Pre-allarme, Allarme, Cessato allarme: a Messina sud si simula la tragedia del 1.ottobre. Ma la “vera” emergenza è l’intera città

Pre-allarme, Allarme, Cessato allarme: a Messina sud si simula la tragedia del 1.ottobre. Ma la “vera” emergenza è l’intera città

Pre-allarme, Allarme, Cessato allarme: a Messina sud si simula la tragedia del 1.ottobre. Ma la “vera” emergenza è l’intera città

sabato 23 Gennaio 2010 - 09:58

Questa mattina la simulazione dell'evento calamitoso nelle zone colpite dall’alluvione, ma l’ emergenza, ora più che mai, oltrepassa i “confini” della zona sud allargandosi a tutta Messina

Tra una settimana saranno ben quattro i mesi trascorsi dal giorno in cui Messina ha acquisito la piena consapevolezza dell’enorme fragilità delle fondamenta su cui si poggia. Una città che ha scoperto quanto impreparata sia ad affrontare tragedie ed eventi che la portano a confrontarsi con l’imprevedibile violenza della natura.

Superata la fase “calda” dell’emergenza, fatta di lacrime, vittime e dolore, nelle settimane successive quando Messina è stata pian piano lasciata da sola e da sola continua a cercare di rimettersi in piedi, si è avuta la chiara sensazione che qualcosa negli ingranaggi della macchina post-alluvione sembra non abbia funzionato a pieno: fase cruciale la suddivisione dei territori colpiti dal nubifragio in differenti zone cromatiche, verde, gialla, viola, rossa a seconda del grado di pericolosità. In questo fragente, come spesso si dice, tutti i nodi sono cominciati a venire al pettine, ancor di più con la firma delle prime ordinanze di rientro da parte del soggetto attuatore Buzzanca. Provvedimento che, a dispetto di quanto immaginato, non ha incontrato il favore di tutti gli abitanti delle comunità coinvolte, contribuendo invece a creare una netta divisione all’interno dello stesso abitato di Giampilieri, cuore simbolo della tragedia, tra coloro che vivono aldilà e aldiquà del torrente. Un corso d’acqua che rappresenta ora non solo “confine” geografico-naturale ma mentale.

Ora però arriva il momento di cambiare pagina e, di fronte ad una gestione del post-alluvione più o meno condivisibile, si deve spingere per un’ulteriore ripartenza. L’esercitazione organizzata per questa mattina, nel corso della quale è stato simulato l’allertamento della popolazione per evento di frana a Giampilieri, Molino e Altolia, diffusione degli allarmi sonori a Briga Superiore, Pezzolo, Ponte Schiavo e nei comuni di Scaletta Zanclea e Itala, vuole essere lo strumento per far capire a chi la tragedia l’ha vissuta in prima persona che da questo momento in poi la situazione sarà sotto controllo. Un appuntamento che ha forse assunto i contorni di una ripartenza “mentale” prima ancora che pratica. Dopo la dislocazione delle squadre di volontari nelle aree dell’esercitazione, la simulazione è stat avviata con la diramazione dell’avviso meteo e la diffusione dei segnali sonori: il sistema è stato realizzato mediante la collocazione di sirene elettroniche, attivabili a distanza attraverso comandi impartiti tramite un combinatore telefonico GSM che ne consente la gestione in tempo reale, con messaggi di allarme preimpostati a trasmissione via SMS. Sono state collocate 8 sirene elettroniche complete di combinatori telefonici, centraline, sistema di alimentazione, modulo Gsm e scheda Sim.

Un’esperienza, quella mattutina, che vorrebbe costituire il primo passo verso una campagna di prevenzione ed informazione che possa dare modo alla popolazione di sapere come “muoversi” in caso di pericolo. Ma la prevenzione non si limita a questo o quanto meno non più solo al versante ionico: paradossalmente, e sempre con le dovute precauzioni, i villaggi sud rappresentano infatti oggi la zona più “sicura” della città: ed ecco perché se veramente si vuole parlare di prevenzione, con la “P” maiuscola e a 360 gradi, lo sguardo andrebbe ora rivolto al resto di Messina, a tutte quelle zone dove il primo ottobre sembra non aver significato nulla, lì dove si continua a costruire, lì dove si continua ad infierire su un terreno che, volendo usare una metafora, rappresenta un bicchiere già stracolmo d’acqua, basta appena un’altra goccia per far versare tutto il contenuto. Ben venga dunque l’installazione di sistemi di allarme, ben venga la “preparazione” della popolazione a nuovi eventi calamitosi, ma la “vera” prevenzione sta a monte, anzi su tutte quelle colline che “abbracciano” Messina e che, continuando di questo passo, finiranno per “abbandonarla”.

(le foto di Dino Sturiale si riferiscono alla collina su cui sorge il complesso di -Poggio dei Pini-)

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