La scure della finanziaria 2011 “taglia” gli enti locali: a Messina in due anni 68 mln in meno. La denuncia della Cgil

La scure della finanziaria 2011 “taglia” gli enti locali: a Messina in due anni 68 mln in meno. La denuncia della Cgil

La scure della finanziaria 2011 “taglia” gli enti locali: a Messina in due anni 68 mln in meno. La denuncia della Cgil

mercoledì 29 Dicembre 2010 - 10:54

Presentato questa mattina il rapporto del sindacato che analizza la situazione dei comuni del messinese alla luce delle novità finanziarie: nella provincia peloritana la riduzione interesserà 22 comuni, quelli sopra i cinque mila abitanti. Oceano: “Il Governo ha già tagliato le risorse per il Sud, altro che federalismo fiscale”

68milioni di euro in meno in due anni ovvero un taglio netto dell’11,7% delle risorse trasferite dallo Stato ai Comuni della provincia di Messina sopra i 5mila abitanti. È quanto stabilito nella Finanziaria 2011, oggi chiamata Legge di stabilità, che all’art.14 in nome del pareggio dei conti, prevede forti riduzioni ai trasferimenti statali verso gli Enti locali nel biennio 2011/2012. I dati, crudi, li ha studiati e messi a sistema la Cgil di Messina che questa mattina ha presentato uno studio inedito elaborando le cifre del ministero dell’interno e della regione.

Nella provincia di Messina la riduzione interessa 22 comuni – quelli sopra i 5mila abitanti – e la Provincia regionale per una riduzione complessiva nel 2011 di oltre 25.583.224 di euro e nel 2012 di oltre 42.638.707 di euro. “Mentre si parla tanto del rischio connesso al federalismo fiscale che ancora non è legge, il Governo è già intervenuto con una mannaia sui trasferimenti agli enti locali colpendo in maniera pesantissima quelli del mezzogiorno e scardinando quel principio di solidarietà nazionale che redistribuisce risorse ai territori più deboli”, spiega Oceano. Nello Studio, la Cgil di Messina evidenzia un nodo importante: circa il 50% delle entrate correnti dei comuni interessati dai tagli sono costituite da trasferimenti nazionali. Nei comuni della provincia di Messina con popolazione maggiore di 10.000 abitanti il dato sull’autonomia finanziaria ( il rapporto tra le entrate proprie e il totale delle entrate) parla chiaro: Messina 37,5%, Barcellona P.G. 40.3%, Milazzo 49%, Patti 30.3%, S. Agata di M. 40%) con l’eccezione del comune di Taormina che ha un livello di autonomia (67,5%) superiore alla media italiana (61,4%) e con i comuni di Lipari (52,8%) e Capo d’Orlando (51,6%) che sono al di sopra della media siciliana (39%). “Questa composizione delle entrate comporta una forte incidenza dei tagli ai trasferimenti sulle entrate complessive degli enti – osserva Oceano-. Questo significa che dal 2011 a questi comuni verranno a mancare importanti risorse per far funzionare la loro macchina e quasi tutti i sindaci hanno dichiarato che con questi tagli dovranno cancellare i servizi e aumentare imposte, tasse e tariffe locali”.

Ma i tagli disposti in Finanziaria hanno avuto ripercussioni anche sulla Regione che dal canto suo nella Manovra d’estate ha disposto altre contrazioni ai trasferimenti ai comuni che per la provincia di Messina per il solo 2011 si traduce in una ulteriore perdita di 20milioni di euro. “Ai già gravosi tagli ai trasferimenti statali, si sommano, i tagli ai trasferimenti regionali, con conseguenze drammatiche per la maggior parte degli Enti e per l’intero territorio. Nel 2011 questi comuni e la provincia riceveranno ben 45.478.369 di euro in meno. Reddito che verrà a mancare a tutta la comunità determinando una diminuzione di attività e di occupazione, oltre che di welfare. “L’incidenza dei tagli sugli enti del nostro territorio, ed in tutto il mezzogiorno, è maggiore della media dei comuni italiani- denuncia Oceano-. Tali misure aggravano la già pesante situazione di crisi economica della provincia di Messina e si sommeranno alle difficoltà dei prossimi mesi, nei quali “scadranno” gli ammortizzatori sociali utilizzati in tante crisi aziendali senza che vi sia alcuna prospettiva di ripresa dell’attività”.

La Cgil di Messina propone quindi alle amministrazioni locali l’avvio di una fase di confronto per evitare di far ricadere solo sulle fasce deboli della popolazioni il peso dei tagli. “Chiediamo pertanto l’avvio di un confronto ampio tra amministrazioni locali e parti sociali, a partire dai bilanci. Affinché i tagli non si scarichino sui servizi sociali e quindi sui più deboli; perché si riducano gli sprechi, si eliminino privilegi e clientele; per l’efficienza e l’efficacia delle pubbliche amministrazioni; per la qualità dei servizi pubblici; per migliorare il sistema delle tutele e le misure di sostegno a chi ha perso, lavoro e reddito; per sostenere la formazione dei giovani che non hanno mezzi e sostenere il sistema di istruzione pubblico a partire dal tempo pieno. Chiediamo che tutti i comuni aderiscano ai Patti territoriali Antievasione e operino per condurre una efficace lotta alla evasione di imposte e tasse, beneficiando per tale via del 33% delle risorse recuperate e destinandole, attraverso appositi protocolli col sindacato, al welfare locale”.

(foto Sturiale)

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