Procede la demolizione delle baracche a Maregrosso, si procede con la rimozione dell’eternit

Procede la demolizione delle baracche a Maregrosso, si procede con la rimozione dell’eternit

Procede la demolizione delle baracche a Maregrosso, si procede con la rimozione dell’eternit

martedì 02 Marzo 2010 - 14:19

Sull'aspetto sociale della vicenda l'assessore Caroniti spiega: «Abbiamo sollecitato gli assistenti sociali per capire il destino dei bambini finora costretti e vivere tra i rifiuti e chiedere l'elemosina. L'ultima parola spetta al Tribunale dei minori»

Tra polemiche, risposte e contro repliche, questa mattina sono proseguite le operazioni di bonifica e demolizione delle baracche nell’area di Maregrosso e via Adrano, coordinate dall’assessore Isgrò di concerto con gli uomini della Capitaneria di Nunzio Martello. Operazioni oggi seguite in “presa diretta” dall’obiettivo del nostro Dino Sturiale, che nel corso del suo sopralluogo ha immortalato, così come mostrano le immagini a corredo dell’articolo e presenti in photogallery, lo stato di estremo disagio di chi ha vissuto tra sporcizia, immondizia e lastre di eternit. Eternit ancora presente nell’area ma che giovedì, così come spiegato da Isgrò, dovrebbe essere rimosso da alcune squadre specializzate. Terminate le fasi di pulizia e demolizione, secondo una prima ipotesi avanzata dall’assessore alle Manutenzioni (ma l’ultima parola spetta all’assessore al ramo Melino Capone), si potrebbe pensare alla realizzazione di un parcheggio sorvegliato e custodito a pagamento a disposizione dei tanti cittadini che lavorano nelle zone adiacenti via Don Blasco e via La Farina.

Maregrosso cerca dunque di cambiare volto e lo fa con “un’operazione” che più che essere ricordata per la demolizione, -rischia- di passare alla storia per il caso sociale che ne è seguito. L’annuncio dell’abbattimento di baracche e capannoni che insistono, anzi insistevano, nella zona di via Adrano, dove ormai da tempo vivevano una cinquantina di persone provenienti dalla Romania, dunque cittadini comunitari, ha infatti determinato una serie di “cortocircuiti” sia all’interno dell’amministrazione che tra quest’ultima e le associazioni che si prendono cura di chi vive, anzi sopravvive in condizioni disagiate. Da una parte, infatti, la comunicazione diffusa dall’ufficio stampa del comune di Messina lo scorso 23 febbraio ha colto di sorpresa l’assessore alle politiche sociali Pinella Aliberti che si è detta “disinformata” dei fatti data anche la mancata convocazione di una conferenza di servizi. Parole a cui però ha replicato l’assessore Isgrò che ha definito quegli interventi nient’altro che provvedimenti annunciati di cui già da tempo si era data comunicazione.

Un botta e risposta a cui si aggiunge il punto di vista di numerose associazioni che si occupano del sociale e che hanno “accusato” la Aliberti di non aver provveduto in tempo all’individuazione di una sistemazione alternativa per le famiglie sgomberate: «Mettendo da parte il fatto che non ero a conoscenza della situazione – afferma l’assessore – mi domando dove siano stati finora coloro che oggi mi accusano di non essere intervenuta, che invece erano ben a conoscenza della vergognosa situazione in cui soprattutto i bambini erano costretti a vivere. Spesso quelle persone si sono recate in alcune strutture di accoglienza, come quella di Santa Maria della Strada, per fare una doccia e avere un pasto caldo ma pur di vivere in gruppo hanno sempre deciso di far ritorno in quei capannoni fatiscenti».

Per cercare di capire qualcosa di più, così come suggerito dalla Aliberti, ci siamo rivolti a Dario Caroniti assessore con delega alle politiche dell’integrazione multietnica che più da vicino ha seguito la vicenda con l’assessore Isgrò. Per cercare di capire bene il problema riguardante lo sgombero delle famiglie e sul ruolo svolto dall’amministrazione nell’intera vicenda dal punto di vista dell’assistenza sociale, Caroniti sottolinea la differenza con il campo Rom di San Raineri che a breve dovrebbe essere -liberato-: «Il campo presente in zona Falcata è abitato da cittadini extracomunitari, provenienti dal Kosovo e dunque da zona di guerra, per i quali è prevista la possibilità di un sostegno e di un supporto sociale. L’amministrazione infatti – spiega Caroniti – in vista dell’eventuale sgombero si impegna a dare a queste persone un assegno di affitto. Si tratta infatti di comunità ormai perfettamente integrate con la nostra realtà, i bambini frequentano istituti cittadini, i genitori hanno un lavoro. Diverso invece il caso delle famiglie (50 persone all’incirca) “residenti” nelle baracche di via Adrano e Maregrosso. Si tratta di cittadini comunitari provenienti dalla Romania, senza lavoro e per i quali non sussitono le condizioni necessarie affinché sia l’amministrazione a doversi fare carico della loro situazione. Non è nostra intenzione dare una premialità a coloro che occupano abusivamente delle baracche».

Il problema principale, così come spiegato da Caroniti, rimane però quello dei bambini: «Come amministrazione abbiamo sollevato il problema chiamando in causa gli assistenti sociali che valuteranno caso per caso la situazione, soprattutto per capire se i ragazzini che spesso vengono costretti a fare l’elemosina o a piccoli furti, sono effettivamente figli di quelle persone. L’ultima parola spetta però al Tribunale dei Minori: saranno i giudici a decidere se eventualmente affidare i bambini ad apposite strutture: per il resto è naturale che se associazioni come la Caritas o la comunità di Sant’Egidio decideranno di prendersi cura di loro cercheremo di fornire il nostro supporto».

Elena De Pasquale

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