Dalle intercettazione emerse anche uno spaccio di ecstasy a ragazzi di appena 12 anni. Minorenni anche gli spacciatori
A luglio, quando scattarono gli arresti, l’operazione “Polifemo”, destò grande allarme sociale. La Squadra Mobile scoprì che un gruppo, con radici nel rione Villa Lina, spacciava droga nella zona di piazza Unione Europea soprattutto a giovanissimi clienti. Ragazzini di 12, 13 anni che acquistavano la marijuana da altri minori utilizzati dal clan come pusher. Ma le intercettazioni telefoniche ed ambientali della Squadra Mobile fecero emergere un quadro ancora più allarmante.
Oggi il sostituto della Dda Vito Di Giorgio e la collega Maria Pellegrino hanno avanzato 14 richieste di rinvio a giudizio. Il provvedimento ha raggiunto Domenico Bonasera, 31 anni (nella foto); Giovanni Vincenzo Rò, 25; Alessandro Amante, 25 anni, Alberto Boncordo, 29 anni; Giovanni Forami, 23 anni; Angelo Cannavò, 28 anni; Placido Orecchio, 35 anni; Salvatore Amante, 21 anni; Giovanni Trifirò, 28 anni; Anna Bonasera, 23 anni; Maurizio Trifirò, 39 anni; Valentina Barbera, 26 anni; Giuseppe Lo Surdo, 38 anni; Daniele Toro, 26 anni. Rispetto al decreto di chiusura delle indagini i due sostituti hanno stralciato solo la posizione del trentenne Francesco Panarello per il quale è necessario un approfondimento d’indagine.
Il gruppo, ritenuto vicino al boss Giuseppe Mulè, attualmente detenuto in regime di carcere duro, sarebbe capeggiato da Domenico Bonasera; Giovanni Vincenzo Rò, ed Alessandro Amante. Gli affiliati reclutavano a Giostra pusher-ragazzini convincendoli con il miraggio di guadagni facili. Ed erano questi stessi ad infiltrarsi nei luoghi frequentati da adolescenti per spacciare la droga. In un’intercettazione Domenico Bonasera e Salvatore Amante, parlano fra di loro di pasticche di ecstasy spacciate la sera precedente in un locale anche a ragazzi di 12 anni.
Lo stesso Bonasera, in auto, raccontò ad un’amica del modo in cui aveva punito uno spacciatore che gli aveva rubato mezzo chilo di marijuana. Prima lo prese a pugni in faccia poi con un coltello gli procurò un profondo taglio ad una mano.
