Il Ponte? Fidatevi di noi, buona gente!

Il Ponte? Fidatevi di noi, buona gente!

Redazione

Il Ponte? Fidatevi di noi, buona gente!

venerdì 27 Febbraio 2009 - 10:08

Vorremmo saperne di più

E così si ricomincia.

Dopo quasi tre anni di assenza, l’ombra del Ponte torna ad allungarsi sulla città del Peloro.

Oggi, venerdì 27 Febbraio, infatti, il Cipe dovrebbe restituire alla Stretto di Messina il miliardo e trecento milioni che il Governo Prodi si era ripreso, dirottandolo, in buona parte, lontano da Messina e Reggio.

Messinesi e Reggini si dividono tra chi considera l’annuncio del pacioso Ministro una buona notizia e chi una sciagura.

Si discute sul Ponte anche in altre parti d’Italia e – più silenziosamente – d’Europa.

Mi sto allargando troppo? Credo di no: il collegamento stabile tra Sicilia e continente non è un fatto privato dei cittadini peloritani o dei Siciliani, per la semplice ragione che – oltre a causare l’abbattimento di parecchie case vicino al Pantano piccolo – è un primo, fondamentale passo per modificare i grandi flussi trasportistici mediterranei ed europei. Come primo anello di una catena che potrebbe spostare soldi, tanti soldi, da una parte all’altra d’Europa, interferirà in misura non indifferente sulla vita delle prossime generazioni di Meridionali. E non solo.

Non tanto durante la costruzione, ma soprattutto dopo.

Per chi oggi ha una decina d’anni, il domani non sarà affatto lo stesso col Ponte o senza.

Passi per la Sicilia – dirà qualcuno -, ma “che ci azzeccano” il resto d’Italia e, addirittura l’Europa?

Ragioniamo insieme. Come è stato evidenziato su questo giornale pochi giorni fa, è in corso di progettazione un percorso alternativo al corridoio Berlino-Palermo (foto 1). Corre lungo la costa orientale dell’Adriatico (foto 2), attraverso Croazia, Albania, Montenegro e Grecia. Fino al porto di Patrasso.

Se poi, la Grecia volesse arrivare fino dentro il cuore del Mediterraneo e rendere ancora più appetibile per le grandi navi porta-container questa via verso il nord Europa, basterebbe prolungare il corridoio fino al porto di Kalamàta, sulla punta meridionale del Peloponneso. Il ponte tra l’Europa e il Peloponneso – anche se, per ora, solo stradale – è già fatto (foto 3).

Aree povere, dove i cantieri per la realizzazione di autostrada e ferrovia sarebbero visti come una benedizione del cielo.

Qualcuno pensa che realizzare una tale opera e farvi passare milioni di tonnellate di merci non cambierebbe – in meglio – la vita di migliaia di persone?

Ecco perché il tema va valutato nella sua interezza, anche se – come accade quasi sempre – la decisione, alla fine dipenderà da interessi individuali e momentanei.

Smettiamo adesso di volare alto e guardiamo le cose dal basso, dalla parte dei cittadini dell’Area dello Stretto. Il paragone che ci viene in mente è quello di un uomo che non sta affatto bene in salute. Arriva un medico e gli dice che, per guarire, dovrà sottoporsi a uno spettacolare intervento chirurgico.

Mai tentato prima.

Non vi pare che il pover’uomo abbia tutto il diritto di sapere – nei minimi dettagli – cosa gli faranno e, soprattutto, come starà dopo?

La nostra impressione è che chi si è occupato del problema Ponte – almeno fino ad ora – ha agito con l’arroganza dei grandi luminari. Abbia battuto sorridendo la sua grande mano sulla spalla del paziente (?!) con un paterno “Abbia fiducia, buon uomo”.

Con tutto il rispetto per l’Europa, per l’Ottava Meraviglia del Mondo e per la Tecnica delle costruzioni, credo che sia giunto il momento di sapere qualcosa di più.

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