Lo ha organizzato il Collegio provinciale Geometri. Le idee progettuali del prof. Ortolani e di Peppe Caridi di MeteoWeb. Sciacca (Genio Civile): «Non si risolvono le problematiche idrogeologiche ed ambientali con interventi di urgenza»
Tutela del territorio, proposte per la messa in sicurezza dei luoghi alluvionati, contributi dai tecnici che, per competenze professionali, possono dare molto più di una mano d’aiuto nell’auspicato ritorno alla “normalità” dopo l’alluvione del 1 ottobre scorso. Questo è stato, in sintesi, il convegno tenutosi questa mattina nell’aula magna della facoltà di Ingegneria dell’Università di Messina dedicato, appunto, al nubifragio assassino accaduto poco più di due mesi fa. Il saluto istituzionale, data l’assenza dei vari Buzzanca («sono stato invitato questa mattina stessa»), Buzzanca, Cimino e Beninati, è affidato all’assessore alle Manutenzioni Pippo Isgrò: «Abbiamo un patrimonio culturale e professionale in questa città che va valorizzato. Subito da parte nostra è arrivato un no deciso alle new town: la gente deve tornare nei propri luoghi, anche se un prezzo lo pagheremo comunque in termini di demolizioni».
Gli onori di casa li fa Carmelo Citraro, direttore Collegio provinciale dei Geometri, ente organizzatore dell’evento: «A due mesi dall’alluvione abbiamo fatto poco. Anche noi del Collegio riteniamo comunque di non aver fatto abbastanza. Possiamo dare il nostro contributo formando esperti capaci di intervenire sul territorio prima, durante e nel post emergenza». Insieme a lui Carmelo Ardito, presidente del Collegio: «Non si può certo pretendere di mettere in sicurezza le montagne facendo ricorso a reti metalliche o muri di cemento armato. Un’ancora di salvezza potrà essere la corretta gestione del territorio, il rispetto degli equilibri naturali, ridurre al minimo gli sbancamenti e la costruzione di manufatti, estendere il più possibile la copertura vegetale prevenendo la decimazione a causa degli incendi».
Secondo il prof. Franco Ortolani (nella seconda immagine), ordinario di geologia all’Università Federico II di Napoli «si deve ricordare che eventi catastrofici possono verificarsi ancora e che bisogna garantire, almeno, la sicurezza dei cittadini. Bisogna, pertanto, intervenire subito per migliorare i sistemi di difesa e non incrementare ulteriormente i rischi con interventi non adeguati». Ecco, allora, una proposta di messa in sicurezza redatta da Ortolani insieme al prof. Angelo Spizuoco del centro studi Strutture Geologia Geotecnica di S. Vitaliano, in provincia di Napoli: «Gli interventi sono di due tipi e consistono in: consolidamento delle parti di versante; realizzazione di ampi canali a monte dell’abitato, per intercettare e smaltire i flussi fangosi verso il torrente Giampilieri. Si è accertato che gli interventi di ingegneria naturalistica e di forestazione non sarebbero idonei a garantire la sicurezza dei versanti e degli abitanti. I terrazzi agricoli, con rivestimento in pietra locale, rappresenterebbero la parte visibile delle opere sotterranee, in grado di stabilizzare la coltre superficiale».
Il prof. Ortolani tocca un tasto dolente: «Ancora oggi il territorio nazionale non è coperto da una rete di monitoraggio idrologico che consenta di conoscere in tempo reale quanta acqua stia precipitando in tutte le aree abitate». Argomento approfondito da Peppe Caridi (nella terza immagine), presidente dell’associazione MeteoWeb Onlus, specializzata nello studio dei fenomeni meteorologici nell’area dello Stretto: «Il fenomeno meteorologico è stato estremamente localizzato in un’area tremendamente ristretta, e per questo motivo non è stato assolutamente possibile prevederlo. Negli ultimi anni – continua Caridi – abbiamo avuto un’intensificazione dei fenomeni meteo estremi nello Stretto di Messina: il 2009 è stato in città l’anno più piovoso di sempre ed il secondo è il 1996. Per controllare l’evoluzione del clima e lo scatenarsi di fenomeni violenti è fondamentale un utilizzo corretto delle strumentazioni meteorologiche, che vanno installate in aree dalle tipiche caratteristiche che rimangono immutate con il passare del tempo e che devono rispondere alle più avanzate tecnologie in grado di consentire un’accurata analisi in tempo reale. Un opportuno monitoraggio del territorio è fondamentale per poter evitare, o quantomeno limitare fenomeni tragici e drammatici. La nostra associazione si occupa da sempre di questo aspetto, installando stazioni meteo e lavorando poi i dati con elaborazioni in tempo reale per un attento monitoraggio della situazione. Si pensi a quale contributo potrebbe arrivare da un’ampia rete messa a sistema dalle istituzioni».
