Circa 200 i professionisti che, a causa dei tagli della legge 133, non avranno più la possibilità di ottenere una cattedra
Il movimentato inizio dell’anno scolastico determinato dai tagli agli organici imposti dalla riforma Gelmini, entrata in vigore quest’anno, ha avuto proprio nella città dello Stretto la base operativa della protesta con la grande manifestazione svoltasi lo scorso 12 settembre. Tanti gli attestati di solidarietà manifestati in queste settimane da esponenti di istituzioni, associazioni, organizzazioni di settore che condividono le ragioni del malcontento e della preoccupazioni provenienti dal mondo della scuola.
A scende in campo a fianco dell’esercito dei precari anche l’Ordine degli ingegneri di Messina, che si farà promotore, in sinergia con la Sede provinciale dello SNID (Sindacato Nazionale Ingegneri Docenti) e con la Commissione Scuola interna, di proposte ed approfondimenti tematici sugli effetti prodotti dai tagli della legge 133 e sulle conseguenze della riforma Gelmini. “L’obiettivo – si legge nella nota – è quello di individuare soluzioni possibili per alleggerire una situazione ormai socialmente compromessa, affrontando anche il tema della sicurezza degli alunni che è messa a rischio in edifici in cui le carenze strutturali si uniscono al sovraffollamento di aule”.
Un interesse, quello manifestato dagli ingegneri alla “causa scuola”, non del tutto disinteressato, considerando che sono circa 200 i rappresentanti del settore direttamente interessati dai tagli della riforma, vista la contestuale riduzione, nei prossimi anni, delle ore dedicate alle materie tecniche, della razionalizzazione degli istituti scolastici e delle classi, che hanno determinato e determineranno nei prossimi anni, una sostanziale riduzione di cattedre in ogni classe di concorso riguardanti le discipline tecniche. “Su tale argomento – specifica l’Ordine – verrà richiesta una forte e decisa presa di posizione del Consiglio Nazionale Ingegneri presso il Ministero dell’Istruzione”.
foto Sturiale
