Il progetto pilota messo a punto dal Gruppo di Ricerca del Politecnico di Torino rende possibile l’osservazione dei campi di pioggia entro un raggio di 30 km. Trovato: “Per il nostro territorio un importantissimo strumento di analisi e previsione degli eventi temporaleschi”
Perché l’installazione di radar di monitoraggio delle precipitazioni sul versante ionico della provincia diventi
realtà, si dovrà attendere il verdetto della Regione Sicilia. Lo ha spiegato a chiare lettere nella missiva inviata al presidente Lombardo, al dirigente Lo Monaco e ai deputati nazionali e regionali, il presidente dell’ordine degli Ingegneri di Messina Santi Trovato. E lo ha ribadito nel corso dell’incontro tenutosi alla scuola Simone Neri di Giampilieri Superiore, al quale hanno partecipato anche il presidente della Provincia Ricevuto, il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Gianni Rolando, il presidente dell’Assemblea dei Presidenti degli Ordini Italiani Giuseppe Di Natale e, naturalmente, gli ideatori del progetto di Monitoraggio delle piogge con particolare osservazione per estese aree a rischio, Giovanni Perona e Marco Allegretti, del Politecnico di Torino.
“Volevamo cercare di portare avanti un’iniziativa che potesse rendere omaggio alle 37 vittime dell’alluvione, tra quali, purtroppo, contiamo anche un coraggioso collega, Luigi Costa – ha esordito Trovato –. Per farlo abbiamo deciso di avviare una collaborazione con il gruppo di ricerca del Politecnico che, attraverso il Consorzio Interuniversitario per la Fisica delle Atmosfere e delle Idrosfere (C.I.N.F.A.I) ha già predisposto la sperimentazione di quattro radar in Sicilia, due dei quali in provincia di Palermo. Ciò che chiediamo con forza – aggiunge Trovato – è che due di questi prototipi vengano installati nei territori investiti dall’alluvione del primo ottobre, così che entrino a far parte di questa fondamentale rete di monitoraggio”. Una collaborazione, spiega Trovato, nata anche dalla volontà di un maggior coinvolgimento delle maestranze locali nell’attività di progettazione sul territorio: “Siamo pronti a chiedere al governo nazionale una modifica delle ordinanze di emergenza alluvione, in tutte quelle parti che favoriscono una gestione accentrata e oligopolistica dei territori”. Posizione sostenuta fortemente anche dal presidente del consiglio nazionale degli ingegneri Gianni Rolando.
Obiettivo dell’iniziativa, raggiungere un maggior controllo e tutela del territorio in fase di pre-emergenza al fine di favorire interventi mirati nelle zone più esposte al rischio.
I radar in banda X ad alta risoluzione spaziale e temporale, con basso costo e impatto ambientale, di circa 90 cm di diametro, 1,50m di altezza, permettono di ottenere, ogni minuto, una rappresentazione dei campi di pioggia con un range di 30 km. In parole più semplici, tale strumentazione darà la possibilità di conoscere in tempo il quantitativo di pioggia che di lì a breve potrebbe cadere in zona adiacente a quella investita dal temporale. Fondamentale però ai fini dell’attivazione di eventuali piani di emergenza, sarà la predisposizione di un limite pluviometrico, superato il quale il territorio potrebbe essere interessato da rischio frana. Solo combinando questi dati sarà possibile contare su un sistema di controllo che aiuti il monitoraggio del territorio e faciliti un’attività di prevenzione.
“E’ naturale – ha poi aggiunto il coordinatore dell’equipe di Torino, prof. Giovanni Perona – che tali informazioni, trasmesse direttamente tramite telefono cellulare, siano analizzate da tecnici capaci di individuare eventuali situazioni di pericolo. L’utilizzo dei dati è legato alle finalità che le amministrazioni intendono raggiungere, in questo caso ciò che interessa è la prevenzione”. Strumenti a tecnologia sempre più avanzata, che non richiedono articolari strutture di installazione: sarà infatti solo necessario individuare e mettere a disposizione due aree (terrazze, tetti) facilmente accessibili e dotate di collegamento alla rete di energia elettrica (220V, 300W). Fondamentale risulta invece la manutenzione delle apparecchiature in questione, così come spiegato da Marco Allegretti, “allievo” e collaboratore del prof. Perone, nonché presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Asti, il più giovane d’Italia: “L’installazione di questi radar rappresenta il primo anello di una catena: bisogna poi sapere di poter contare su personale competente sia per quanto riguarda la trasmissione delle informazioni acquisite, sia per la manutenzione delle apparecchiature che in caso contrario, come sperimentato già in altre parti d’Italia, potranno essere operativa al massimo per qualche mese”.
La parola passa ora ai rappresentanti della Regione, sollecitati come detto dalla lettera inviata da Trovato, ai quali spetta la decisione finale: quella cioè di dare o meno alla provincia di Messina, ed in particolare alle comunità già “scosse” dalla tragedia alluvionale ma non per questo esenti da nuovi rischi, la possibilità di contare su uno strumento in più per un’accurata attività di monitoraggio.(per la foto si ringrazia la redazione di infomessina.it)
