Malasanità. Sicilia e Calabria ai primi posti in Italia per decessi

Malasanità. Sicilia e Calabria ai primi posti in Italia per decessi

Malasanità. Sicilia e Calabria ai primi posti in Italia per decessi

mercoledì 27 Ottobre 2010 - 22:46

Nel giro di un anno le due regioni hanno fatto registrare 88 vittime la metà dell'intero totale nazionale. All'interno gli ultimi casi di malasanità più eclatanti

Se non è un bollettino di guerra poco ci manca: in Italia, in media, ogni mese, si contano 15 casi di presunta malasanità che finiscono sotto la lente d’ingrandimento della Commissione errori. Uno ogni due giorni. Non tutti i casi, quindi, ma solo quelli di cui si occupa la Commissione parlamentare. E non sono pochi. In poco più di un anno, dal primo ufficio di presidenza di fine aprile 2009 a metà settembre 2010, si contano 242 casi all’esame. Episodi di presunta malasanità, di cui 163 hanno fatto registrare la morte del paziente. O per errore diretto del personale medico e sanitario, o per disservizi o carenze strutturali. Ben 163 vittime di cui 88 – praticamente la metà – concentrate in due sole regioni: Calabria (50) e Sicilia (38). E’ quanto emerge dall’analisi dei casi di malasanità all’esame della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, in possesso dell’Adnkronos Salute. Episodi che dopo un esposto, una segnalazione, o magari un articolo di giornale, arrivano sul tavolo del presidente della Commissione Leoluca Orlando. Che interviene. L’analisi, se da una parte fa emergere il grande lavoro e la capillare attenzione da parte della Commissione, dall’altra mostra un lato sinistro della sanità nazionale: su 242 casi ‘attenzionati’, ben 64 si sono verificati in Calabria, 52 in Sicilia, 24 nel Lazio, 15 in Campania, Puglia e Lombardia, 14 in Veneto, 12 in Toscana, 9 in Emilia Romagna, 8 in Liguria, 6 in Piemonte, 2 in Friuli Venezia Giulia e in Abruzzo, 1 in Trentino Alto Adige, Umbria, Marche e Basilicata.

Anche per quanto riguarda i decessi, a finire sul podio più alto di questa triste classifica è la Calabria. Tra gli episodi all’esame della Commissione errori, i morti legati a presunti – presunti finché la magistratura non lo accerta – casi di malasanità in terra calabrese sono stati 50. Tanti i decessi anche in Sicilia: 38. Seguono il Lazio con 14 morti, Campania 12, Puglia 9, Liguria 8, Emilia Romagna e Toscana 7, Veneto 6, Lombardia 4, Piemonte 2, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Basilicata 1.

Scorrendo le tabelle della Commissione, su un totale di 242 casi di malasanità, 186 riguardano presunti errori da parte dei medici e del personale sanitario. Errori che potrebbero aver causato 123 decessi. Anche qui, sezionando il dato su base territoriale, si evidenziano le situazioni più critiche in Calabria e Sicilia. Nelle strutture sanitarie calabresi si contano 56 presunti errori all’esame della Commissione, in Sicilia se ne registrano invece 36. La poco onorevole medaglia di bronzo, anche in questo caso, spetta al Lazio con 15 casi di presunti errori.

I casi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l’errore diretto del camice bianco. Spesso sono figli di disservizi, carenze, strutture inadeguate. Tutte lacune del Servizio sanitario nazionale che la Commissione cataloga come ‘altro’. Su 56 casi totali registrati in tutto il Paese (che hanno portato a 40 vittime), 16 riguardano gli ospedali siciliani, 9 le strutture del Lazio, 8 quelle della Calabria. Nota positiva: sono cinque le Regioni in cui – al momento – non si sono registrati casi di malasanità di tipo, per così dire, strutturale: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria e Marche.

Ecco i principali casi di malasanita’ finiti alla ribalta delle cronache su cui la Commissione errori sanitari, attiva dal primo aprile 2009, ha aperto un’indagine. Sulle vicende sono in corso anche inchieste della magistratura:

– 8 dicembre 2009: a Canicatti’ (Agrigento) muore per setticemia una neonata romena di 7 giorni, che era stata partorita su una sedia dell’ospedale Barone Lombardo. Sulla vicenda la Procura di Agrigento indaga 11 sanitari, medici e infermieri;

– gennaio 2010: muoiono agli Ospedali riuniti di Foggia due neonati a 7 giorni di distanza l’uno dall’altro. Sulla vicenda e’ stata anche disposta un’ispezione ministeriale e un’inchiesta penale con 30 indagati;

– marzo 2010: muore una bimba di 4 anni a Cosenza. La bambina, di origine cinese, era stata rimandata a casa dopo un primo ricovero a Cetraro per febbre alta e dolori di pancia. In seguito all’aggravarsi delle sue condizioni era stata poi ricoverata a Cosenza, dov’e’ morta. Indagati otto medici.

– aprile 2010: al Policlinico di Napoli della seconda universita’ muore una bambina nigeriana di 5 anni dopo un intervento di ernia ombelicale. Aperte inchieste della magistratura e dal Ministero della Salute.

– giugno 2010: dodicenne muore in corsia a Reggio Calabria. Il ragazzo era stato ricoverato in seguito ad un incidente stradale ed era poi entrato in coma. Diciassette gli avvisi di garanzia a medici e infermieri per l’assistenza prestata al giovane.

– luglio 2010: muore nell’ospedale di Rossano una neonata dopo un parto cesareo d’urgenza effettuato per il distacco della placenta. La donna era stata prima accompagnata all’ospedale di Trebisacce, dove il reparto di ostetricia era stato chiuso nel 2009. Sulla vicenda anche la Procura di Rossano ha aperto un fascicolo;

– luglio 2010: muore una tredicenne ricoverata per broncopolmonite. La ragazza era entrata una decina di giorni prima all’ospedale di Rossano, per essere poi trasferita a Cosenza dopo che le sue condizioni erano diventate critiche. Sulla vicenda la Procura di Cosenza ha aperto un’inchiesta.

– agosto 2010: al Policlinico di Messina lite in sala parto sull’opportunita’ del taglio cesareo a una donna di 30 anni, che ha poi subito l’asportazione dell’utero, mentre il bimbo ha subito due ischemie cerebrali. Sospesi tre medici e aperta un’inchiesta.

– settembre 2010: nuova lite tra medici in sala parto a Messina. Il bimbo e’ ricoverato in coma farmacologico. Aperta un’inchiesta.

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