Un contributo sul campo è giunto anche dall’Ordine degli Ingegneri. Secondo il segretario Manlio Marino «è auspicabile che le nostre istituzioni amministrative mettano mano ad un serio programma di monitoraggio delle aree a maggior rischio idrogeologico combinato con quello sismico, ricorrendo ad un puntuale censimento delle costruzioni le quali sono le prime indiziate ad essere colpite, valutandone, nei casi estremi, lo sgombero, fino alla messa in sicurezza». Contro le “bugie” sull’abusivismo parte dell’intervento di Saverio Tignino, agronomo: «Sbaglia chi, spacciandosi per esperto ed offendendo gli alluvionati, attribuisce i fatti del 1 ottobre all’abusivismo. In quei centri il nubifragio ha determinato il collasso delle pendici collinari riversando colate di fango e detriti su abitati presenti da secoli». Secondo l’agronomo «si rende necessario intervenire su piani differenti, contenendo il “sacco edilizio” riconsiderando il Prg e contemporaneamente interpretando correttamente le potenzialità che già da oggi gode il nostro territorio ponendo in essere i vantaggi di cui beneficiano tutte le aree delimitati quali Sic e Zps. Certo è che il mancato intervento per la salvaguardia degli ambiti collinari e degli antichi coltivi, ripartendo dal Piano di Recupero delle Colline, nel tempo causerà maggiori dissesti rispetto ad un’attività edilizia sicuramente invasiva e pressante».
L’ingegnere capo del Genio Civile Gaetano Sciacca spiega perché il territorio messinese «ha intrinseci potenziali fattori di rischio», partendo dai numeri: 51 i torrenti che attraversano Messina, 275 nell’intera provincia, con una costa che si sviluppa per circa 350 km e la dichiarazione di sismicità in vigore per tutti i 108 comuni del messinese. In qualunque momento si possono verificare esondazioni ed allagamenti in corrispondenza delle frazioni e dei villaggi cittadini dove nel tempo si è verificato un irrazionale proliferare di abitazioni, tutte poste ai margini di alvei, impluvi o comunque canali di scolo di acque meteoriche. Il tutto va inserito in un più vasto disordine urbanistico, non accompagnato dalla indispensabile realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria». Sciacca propone una serie di interventi immediati: bonifica degli alvei eliminando discariche abusive e inerti; apposizione di idonee segnaletiche ai “confini” dei torrenti e sulle strade a rischio; eliminazione di passerelle che pregiudicano lo scorrimento delle acque; pulitura di tutte le canne fluviali che attraversano l’abitato cittadino; sistema di preallarme affidabile; individuazione di zone sicure dove sia possibile stazionare fino a fine emergenza. A questi poi si aggiungono progetti a medio e lungo termine: riassetto urbanistico del territorio mediante la realizzazione di opere infrastrutturali; interventi idraulico-forestali dei versanti nelle aree disboscate dall’attività agricola o dagli incendi dolosi; riqualificazione ambientale complessiva dell’intero bacino idrografico. «Una cosa è certa, – conclude Sciacca – non si risolvono le problematiche idrogeologiche ed ambientali con interventi di urgenza o di somma urgenza che hanno il solo scopo di tamponare le emergenze».
(nella foto il grafico sui dati pluviometrici del 1 ottobre scorso)
