Giampilieri e Molino una settimana dopo

Giampilieri e Molino una settimana dopo

Giampilieri e Molino una settimana dopo

sabato 10 Ottobre 2009 - 00:42

Il viceprefetto Contarino ci illustra la struttura del Coa. Lo zio di Simone Neri: -Mio nipote, un eroe-. Si lavora per liberare le strade mentre continuano le ricerche per trovare i dispersi. Tutte le foto

E’ passata una settimana dall’Apocalisse. Torniamo a Giampilieri, uno dei luoghi maggiormente colpiti dal disastro che ha causato vittime, danni e tanto dolore. Nella strada che porta al villaggio, finalmente percorribile fino alla scuola elementare, l’attività è frenetica, così come incessante è ancora lo scorrere dell’acqua mista a fango e detriti lungo il letto del torrente della morte. Via vai di camion e mezzi delle forze dell’ordine che caricano la terra per portarla nelle discariche. Bobcat che faticosamente percorrono i vicoli più stretti: solo loro possono liberarli. Nonostante tutto, tantissime sono le abitazioni, scantinati e garage, dove l’arredamento è stato sostituito dalla terra e dal fango. E intanto sulle colline prosegue la disperata ricerca dei dispersi.

La scuola è stata adibita a Centro Operativo Avanzato (Coa), coordinato dal viceprefetto Antonio Contarino (nella foto). Scambiamo quattro chiacchiere con lui, tra una riunione e l’altra: «In questo momento la priorità è la sistemazione delle strade – ci spiega – ma gli sfollati vengono comunque accompagnati dai vigili del fuoco nelle abitazioni raggiungibili per recuperare le proprie cose. La ricerca dei dispersi continua in maniera assidua, lungo le strade e i canaloni, ma è resa difficile dalla conformazione del territorio. Il Coa – aggiunge Contarino – è articolato in nove funzioni, dedicate alle varie esigenze del momento. E’ una struttura che mira soprattutto a dare immediata assistenza alla popolazione del luogo. Garantiamo un servizio di 600 pasti giornalieri che da oggi è stato potenziato con l’istallazione di una seconda cucina. In questo momento stiamo raccogliendo anche le schede di censimento dei danni compilate dai cittadini stessi». Questa nel dettaglio la struttura organizzativa del Centro, con i relativi enti responsabili: Sanità (Croce Rossa); Volontariato (Protezione Civile); Materiali e mezzi (Protezione Civile); Telecomunicazioni (Protezione Civile Accir); Assistenza alla popolazione (Comune di Messina); Censimento danni e agibilità (Comune di Messina); Ordine pubblico e circolazione (Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri); Coordinamento cantieri (Protezione Civile); Ricerca e soccorso (Vigili del Fuoco).

Volontari, Forze dell’ordine e organizzazioni di ogni tipo e natura danno piena assistenza ai cittadini. Tra questi ci sono anche i parenti di alcune vittime e dei dispersi. Incrociamo l’anziano zio di Simone Neri: «Mio nipote è stato un vero eroe – afferma con orgoglio -. Quella notte qui era un vero inferno». La cugina di Simone: «Sono stati i giorni più brutti della mia vita. I genitori di Simone si trovano oggi uno a Palermo e l’altro a Catania, mi auguro si riprendano presto». In mezzo ai volontari, c’è anche lo zio dei due bambini ancora dispersi: «Mia cognata era al telefono con mia moglie quella notte. Le stava raccontando l’incubo davanti ai suoi occhi, poi è caduta la linea. Non ce l’ha fatta. Siamo scesi subito da Pordenone per dare sostegno a mio cognato». Qualche metro più in la c’è proprio Antonio Lonia, il suo sguardo perso nel vuoto è in realtà puntato verso la montagna che nasconde chissà dove i suoi bambini. Nei volti della gente di Giampilieri traspare una senso di impotenza: vorrebbero intervenire, scavare, rendersi operativi, ma giustamente le forze dell’ordine devono salvaguardare la loro sicurezza e tenerli lontano dai luoghi meno sicuri.

Girando tra i vicoli del villaggio e inerpicandoci su fino a Molino, scorgiamo diverse immagini che vi raccontiamo così come naturalmente incrociate dalla nostra vista. I cartelloni colorati nelle aule della scuola, attualmente adibite ad uffici operativi, parlano e raccontano la vita del torrente, mentre un garage è stato interamente balzato sul torrente stesso dalla forza della natura. E ancora autovetture accartocciate e sommerse dal fango. Una costante in questi giorni. Le saracinesche di alcune botteghe sembrano trattenere a forza la massa di terra che -spinge- dall’interno per riversarsi sulla strada. La -tipica- cameretta da teenager letteralmente sventrata ma con i poster dei propri idoli appesi alla parete. Le cuffiette di un i-pod si intravedono tra le pietre. Ci ritroviamo poi nel bel mezzo di una delle frane più imponenti e la sensazione è tremenda di fronte allo strapotere della natura. E poco più in la, incredibilmente illese, al -sicuro- nel proprio recinto, quattro galline zampettano non curanti del disastro che le circondano. A Molino invece una vecchietta si ostina a pulire con certosina cura le sedie sul proprio terrazzo. E’ uno dei disperati modi di tornare ad una normalità ormai distante una settimana.

EMANUELE RIGANO – SEBASTIANO CASPANELLO

In basso photogallery Dino Sturiale

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