La Federazione Antiracket: «Aveva ragione il questore Mauro…»

La Federazione Antiracket: «Aveva ragione il questore Mauro…»

La Federazione Antiracket: «Aveva ragione il questore Mauro…»

martedì 29 Dicembre 2009 - 10:19

Il presidente nazionale Scandurra esprime soddisfazione e aggiunge: «Il questore faceva bene a sottolineare che la zona jonica andava maggiormente attenzionata»

Grande compiacimento e una constatazione: il questore Vincenzo Mauro aveva ragione a dire che la zona jonica meritava maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine. Così Giuseppe Scandurra, presidente nazionale della Federazione Antiracket Italiana, commenta l’arresto avvenuto oggi a Taormina di un esponente del clan Laudani di Catania, che aveva chiesto, insieme ad altre tre persone che si trovano già in carcere, il pizzo ad un imprenditore del settore alberghiero di Letojanni.

«Questo importante risultato – afferma Scandurra – è stato possibile grazie all’efficienza delle Forze dell’Ordine che con i loro interventi rendono sempre più sicuro il territorio siciliano. Da sottolineare che l’imprenditore vessato ha contatto le associazioni antiracket che si sono messe subito a sua disposizione per dargli un aiuto in questa difficile situazione. Questo arresto – aggiunge – dimostra ulteriormente, che il questore di Messina, Vincenzo Mauro, aveva ragione a chiedere che il territorio della zona ionica di Messina, in particolare Taormina e Letojanni, fosse maggiormente attenzionato, visto che l’importante tessuto economico della zona avrebbe potuto interessare i clan malavitosi».

«Le critiche che in quel caso erano state mosse nei confronti del questore dopo questa dichiarazione che, secondo alcuni sindacalisti e politici, poteva creare allarmismo – conclude il presidente della Fai – si sono dimostrate infondate, mentre l’intuizione del dott. Mauro era più che fondata. L’importante opera di prevenzione messa in atto dalla polizia ha permesso infatti, di scoprire questi gravi atti criminosi. La Fai invita tutti gli imprenditori del territorio a collaborare denunciando eventuali intimidazioni alle Forze dell’Ordine e alla magistratura e a chiedere aiuto alle associazioni antiracket che saranno disponibili per dar loro assistenza in modo immediato».

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