Ricette false e truffa alla sanità. Saltano fuori i nomi di altri cinque medici messinesi

Ricette false e truffa alla sanità. Saltano fuori i nomi di altri cinque medici messinesi

Redazione

Ricette false e truffa alla sanità. Saltano fuori i nomi di altri cinque medici messinesi

giovedì 04 Dicembre 2008 - 09:38

Continuano a ritmo serrato le indagini sulla maxi-truffa al Servizio Sanitario Nazionale

La maxi-truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, che ha portato all’arresto di 43 persone in tutta Italia e che ha visto coinvolti anche cinque messinesi, vede allungarsi l’elenco dei nomi dei concitttadini coinvolti nell’operazione condotta dai Nas di Roma. Insieme ai due farmacisti Viviana Verso, 43 anni, e Carlo Rizzo, 39 anni, al medico dell’Asl 5, Anita Agnello, 58 anni, al medico di base Giuseppe Iraci, 50 anni e agli informatori scientifici Salvatore Arnaud, 65 anni ed Alberto Clary, 39 anni,si aggiungono altri 5 medici. Si tratta dei medici Gaetano Casella, Giovanni Costa, Vincenzo Ragno, Carmelo Spinella, che risulta però deceduto e Carmelo Cucinotta, che il gip di Roma Maria Teresa Covatta considera accreditati con la Asl di Messina.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa, infatti, quest’ultimi avrebbero stabilito dei contatti con l’informatore scientifico Alberto Clary, napoletano domiciliato a Messina ed unico a non aver ottenuto gli arresti domiciliari. Un’inchiesta complessa, condotta dai Nas di Roma che da mesi tenevano d’occhio imprenditori farmaceutici ed informatori scientifici. Perno dell’inchiesta un’azienda di distribuzione farmaci di Grottaferrata. Il titolare, secondo quanto hanno accertato gli investigatori, gestiva una moltitudine di informatori scientifici che avevano il compito di corrompere medici. A questi ultimi che, ricorrendo anche a false fatture prescrivevano i medicinali, toccava poi dal 5 al 10% del prezzo del farmaco. I medicinali poi venivano distrutti o gettati nell’immondizia.

In alcuni casi però i medici ricevevano in cambio prestazioni sessuali da parte di prostitute colombiane o italiane. Era, in particolare una casa farmaceutica napoletana che ricorreva a questo sistema di corruzione. Un sistema semplice che avrebbe fruttato circa dieci milioni di euro all’organizzazione. Le indagini dei Carabinieri del Nas hanno svelato anche un inquietante traffico di medicinali ad azione stupefacente e anabolizzante gestito da medici di famiglia. Erano gli stessi professionisti a stilare ricette false intestate ad assistiti all’oscuro di tutto. Con questo sistema si procuravano gratuitamente i farmaci a spese del Servizio sanitario nazionale per poi rivenderli in nero.

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