Ponte, a Catania convegno ad alto profilo con i più grandi esperti internazionali: «E' un progetto sicuro e affidabile»

Ponte, a Catania convegno ad alto profilo con i più grandi esperti internazionali: «E’ un progetto sicuro e affidabile»

Ponte, a Catania convegno ad alto profilo con i più grandi esperti internazionali: «E’ un progetto sicuro e affidabile»

sabato 22 Maggio 2010 - 11:06

Nella Città Etnea, gli scienziati e i tecnici hanno esaltato il progetto e gli ingegneri catanesi, messinesi e reggini hanno deciso di accogliere la sfida

S’è concluso, a Catania, il convegno ‘Il Ponte sullo Stretto, la Sfida dell’Ingegneria‘: s’è trattato di uno dei più grandi eventi mai realizzati sulla grande opera dello Stretto. L’ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania, che ha promosso la manifestazione con il supporto di un Comitato Scientifico altamente qualificato, composto da Enzo Siviero, Luigi Bosco, Vincenzo La Manna, Marco Muratore, Giuseppe Puglisi e Andrea Santangelo (indiscussi gotha del settore), ha condensato in una giornata il top degli esperti mondiali in materia di Ponti. E parliamo di scienziati, tecnici a cui hanno fatto da cornice tutti i rappresentanti dei principali enti istituzionali, politici, amministrativi, accademici, universitari e sindacali.

Il messaggio lanciato dagli organizzatori sin dall’inizio è stato chiaro: «Mettiamo da parte ideologie e appartenenze politiche, parliamo del Ponte in sè. Anche perchè opere di questo tipo non hanno alcun tipo di colore partitico». E così s’è sviluppata un’interessantissima discussione decisamente inedita fino ad oggi: s’è parlato di Ponte per oltre 14 ore senza mai pronunciare la parola ‘Berlusconi‘. O ‘Prodi‘ o così via.

Principali protagonisti della giornata sono stati due ospiti stranieri: il Danese Klaus H. Ostenfeld, Presidente Onorario della COWI, l’azienda che ha progettato il Ponte sullo Stretto, e il Cinese Man-Chung Tang, Presidente della T.Y. Lin International.

Ostenfeld con una lunga e appassionata relazione ha spiegato tutti i dettagli del progetto del Ponte, illustrandone le origini, le motivazioni, i metodi di studio, i punti d’arrivo e smontando con numeri, dati tecnici e garanzie scientifiche molti dei motivi che hanno alimentato le battaglie no-pontiste. Secondo Ostenfeld il Ponte «non avrà problemi nè per i terremoti, nè per i venti, nè per altri eventi. E’ progettato per resistere a catastrofi naturali ben più sconvolgenti di quelle che fino ad oggi, nella storia millenaria dello Stretto, hanno colpito questo luogo. Anche in Danimarca – ha sottolineato – durante la progettazione del Ponte di Øresund, che oggi collega il mio Paese alla Svezia, c’era un’opinione pubblica scettica e contraria. Più del 50% dei cittadini non volevano quel Ponte. Dal giorno in cui è stato inaugurato, nessuno si permette di ribadire posizioni di quel tipo ma sono tutti felici e contenti».

La Danimarca, dopotutto, è rinomata come la ‘patria’ dei Ponti. Qui si sono formati i più grandi ingegneri, architetti e tecnici esperti del settore in materia pontistica. E’ un Paese che da sempre è leader nella costruzione di Ponti: oltre a quello di Øresund, c’è anche lo Storebæltsbroen, un altro grande ponte che collega le due isole principali danesi. Sono in fase di progettazione altri due giganteschi ponti: uno dalla Danimarca fin in Germania e un altro interno tra due sponde Danesi.

La COWI, azienda danese leader mondiale del settore oggi facente parte dell’Eurolink, l’associazione temporanea di imprese, Contraente Generale per la progettazione e realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, è la più autorevole e certificata voce che possa garantire sul progetto del Ponte sullo Stretto.

Subito dopo Ostenfeld ha preso la parola il Cinese Man-Chung Tang, Presidente della T.Y. Lin International (http://www.tylin.com/), un’azienda fondata nel 1954 da Tung-Yen Lin e con sede a San Francisco. E’ una prestigiosissima società di consulenza che fornisce servizi completi di ingegneria, tecnica e architettura per la progettazione dei ponti più complessi, difficili e con strutture speciali. L’azienda realizza la pianificazione, la progettazione e la costruzione di supporto per aeroporti, edifici, ponti, strade, autostrade, porti, ferrovie e molto altro ancora. Con sedi in molti Stati degli USA e in numerosi Paesi dell’Asia, l’azienda dispone di uno staff professionale di oltre un migliaio di ingegneri, progettisti, architetti e scienziati. Man-Chung Tang è il loro Presidente e, a Catania, ha parlato per oltre un’ora seguendo la suggestiva storia dei Ponti nel mondo, illustrandone i vari tipi e, soprattutto, i vari records ricordando che «nel nostro settore la competizione è un elemento basilare che stimola la ricerca e la realizzazione di opere meravigliose». Man-Chung Tang ha illustrato la realtà Cinese, mostrando un Paese che negli ultimi anni si sta sviluppando tantissimo tanto da diventare il paradiso degli ingegneri pontisti, per la quantità e la qualità di ponti che vengono richiesti e finanziati. Ponti che, molto spesso, «sono realizzati in aree naturali molto più complicate e difficili rispetto allo Stretto di Messina, e che in alcuni casi richiedono sforzi tecnici abnormi, che nello Stretto sono già stati superati dalla progettazione dell’opera attualmente in fase di stesura definitiva da parte di Eurolink».

