Pino Siciliano, 60 anni è uno dei magistrati di lungo corso del distretto giudiziario messinese.
Da qualche tempo sostituto alla Procura ordinaria dopo aver ricoperto per anni l’incarico di Procuratore aggiunto e capo del pool Pubblica amministrazione.
Dal suo tavolo sono passate le inchieste più delicate che hanno riguardato la vita politica ed amministrativa di Messina degli ultimi dieci anni. Era Siciliano che decideva l’assegnazione dei fascicoli ai colleghi del suo pool e quelli da tenere per se e condurre personalmente. Centinaia di inchieste scottanti, alcune andate a buon fine, molte di cui si sono perse le tracce. Faldoni rimasti chiusi nei polverosi armadi di Palazzo Piacentini o in alcuni casi conclusi con delle archiviazioni.
L’elenco è lungo e serve solo a ripercorrere alcuni dei fatti giudiziari più importanti seguiti in prima persona dall’ex Procuratore aggiunto.
Una menzione d’obbligo va all’inchiesta sul “pastrocchio elettorale” compiuto nelle ultime elezioni amministrative del giugno scorso. La defezione di decine di presidenti di seggio, schede e registri elettorali spariti, risultati definitivi e proclamazioni giunti a distanza di parecchi giorni dalle votazioni. Messina maglia nera in Italia eppure, dopo i fuochi d’artificio iniziali, gli interrogatori ed i sequestri, sulla vicenda è calata una pesantissima pietra tombale. Altre inchieste importanti: quella sull’emergenza rifiuti in una Messina invasa dall’immondizia, l’azzeramento dei cda di Amam ed Ato 3, lo scempio dell’ex ospedale Margherita lasciato nell’abbandono più totale, lo sciopero selvaggio dei lavoratori dell’ATM, i lavori di realizzazione della tranvia, la mancata realizzazione della discarica di Pace, la mancanza di una discarica cittadina per il conferimento dei rifiuti, la gestione della nave Cariddi, le assunzioni sospette di ausiliari all’ATM, la mancata costruzione degli svincoli Giostra ed Annunziata, la mancata approvazione della riforma dei quartieri.
Poi improvvisamente i primi guai giudiziari. Nel maggio di due anni fa Siciliano viene indagato nell’inchiesta “Oro Grigio” sulla speculazione edilizia al complesso Green Park di Torrente Trapani. Le ipotesi di reato sono di rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale. Secondo gli inquirenti, tramite il suo amico Michele Caudo, comunica all’architetto Manlio Minutoli, capo settore Urbanistica del Comune di Messina, che nel suo ufficio la Squadra Mobile aveva posizionato alcune microspie. Il giorno dopo Minutoli decide di trasferirsi in un’altra stanza. Attualmente, per questa vicenda, Caudo è sotto processo a Reggio Calabria.
Per queste confidenze Siciliano era stato prima indagato e poi la sua posizione era stata archiviata. Ma durante il processo di primo grado a Caudo l’ex Procuratore aggiunto è stato nuovamente indagato.
Ma di Pino Siciliano si è parlato ultimamente anche per la vicenda definita Parentopoli e relativa ai concorsi all’Università di Messina. A risultare fatale una telefonata fatta dal magistrato alla signora Melitta Grasso, moglie del Rettore Franco Tomasello in cui caldeggiava il figlio Francesco per un posto di ricercatore. Anche quest’inchiesta è sui tavoli degli inquirenti reggini.
Lo scorso anno Siciliano si candidò per la carica di Procuratore capo a Barcellona ma fu sconfitto dal collega palermitano Salvatore De Luca che ebbe la meglio per 16 voti a 7. Quindi l’addio alla poltrona di Procuratore aggiunto di Messina e la nomina a sostituto procuratore.
