L'approvazione del Prp è all'ordine del giorno del comitato convocato dal presidente dell'Authority Lo Bosco per le 16. Ma c'è chi ha ancora qualche riserva
Siamo al dunque. Alle 16 di questo pomeriggio si riunisce il Comitato portuale, l’organo composto dai rappresentanti, in tutto venticinque, dei vari soggetti interessati a ciò che riguarda il porto e il rapporto tra esso e la città, con all’ordine del giorno l’approvazione definitiva del Piano Regolatore del Porto. Il presidente dell’Autorità portuale, Dario Lo Bosco, sta dando l’impulso finale al lungo iter di un Piano che, è bene ricordarlo, è frutto del lavoro dell’ex presidente Enzo Garofalo e del suo staff diretto dall’ing. Francesco Di Sarcina.
L’ultima riunione, tenutasi quindici giorni fa, ha di fatto sancito la fine della querelle sul punto franco. La decisione, che secondo la legge 84 del ’94 spetta all’Autorità portuale (cade, dunque, ogni conflitto di competenze con l’Ente porto) va solo in un senso: realizzare la centrale operativa del Punto Franco nella zona di Giammoro – San Filippo del Mela. Chiuso questo capitolo (e riaperto il dibattito sull’utilità dell’esistenza dell’Ente Porto), nell’ultimo Comitato si era anche ribadito come la cantieristica andasse tutelata dal Piano regolatore, apportando nel caso anche delle modifiche. Proprio Di Sarcina, in un’intervista al nostro giornale, ha chiarito: «Per quanto riguarda la zona Falcata, siamo stati invitati a riflettere per dare più “ossigeno- alla cantieristica. Un plesso turistico-alberghiero ha bisogno di spazi, se la maggioranza degli addetti ai lavori ci chiede di dedicarne di più alla cantieristica, è chiaro che si dovrà ridurre quello pensato originariamente per alberghi e strutture turistiche. Abbiamo a questo punto mantenuto il piccolo porticciolo turistico previsto per quell’area, e pensato ad un unico grande edificio, probabilmente a torre, con all’interno uffici, ristoranti, negozi e, a quel punto, anche strutture di tipo alberghiero. Abbiamo lanciato la proposta di una torre alta 66 metri, per la quale il Comune ha chiesto di fare una riflessione, ma è bene che si sappia che in tutto il mondo esistono costruzioni del genere. L’idea, in soldoni, è di mantenere la stessa volumetria ma sviluppandola in altezza».
Le perplessità maggiori, manifestate da alcuni sindacati tra cui l’OrSA, permangono sul ridimensionamento del parco ferroviario e sul Molo Norimberga. Anche qui Di Sarcina, qualche giorno fa, ha precisato: «Posso smentire che si riduce il parco ferroviario, che rimane quello che era, e stesso discorso vale per le passerelle d’imbarco. Resta l’ottimizzazione da compiere per la struttura generale del Molo Norimberga, e devo dire che il dialogo con Rfi si sta sviluppando positivamente». Aggiungendo, nello specifico, che« Il molo Norimberga è stato pensato, in termini tecnici, come “multipurpose-, multiuso in sostanza. Si tratta del terminal commerciale-portuale di Messina, tarato sulle effettive possibilità e sui volumi di traffico esistenti, e va letto in un’unica visione generale che comprende il completamente di Tremestieri e il porto di Milazzo, che rientrano nelle competenze dell’Autorità portuale. Il terminal è dedicato a mantenere l’attività di traghettamento, soprattutto per i momenti di emergenza, per il traffico cosiddetto “lo-lo-, le navi da carico».
Altro punto delicato, non più oggetto di discussione nel Comitato ma al centro di alcune polemiche nei mesi passati, la questione dei porticcioli, in particolare quello di Grotte, voluto da privati, e quello della Rada San Francesco, previsto dal Prp. Due strutture che non sono incompatibili, come Di Sarcina ci ha spiegato nella nostra intervista: «Il porto turistico può essere un valore aggiunto, e ci tengo a chiarire che è qualcosa di diverso da quello che si intende realizzare a Grotte. Ci sono varie tipologie di porti turistici, che dipendono dagli spazi disponibili nell’indotto. Se questi spazi sono ampi, e offrono più margini per l’edilizia e per un ritorno dell’imprenditoria privata, allora il porto si definisce “marina-, ed è quello che si immagina di realizzare a Grotte. Per quanto riguarda il porticciolo previsto dal Piano regolatore, più vicino alla città, si tratta di una struttura più piccola, con pochi posti barca, per imbarcazioni minori, con edilizia di supporto più limitata. Questo sarebbe il porticciolo della Rada San Francesco, dedicato più che altro ai transiti, l’uno dunque non esclude. Si deve capire – prosegue Di Sarcina – che c’è un movimento enorme attorno a strutture di questo tipo. La Sardegna ha un rapporto altissimo tra popolazione e posti barca, mentre in Sicilia c’è una domanda enorme rispetto ai porticcioli esistenti. E mentre ancora discutiamo, a Villa San Giovanni se ne sta ultimando un altro. Nella provincia di Messina esistono un centinaio di aziende che operano nell’indotto della nautica di diporto, e sono costrette a lavorare fuori dalla Sicilia».
Oggi, dunque, potrebbe essere il giorno del “sì- definitivo. Fra qualche ora vi aggiorneremo sulle decisioni che il Comitato prenderà.
(Nella fotogallery, i prospetti di alcune parti del progetto)