Gli interventi di Siviero, Fiammenghi e altri tecnici italiani vanno a rincarare la dose e ribadire le linee guida espresse da Klaus H. Ostenfeld e Man-Chung Tang.

Enzo Siviero, ordinario di Ponti all’Università IUAV di Venezia, ha raffigurato, nella prospettiva di uno Stretto di Messina con il Ponte in piedi, «Scilla e Cariddi non più come due mostri, ma come i due principali fari del Mediterraneo. Ponte significa pace. Costruire ponti è significativo a livello culturale. Stiamo immaginando un Ponte da vivere, come opera contrapposta ai muri e alle divisioni. Chi distrugge e critica i Ponti, solitamente, è chi vuole fare le guerre».

Estremamente profondo e approfondito tecnicamente anche l’intervento di Giuseppe Fiammenghi, Direttore Generale della Società ‘Stretto di Messina‘. Ha ribadito che i lavori del Ponte sono già iniziate, che sono in corso gli studi per la progettazione definitiva (che verrà presentata in autunno) e che tra 2016 e 2017 il Ponte sarà completato e aperto al traffico. «Mentre dico questo ho i brividi. Sento che stiamo portando a termine un progetto che ci ha impegnato per decenni». Illustrando un video estremamente tecnico e approfondito su come verrà realizzato il manufatto, Fiammenghi ha aggiunto che «sul Ponte ci sono tantissime leggende metropolitane. C’è chi dice che sarà chiuso un tot. di giorni l’anno, che cadrà alla prima scossa di terremoto, che è troppo lungo per essere a campata unica ecc. ecc. In realtà sono tutte falsità: il Ponte sarà aperto 365 giorni su 365, non ha alcun tipo di problema di fattibilità e di stabilità. Ci divertiamo ad ascoltare certe cose ma stiamo pensando di fare un libro in cui le raccoglieremo tutte e, una ad una, le smontieremo con dati tecnici, scientifici e assolutamente certificati».

E, a proposito del titolo del convegno (‘Il Ponte sullo Stretto, la Sfida dell’Ingegneria’), l’intervento che in modo più calzante ha dato una risposta alla provocazione è stato quello di Francis Cirianni, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Reggio Calabria. Cirianni ha tenuto alta la bandiera professionale e ha sottolineato le capacità della categoria rispondendo che «gli ingegneri di Reggio, Messina e Catania sono pronti ad accogliere la sfida del Ponte». Ma, proprio da Cirianni sono arrivate alcune note che dovrebbero far riflettere non tanto sulla fattibilità tecnica (assolutamente non in discussione, almeno alla luce di quanto emerso in questo incontro) nè sull’importanza strategica dell’opera e della sua valenza («è fuori da ogni dubbio, nessuno può mettere in discussione l’importanza del Ponte» ha detto lo stesso Cirianni) quanto invece sulle intenzioni politico/economiche nei confronti di questo territorio. «Il Ponte – ha detto infatti Cirianniè strategico e importante come opera d’arte, ma può assumere un vero significato solo all’interno di un sistema di infrastrutture. Il Ponte e le altre opere non sono alternative, bisogna fare tutto insieme e per questo chiedo a chi di competenza, all’Anas, a Rfi e anche alle forze politiche di Governo e Ministero che intenzioni hanno per infrastrutturare Calabria e Sicilia oltre al Ponte, opera su cui tutti siamo d’accordo. Mi riferisco, in modo particolare, all’alta velocità ferroviaria e al completamento delle reti stradali e autostradali essenziale per lo sviluppo e il rilancio di queste due Regioni». Un monito ricalcato subito dopo da Rodolfo De Dominicis, Presidente della Società degli Interporti Siciliani.

Ma in tal senso, le risposte dei rappresentanti di Anas e Rfi, che hanno preso la parola subito dopo, sono state abbastanza vaghe.

Siamo ai titoli di coda di un articolo che vuole raccontare una giornata importante, che, se vogliamo, in un certo qual modo segna una svolta nell’approccio alla tematica del Ponte, non più dal punto di vista politico e ideologico quanto invece, finalmente, sotto l’aspetto tecnico e scientifico.

Una riflessione finale è obbligatoria, relativa al fatto che un evento così importante e prestigioso sul Ponte dello Stretto si sia svolto a Catania. Non a Messina. O a Reggio, Villa o Cannitello. A Catania. Una città che ha fatto del suo spirito intraprendente e imprenditoriale un cavallo di battaglia per affermarsi nel mondo del mercato e dell’economia molto più di quanto non siano riuscite a fare, negli ultimi decenni, le due città ‘gemelle’ dello Stretto.

E a Catania s’è parlato dello Stretto senza tralasciare nulla. Con piena cognizione della realtà economica, infrastrutturale, sociale, naturalistica, geologica e culturale del territorio di Messina e Reggio.

Viene in mente un Reggina-Catania di serie A: era il 4 novembre 2006. Allo Stadio Granillo gli Etnei vinsero per 1-0 e i tifosi rossoblù tornarono a casa cantando «siamo noi, siamo noi, i padroni dello Stretto siamo noi».

Ironicamente, certo.

Ma mica tanto…

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