L'udienza preliminare si terrà il 18 gennaio. Indagati presunti affiliati alle cosche mafiose di Barcellona
Otto richieste di rinvio a giudizio nell’inchiesta antimafia “Pozzo” che il 30 gennaio scorso portò all’arresto dei principali boss di Cosa Nostra barcellonese. Tredici persone finirono in carcere perché ritenute affiliate al clan dei “barcellonesi” e dei “mazzarroti”.
Ora i sostituti della DDA Giuseppe Verzera e Fabio D’Anna e della Procura di Barcellona Francesco Massara hanno avanzato le richieste con l’accusa di associazione mafiosa. L’udienza preliminare è stata fissata per il 18 gennaio davanti al gup Giovanni De Marco.
La richiesta di giudizio ha raggiunto Carmelo D’Amico, 38 anni, (nella foto) capo del gruppo dei barcellonesi, Tindaro Calabrese, 35 anni padrino del clan dei mazzarroti, Antonino Bellinvia, 55 anni, Antonino Calderone, 34, Mariano Foti, 39 anni, Salvatore Micale, 35 di Barcellona, Gaetano Chiofalo, 35 anni di Milazzo e Santo Gullo, 46 anni di Falcone.
Gli indagati sono tutti detenuti in carcere al regime di 41 bis.
Gli inquirenti contestano ai due gruppi di aver gestito, a partire dall’aprile 2007, gli appalti pubblici nel barcellonese e di aver taglieggiato numerosi commercianti ed imprenditori.
In particolare viene contestata un’estorsione compiuta nei confronti dell’imprenditore barcellonese Vincenzo De Pasquale al quale Bellinvia, Chiofalo e Foti chiesero 3000 euro l’anno in cambio di protezione. Di fronte alle resistenze di De Pasquale i tre passarono a vie di fatto. Inizialmente gli fecero trovare una bottiglia piena di benzina davanti alla sede della sua ditta di noleggio e costruzione di videogiochi a S.Andrea. Poi gli fecero sparire un autocarro Fiat Ducato e per finire gli diedero fuoco al capannone. De Pasquale ha sempre negato di aver subito l’estorsione anche di fronte alle contestazioni degli investigatori e nei mesi scorsi ha patteggiato una condanna per calunnia nei confronti dei Carabinieri.
