I dipendenti ricevuti in Sala Consiglio Comunale dal Sindaco. L'assessore alla sanità Russo: «Mai parlato di chiudere il Piemonte, prevista solo una razionalizzazione». A fare da sfondo l'azzeramento della Giunta Lombardo, di cui Russo dovrebbe essere l'unico superstite
Alzi la mano chi si aspettava una giornata “politico-popolare” come questa.
Tutto ha avuto inizio dalla manifestazione organizzata da Cgil Cisl e Uil a piazza Municipio, alla presenza di tanta gente, riunita sotto l’insegna di uno slogan: “L’ospedale Piemonte non deve chiudere”.
A fare eco anche diversi esponenti politici come, tra gli altri, i consiglieri comunali Carreri, Pergolizzi, Cocivera, Gennaro, il consigliere povinciale del Pd Pippo Rao e i deputati regionali Panarello e Rinaldi.
Ai megafoni, i sindacalisti Crocè (cgil), La Rosa (cisl) e Amato (uil) che unanitariamente affermavano: «Messina è vicina ad una catastrofe: qualora si perdesse il presidio ospedaliero, Messina andrebbe a morire, senza futuro per i nostri figli».
Grande assente inizialmente il sindaco Buzzanca, “chiamato” a gran voce dalla folla. E il primo cittadino non si è fatto aspettare, scendendo tra i manifestanti e invitando gli stessi ad accomodarsi in Sala Consiglio, che da lì a poco si sarebbe riempita di centinaia di dipendenti del nosocomio.
Il sindaco ha da subito lanciato una “staffilata” al governo Lombardo, parlando da “medico e da politico”: «Sono con voi nella protesta, la mancanza di fondi atti a mettere in sicurezza il Piemonte non può essere una scusante per privare i messinesi del diritto alla salute. Vi sono interventi che devono essere effettuati nell’ordine dei 10-15 minuti: aspettando il sisma, in città si farebbero morire decine, centinaia di cittadini, privati di un’assistenza sanitaria fondamentale. L’assessore Russo ha mancato di rispetto alla città!».
Tra applausi (pochi) e fischi (tanti) della platea, circola una voce inaspettata: sta per arrivare a Palazzo Zanca proprio l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo.
Ed in effetti l’assessore della giunta Lombardo entra in sala, salutando a stento Buzzanca e dandogli sempre le spalle durante il suo intervento, confermando di fatto il cattivo sangue che corre ormai tra le due amministrazioni. Russo è un fiume in piena e, interrotto solo dalle vibranti proteste dei lavoratori, vuol far chiarezza sulle “menzogne”, a suo dire, dette sulla vicenda nelle ultime settimane.
«Amo assumere le mie responsabilità – tuona Russo – e voglio smantellare i difetti di questo sistema sanitario che produce poco e consuma tanto. Voglio spazzare via le falsità dette sul conto dell’assessorato da me guidato: non esiste un solo atto nel quale si fa riferimento alla chiusura dell’ospedare Piemonte. Il 25 marzo scorso l’Ars ha votato una legge volta a modificare l’intero sistema sanitario regionale, prevendendo anche interventi a Messina, tra questi anche l’accorpamento (e nient’altro) dell’Ospedale Piemonte al Papardo, integrando al meglio le potenzialità delle due strutture».Ma tutto ciò, continua Russo, non ha nulla a che vedere con il rischio sismico.
«Quella è una questione vecchia, è stato l’allora direttore Generale Eugenio Croce, nel 2003, a chiedere un finanziamento per ammodernare il complesso. É solo “grazie” ai tempi della burocrazia che la domanda è stata presa in considerazione dal presidente della Commissione Sanità Nino Beninati soltanto adesso, che ha appurato un pericolo strutturale per la struttura dell’ospedale». E una cosa del genere non può restare inascoltata, dice Russo, che ha attivato le procedure e i tavoli tecnici necessari, di concerto con la Protezione Civile, volti ad appurare la natura del rischio, se è il caso convocando sin da subito altri tavoli tecnici per capire meglio la questione.
Ma questa non è la scusa per chiudere l’Ospedale Piemonte, il diritto al lavoro verrà garantito ai dipendenti che, peggiore delle ipotesi, si trasferiranno al Papardo. A non voler sentire ragioni è il sindaco Buzzanca che in questo clima da “separati in casa” accusa di demagogia Russo che però insiste: «il Piemonte non scenderà sotto i 120 posti letto».
Finito l’infuocato dibattito (e anche l’astioso colloquio tra Buzzanca e Russo), l’assessore alla Sanità, rispondendo alle domande dei giornalisti afferma: «Faremo del Piemonte un polo sanitario nel quale i cittadini potranno trovare un punto di riferimento per quanto riguarda la neonatologia, il pronto soccorso e assistenza ambulatoriale».
IN FOTOGALLERY LE IMMAGINI DELLA GIORNATA
(foto Dino Sturiale)
