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Operazione Batana: chiesta la conferma delle condanne per presunti affiliati e fiancheggiatori del clan

Redazione

Operazione Batana: chiesta la conferma delle condanne per presunti affiliati e fiancheggiatori del clan

venerdì 17 Aprile 2009 - 17:43

Cercarono di estorcere denaro al titolare dell’impresa “Edile Scavi” di Terme Vigliatore, facendo leva sul potere intimidatorio dell’associazione mafiosa dei batanesi.

Oggi il PG Melchiorre Briguglio ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado per i presunti autori dell’estorsione e dei loro fiancheggiatori.

Si tratta di Salvatore Costanzo Zammataro, di Tortorici, Giuseppe Marino Gammazza, anche lui di Tortorici, dell’imprenditore Vincenzo Armeli di S. Agata Militello; Sebastiano Bontempo, di Tortorici e di Agostino Campisi, di Patti, residente a Terme Vigliatore. I cinque erano stati condannati a 4 anni ed 8 mesi di reclusione dal gip Massimiliano MIcali che li aveva giudicati con il rito abbreviato. Stessa condanna era stata inflitta in primo grado per l’imprenditore edile Giuseppe Karra, di Alcara Li Fusi, la cui posizione in Corte d’Appello è stata stralciata.

L’accusa per tutti è di tentata estorsione aggravata e continuata, compresa l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa dei Batanesi.

Il processo è stato aggiornato al 27 aprile per la sentenza.

L’operazione, scattò nel febbraio 2007, e fu coordinata dal sostituto della Dda Ezio Arcadi. Dopo mesi di indagini i Carabinieri disarticolarono ma cosca tortoriciana dei Batanesi.

Secondo l’accusa il gruppo aveva preso di mira l’imprenditore edile Sebastiano Buglisi. Dopo varie richieste estorsive,minacce ed intimidazioni nel dicembre del 2006 gli fu danneggiato un ufficio a Terme Vigliatore. Fu a questo punto che Buglisi coraggiosamente decise di denunciare tutto ai Carabinieri facendo arrestare gli estorsori.

L’organizzazione voleva tentare di inserirsi nei lavori di posa delle fibre ottiche che la Edil Scavi avrebbe dovuto eseguire grazie ad un appalto da 400.000 euro. Obiettivo dei Batanesi era di far ottenere il subappalto ad una ditta in odore di mafia. Ma, nonostante le ripetute intimidazioni, Buglisi non si piegò al ricatto.

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