Faranda: «Ripagheremo la fiducia dei messinesi»

Faranda: «Ripagheremo la fiducia dei messinesi»

Faranda: «Ripagheremo la fiducia dei messinesi»

sabato 22 Dicembre 2007 - 11:15

E' partito il nuovo corso della Birra Messina con il marchio Triscele. «Una trattativa lunga e difficile. Grazie a Genovese scongiurato il rischio di una speculazione edilizia»

Non potevano desiderare miglior regalo di Natale, i 52 dipendenti dello stabilimento della Birra Messina in via Bonino. Quella di ieri è l’ultima pagina di un anno travagliato, in cui momenti di crisi, di tensione, potremmo dire di disperazione, si sono alternati a barlumi di speranza e attestati di solidarietà da parte di tutta la comunità messinese, unita nel difendere una storica industria di questa città. Ieri è iniziato un nuovo corso, targato famiglia Faranda, gli ex proprietari che si sono lanciati in questa sfida e alla fine l’hanno vinta, inaugurando ieri il nuovo marchio Triscele. Francesco Faranda non nasconde la propria soddisfazione, e in una nostra intervista spiega come sia stato un anno difficile conclusosi, però, nel migliore dei modi.

La vicenda della Birra Messina ha avuto un esito positivo, in un periodo non certo brillante per la nostra città.

«Assolutamente positivo. Aggiungerei che il periodo non è brillante non solo per Messina, ma anche per il Paese. Il fatto che lo stabilimento sia stato salvato dagli ex proprietari rende il tutto ancora più eccezionale. Le trattative sono state lunghe, ben undici mesi, e non sono certo state facilissime, ma tutti i piani industriali sono stati valutati e improntati con l’obiettivo e la certezza di mantenere gli attuali livelli occupazionali».

Quali sono, adesso, le prospettive per il 2008?

«Con l’anno nuovo lo stabilimento ricomincerà con l’attività di sempre. Le prospettive della società che rappresento non riguardano, per lo meno per il 2008, di avere un nostro marchio, ma di svolgere attività di imbottigliamento in conto terzi. Per i programmi futuri e più a lunga scadenza, è ancora presto per poterne parlare».

C’è qualcuno che si sente di ringraziare per il buon esito di questa vicenda?

«Ieri c’è stata questa occasione di incontro con i dipendenti e i rappresentanti di tutte le autorità. Il ringraziamento va senz’altro a chiunque ha speso anche solo una parola per la risoluzione di quello che avrebbe potuto diventare un vero dramma. Ringrazio la mia famiglia, che mi ha sostenuto sempre in questo percorso, tutti i dipendenti e i collaboratori che mi hanno dato una mano e che continueranno ad aiutarmi nella gestione dello stabilimento. Poi c’è l’ex sindaco Francantonio Genovese, che sin dall’inizio ha manifestato chiaramente quali erano gli intendimenti della città. La chiusura dello stabilimento, infatti, avrebbe facilmente portato ad una nuova speculazione edilizia su quell’area, e se ciò fosse avvenuto, i 52 dipendenti avrebbero avuto poco futuro. I ringraziamenti che faccio sono naturalmente anche a nome loro, dei lavoratori. Adesso dovremo essere bravi noi a dimostrare di meritare la fiducia che hanno avuto i messinesi».

C’è stato un momento in cui ha temuto che le trattative potessero saltare?

«Per scaramanzia fino all’altro ieri pomeriggio. Devo dire, però, che siamo sempre stati fiduciosi e al tempo stesso fatalisti. Abbiamo elaborato un piano industriale sempre secondo le nostre possibilità, con i piedi per terra. E con questa mentalità andremo avanti». E’ d’obbligo, dunque, che gli auguri di quest’anno siano doppi, per le feste natalizie, e per il futuro di un’azienda che sull’orlo del baratro è riuscita a risollevarsi e a risollevare i destini di 52 famiglie messinesi. Dire che dovrebbe essere un esempio, forse, è dire troppo poco.

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