavo Edo Dzemaili, 29 anni, di Giampaolo Restuccia, 38 anni e Nicola Rizzitano, 24 anni, ritenuto con Comandè l’organizzatore dell’agguato mortale. La settimana scorsa il Tribunale dei Minori ha condannato Umberto Rizzitano a 18 anni di reclusione. Secondo l’accusa avrebbe guidato il ciclomotore con il quale Comandè raggiunse il bar dei Giacalone.
Particolarmente controversa la posizione di Dzemaili, lo slavo che la mattina in cui avvenne l’omicidio stava lavorando alla ristrutturazione del locale dei Giacalone a largo Seggiola. I Carabinieri sono sicuri che era presente al momento in cui avvenne l’esecuzione e che ascoltò la telefonata in cui litigarono furiosamente Paolo Giacalone e Francesco Comandè poco prima del duplice omicidio. Ma in sede di interrogatorio non ha riferito nulla. Anzi avrebbe tentato di depistare le indagini. Dzemaili era conosciuto da tutti -Alessandro l’albanese-, ma quando gli investigatori si occuparono di lui scoprirono che utilizzava false identità ed era stato arrestato in alcune operazioni antidroga.
