Messinambiente cita in giudizio l’Ato3: «Ci dovete 24 milioni». E l’Ato: se perdiamo, paghi il Comune

Messinambiente cita in giudizio l’Ato3: «Ci dovete 24 milioni». E l’Ato: se perdiamo, paghi il Comune

Messinambiente cita in giudizio l’Ato3: «Ci dovete 24 milioni». E l’Ato: se perdiamo, paghi il Comune

giovedì 14 Ottobre 2010 - 22:27

Contenzioso legale a tre: duri attacchi reciproci tra le società che gestiscono il settore rifiuti e ambiente della città. Già il 25 ottobre la prima udienza su un decreto ingiuntivo da 3,9 milioni

Messinambiente cita in giudizio l’Ato3 chiedendo il pagamento di 24,6 milioni di euro, l’Ato3 si oppone lanciando siluri verso Messinambiente e al tempo stesso chiama in causa il Comune, affinché sia Palazzo Zanca, nel caso in cui giudice dovesse dare ragione a Messinambiente, a scucire tutto il denaro. Un tutti contro tutti che sancisce la rottura definitiva tra le società che gestiscono il sistema rifiuti a Messina e che potrebbe portare ad una conseguenza a dir poco pesante: la creazione, a fine anno, di un buco nero da quasi 25 milioni di euro nelle casse comunali. Questo il quadro dipinto da un contenzioso legale in corso: il 23 dicembre Messinambiente, Ato3 e Comune si ritroveranno tutti in tribunale per discutere della richiesta avanzata dalla società amministrata da Nino Dalmazio: il riconoscimento di debiti, appunto, per 24,6 milioni. Un grosso banco di prova sarà il 25 ottobre, quando il giudice si esprimerà sul decreto ingiuntivo da 3,9 milioni presentato sempre da Messinambiente nei confronti della società amministrata da Antonio Ruggeri e difesa legalmente dagli avvocati Fabrizio Giuffrida e Marcello Scurria.

Il caso scotta, anche perché Messinambiente e Ato3 non se le mandano certo a dire. Nei documenti dei due legali c’è tutta la storia del rapporto controverso tra le due società, entrate in “contatto” nel 2004, quando l’Ato3 è subentrata al Comune nella convenzione che dal 1999 legava Messinambiente e Palazzo Zanca. L’attacco di Messinambiente: «L’Ato3 ha sempre pagato in base ai propri prospetti e quindi i pagamenti eseguiti, oltre che saltuari ed episodici, non hanno mai coinciso con le fatturazioni di Messinambiente, che invece fatturava i propri servizi e i costi secondo lo schema di convenzione». La risposta dell’Ato: «Messinambiente dovrebbe uniformarsi alle direttive, ai vincoli gestionali e alle previsioni finanziarie dell’Ato, non di certo perseguire una propria “politica imprenditoriale” o ispirarsi al “progetto” originariamente posta alla base della partnership pubblico-privata».

Altro attacco di Messinambiente: ««Il piano d’ambito è stato predisposto dall’Ato nel 2005 con propri criteri tecnici senza tenere conto della realtà strutturale, finanziaria, operativa e occupazionale di Messinambiente». Siluro dell’Ato: «Messinambiente non ha mai adempiuto agli obblighi contrattuali consistenti nella prestazione dei servizi aggiuntivi di raccolta differenziata, richiesti dall’Ato nel 2008 e nel 2009». Un botta e risposta che dice molto. Ma c’è dell’altro. C’è, ad esempio, il nodo dipendenti: l’Ato3 ne ha sempre riconosciuti a Messinambiente 70 in meno di quanti in effetti erano in servizio, pagando di conseguenza. Di contro la società di Ruggeri lamenta «gravi anomalie» nella gestione della società di Dalmazio. A partire dal fatto che Messinambiente lavori non solo per Palazzo Zanca, ma anche per altri soggetti come, ad esempio, il Comune di Taormina, la Caronte & Tourist, il Centro Commerciale Tremestieri, il Policlinico. Il tutto «in palese violazione delle disposizioni vigenti», così come in violazione è il fatto che Messinambiente possieda partecipazioni in altre società, la Somer Srl e Consorzio Nebrodi Ambiente.

A questo punto sembra un’utopia la ventilata ipotesi di una proroga del contratto con Messinambiente, in scadenza a fine anno. Con l’Ato3 che quasi certamente andrà avanti nella ricerca della nuova società a cui affidare il servizio per 25 milioni. Come si ricorderà, l’Ato3 si è già mossa, tra le polemiche dei sindacati, pubblicando sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea l’avviso di pre-informazione di gara per l’affidamento dei servizi che fino alla fine del 2010 gestirà Messinambiente. Del resto quello in atto non è il primo scontro tra le due società. Basti pensare che nel maggio 2008 Messinambiente richiese al proprio legale la presentazione di istanza di fallimento per l’Ato3. Quando si dice che “un matrimonio non s’ha da fare”.

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