Numerose interrogazioni già nel 1954 e nell’anno successivo, non avevano prodotto risultati. E’ proprio vero che siamo figli della nostra storia
Approposito di scaricabarile, siamo andati a ricercare quello che possiamo definire, probabilmente senza rischio di smentita, il primo esempio del declinare delle responsabilità per quel che riguarda la manutenzione dei torrenti cittadini a rischio alluvione. Un certo Antonino Dante (deputato nazionale nel secondo dopoguerra nel corso della II Legislatura) eletto nel collegio catanese, pensate un po’, nel lontano 1954, precisamente nella seduta del quattro maggio e, di seguito, in quella del venticinque gennaio del 1955, attenzionò all’allora ministro dei lavori pubblici Romita quali problemi la zona sud di Messina subiva ad ogni scroscio d’acqua rendendo noto come costante sia, già a quei tempi, il pericolo che la cittadinanza correva se quei fiumi fossero straripati. Dante rivolse un interrogazione “per sapere quali disposizioni ha impartito – riferendosi al Ministro dei Lavori Pubblici, Romita – per scongiurare il grave sovrastante pericolo alla popolazione” (Int. 3807). Per tutta risposta il Ministro disse: “[…] L’ufficio del Genio Civile di Messina è già intervenuto con opere di pronto soccorso (poco tempo prima vi era stata un alluvione che interessò alcuni villaggi a Sud della città, ndr) per l’importo complessivo di lire 5.200.000”. E poi, dopo un elenco delle opere in progetto di esecuzione con uno stanziamento preventivo di lire 60.000.000, conclude: “Poiché però tale territorio ricade nell’omonimo bacino montano già classificato con legge 22 dicembre 1918, n. 2084, la necessità di tale intervento è stata segnalata all’assessorato regionale per l’agricoltura e le foreste per gli eventuali provvedimenti di sua competenza”.
Nella seduta del 25 gennaio del 1955, nelle carte in nostro possesso si legge che, sempre il Dante, evidentemente innervosito dalla mancata azione sul territorio, presenta una nuova interrogazione allo stesso Ministro, che recitava: “[…] L’interrogante fa presente che le prime piogge (siamo a Gennaio) hanno già causato danni all’abitato e che la popolazione vive in uno stato di legittimo allarme; che è urgente intervenire per la difesa delle persone e delle case, e ciò a prescindere da provvedimenti di sistemazione montana di cui è riferimento nella risposta all’interrogazione n. 3807 (9341).
Per tutta risposta il Ministro ribadisce: “come già è stato fatto presente all’onorevole interrogante in risposta ad analoga interrogazione n. 3807, l’Ufficio del Genio Civile di Messina, in seguito alle alluvione verificatesi è già intervenuto con opere di pronto soccorso per un importo complessivo di lire 7 milioni. […] è stato redatto un progetto generale di sistemazione montana, attualmente (erano già passati più di sei mesi, ndr) in corso di esame presso il C.T.A. del provveditore alle opere pubbliche di Palermo, dell’importo di 63 milioni di lire, unitamente ad una perizia di stralcio dell’ammontare di 26 milione di lire, comprendenti le opere più urgenti per sollevare dal pericolo gli abitati. Poiché, però, il territorio è ricadente nel bacino montano già classificato con decreto-legge 22 dicembre 1918, n. 2081, la competenza ad eseguire i lavori necessari spetta la Ministero Agricoltura e foreste. Questo è quanto, e solo a pensare che ancora davanti al -fatto parlamentare- che avete letto abbiamo più di mezzo secolo da analizzare ci vengono i brividi a quello che potremmo trovare. Se per agire occorreva, a quei tempi, così tanto tempo per un azione preventiva su un territorio a rischio idrogeologico ci si spiega come oggi, a distanza di più di cinquant’anni, ancora piangiamo per le vittime che hanno perso la vita e ci curiamo di sfollatti, dispersi, persone disperate (non dimenticate di inviare un Sms al 48580).
E’ proprio vero che ogni uomo è figlio della sua storia, come lo Stato, le Regioni ed i Comuni con tutte le loro procedure inspiegabili che purtroppo oggi continuiamo a costatare.
Intanto, nei nostri torrenti, fanno capolino alcuni cartelli che non riusciamo ad intendere a cosa si riferiscono. In essi si legge: “fine strada comunale, inizio torrente”. Ma cosa stanno a significare? E come mai sono stati posizionati proprio adesso? Dal torrente Mili sino ad Acqualadrone (per quello che abbiamo visto) questi avvisano la cittadinanza che da qui a lì inizia il torrente e finisce il tratto di strada comunale. Purtroppo ci sfugge lo scopo. C’è qualcuno che riesce ad illuminarci?
