I ragazzi dell'istituto Bisazza hanno partecipato al prestigioso Premio -Teofilo Patini- con un saggio su Lucia Natoli, vittima delle fiamme dello scorso agosto
Siamo alle porte dell’estate e cominciano i roghi in Sicilia; devastanti, immotivati, causa di dolorose tragedie. E il pensiero corre subito all’anno scorso, all’incendio di Patti in cui perse la vita Lucia Natoli (nella foto con il marito Matteo Cucinotta, anch’egli vittima del rogo, e la figlia Valeria).
Lucia, una donna che non possiamo e non dobbiamo dimenticare perchè ha lasciato un’impronta significativa nel panorama sociale e culturale di Messina, una città che amava , nella quale ha svolto un’attività multiforme, composita, sempre particolarmente creativa e produttiva: sindacalista; assistente sociale, fino a diventare Dirigente del Servizio Sociale Minorenni di Messina; fondatrice, insieme ad altre professioniste, del primo Consultorio Autogestito messinese; autrice di vari saggi relativi ai problemi del disagio minorile; infine docente a contratto presso la Facoltà di scienze Politiche della città.
Un gruppo di ragazzi del Liceo Bisazza ha svolto un’ accurata ricerca su questo personaggio; questi giovanissimi, iscritti al primo anno, indirizzo Scienze Sociali, hanno preso in esame articoli pubblicati su quotidiani e settimanali, interventi in convegni, hanno raccolto testimonianze e svolto interviste, letto gli scritti della Natoli, per ricostruire la complessa personalità di una donna che ha dato molto alla città in cui operava, modificando procedure ormai rigide ed inefficaci, proponendo strategie d’intervento risolutive e modalità d’approccio inedite ad una realtà difficile quale quella della devianza minorile.
I ragazzi della I B del Bisazza ,(Jessica Cacciola, Angela Cutè, Giovanna Doddis, Alessia Gentiluomo, Luigi Maceli, Cettina Sciarrone, Stefano Tirrito) guidati dalla loro docente di Materie letterarie, Daniela Bombara, si sono appassionati ad un progetto di ricerca che li ha aiutati a capire il significato di espressioni altrimenti generiche quali il tanto abusato impegno sociale, venendo a contatto con un’esperienza di vita che di tale impegno aveva fatto un obiettivo costante.
Hanno detto i ragazzi: questo lavoro ci è servito per capire che non bisogna giudicare chi ha sbagliato, ma è necessario cercare piuttosto di individuare le cause della devianza. Abbiamo scelto questo indirizzo delle Scienze Sociali perché speriamo anche noi un giorno di poter essere innovativi, nel nostro campo, come lo è stata la Natoli. I testi che abbiamo letto e le testimonianze raccolte ci trasmettono l’immagine di una donna forte, determinata, ma al tempo stesso gioiosa, creativa, in grado di dare un’impronta personale ad ogni attività da lei intrapresa.
Il lavoro è veramente coinvolgente e fa comprendere al lettore quanto l’opera della Natoli sia stata significativa e pionieristica in un ambiente ancora legato a modalità d pensiero ed operative decisamente tradizionali. I giovani allievi evidenziano come il contributo della Natoli sia stato decisivo per dare una svolta al lavoro dell’assistente sociale, che oggi è diventato estroverso, aperto, attento ad evitare che si sviluppino, nei confronti del minore, processi di stigma, che il giovane sia quindi etichettato come deviante.
Questo breve saggio, dal titolo -Lucia Natoli: una vita per il lavoro-, è stato presentato al prestigioso concorso nazionale, Premio Teofilo Patini. I volti del lavoro: immagini e parole, nella sezione Lavoro di gruppo a carattere pluridisciplinare; apprezzatissimo dalla giuria, composta da noti personaggi del mondo della cultura quali Sabina Adacher e Walter Capezzali, ha vinto un ambito secondo premio.
Ci auguriamo che un lavoro così valido non costituisca il momento conclusivo di una ricerca bensì il punto di partenza per altri studi che prendano in considerazione figure come Lucia Natoli, che abbiano contribuito a cambiare il volto della nostra città.
