RFI smantella la gloriosa storia del traghettamento sullo Stretto

RFI smantella la gloriosa storia del traghettamento sullo Stretto

RFI smantella la gloriosa storia del traghettamento sullo Stretto

lunedì 02 Agosto 2010 - 12:44

I sindacati lanciano l’ultimo appello contro la acclamata smobilitazione del Gruppo FS. Una realtà tanto semplice quanto drammatica

Si è svolta stamani, nella saletta giunta della Provincia regionale, la conferenza stampa sul tema “caldo” dei trasporti sullo Stretto indetta dalle sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, OrSa, Fast e SASMaNT. Una situazione definita “disastrosa” dai sindacati, che deve fare i conti con la “dismissione organizzata” di RFI, le ombre sulla Metromare, lo stop della terza nave ferroviaria, la carenza di personale, lo straordinario selvaggio, la sicurezza, la continuità territoriale, il trasporto dei mezzi gommati, la concorrenza con il privato e la globale gestione dell’impianto.

Al centro della questione l’acclamata smobilitazione del Gruppo FS in riva allo Stretto. “Le ferrovie non hanno la vocazione armatoriale”, ha dichiarato a più riprese l’ad Mauro Moretti. Una realtà tanto semplice quanto drammatica, con buona pace del trasporto ferroviario siciliano e calabrese, di quello merci e del trasporto pubblico locale.

“Solo mancanza di vocazione?”, si chiede l’OrSa. Per i sindacati c’è dell’altro e dall’analisi dei numeri si può facilmente risalire al nefasto progetto che porterà alla dismissione del traghettamento ferroviario molto prima dell’improbabile ponte sullo Stretto. “La Convenzione firmata dai Ministri Tremonti e Lunardi con la Società Stretto di Messina – scrivono in una nota – per la realizzazione dell’attraversamento stabile, fra le righe contiene la chiusura del servizio di traghettamento di Stato. In particolare viene confermato che saranno risorse pubbliche a rendere possibile la realizzazione dell’opera e che il rischio di gestione dei capitali privati verrà garantito da un oneroso canone pagato dalle Ferrovie. In buona sintesi la società Stretto di Messina sarà la destinataria delle risorse pubbliche attualmente investite da RFI per il servizio di traghettamento, l’aumento di capitale deliberato dal Governo per la Stretto di Messina è stato versato dal Ministero del Tesoro per il 70%, dall’ANAS per il 15% e il restante 15% è a carico delle Ferrovie-.

Secondo quanto riportato dai sindacati, la Convenzione, la quale stabilisce i rapporti con la società “Stretto di Messina”, prevede che a partire dal primo anno di esercizio a questa spettino:

1) 38 milioni di euro l’anno da parte del Ministero delle Infrastrutture che, guarda caso, corrispondono ai contributi che attualmente vengono trasferiti dallo Stato a RFI per le attività di traghettamento ferroviario;

2) un Canone annuo da parte di RFI che per il primo anno, il 2012, è di 100,6 milioni di Euro, ma già nel 2013 passa a 112,7 per crescere nel tempo fino a 142milioni di Euro nel 2041.

Rispetto ad oggi, dunque, dove le Ferrovie ricevono dal Ministero delle Infrastrutture dei finanziamenti per la gestione dei traghetti tra Villa San Giovanni e Messina (circa 38 milioni di Euro ogni anno), dal 2012 dovranno invece pagare un canone (di oltre 100 milioni di euro ogni anno)! Promozioni, turno particolare, riattivazione della terza nave… per le sigle sindacali sono solo promesse per stiracchiare l’impianto fino al 2012, tecnica psicologica per tenere i lavoratori ed i loro rappresentanti in una posizione di borderline, lasciando l’illusione di serena normalità mentre dietro le quinte si opera per smantellare la gloriosa storia dei traghetti dello Stretto.

Insomma, a prescindere da ogni posizione ideologica nel confronti del ponte, RFI starebbe organizzando uno smantellamento precoce del diritto alla continuità territoriale ancor prima dell’attraversamento stabile, se mai la struttura dovesse essere realizzata. Una situazione tutta a discapito di siciliani e calabresi: “Mentre al nord si investono miliardi di denaro pubblico per l’alta velocità, in Sicilia si viaggia all’avventura in compagnia delle zecche e per attraversare lo stretto bisogna arrendersi al diktat dei costi imposto dal monopolio privato”.

Nella discussione non poteva mancare un accenno alla “Metropolitana del mare” avviata, tra le polemiche, il 28 giugno scorso. “Non ci risulta un incremento occupazione”, affermano i sindacati. Disservizi e tariffe troppo elevate, infine, “necessitano un urgente coinvolgimento di cittadini ed istituzioni”.

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