Il Senato accademico: «Stima e apprezzamento per l’operato di Berlingò»

Il Senato accademico: «Stima e apprezzamento per l’operato di Berlingò»

Il Senato accademico: «Stima e apprezzamento per l’operato di Berlingò»

martedì 22 Dicembre 2009 - 15:24

Il preside di Giurisprudenza si era autosospeso dopo l’avviso di garanzia che ha raggiunto Tigano nell’inchiesta su Siciliano. «Lo invitiamo a recedere dalla decisione e a riprendere l’attività»

L’Università si stringe attorno a Salvatore Berlingò. Il preside della facoltà di Giurisprudenza, con una lettera inviata al vicepreside vicario Antonino Metro, sabato scorso aveva comunicato la propria autosospensione. La decisione arrivava dopo la notizia dell’avviso di garanzia che ha raggiunto Aldo Tigano, docente anche lui dell’Università e avvocato del Comune, ascoltato dalla Procura di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex procuratore aggiunto Giuseppe Siciliano.

Il Senato accademico, riunitosi stamattina, ha preso atto della decisione di Berlingò ma, si legge in una nota, «considera il documento approvato all’unanimità dalla facoltà, nella seduta di ieri, una attestazione di ampio riconoscimento del profilo con il quale il preside ha guidato finora la facoltà. A fronte del presumibile travaglio interiore che ha portato il prof. Berlingò a tale sofferta decisione, il Senato accademico unanime avverte l’esigenza di dover rinnovare grande stima e profondo apprezzamento per l’opera fin qui svolta dal prof. Berlingò nel suo ruolo accademico, invitandolo a considerare l’opportunità di recedere dall’autosospensione e a riprendere la propria attività al servizio della Istituzione, in attesa che si possa al più presto dissipare ogni dubbio in merito all’intera vicenda».

Ricordiamola, la vicenda. I procuratori di Reggio Calabria stanno cercando di vederci chiaro nel concorso a due posti di ricercatore, bandito nel 2005, e vinto da Francesco Siciliano figlio dell’ex procuratore aggiunto Pino, e da Vittoria Berlingò, figlia del preside della Facoltà. Come si legge nella missiva inviata dal preside «la vicenda che è tornata quest’oggi alla ribalta della cronaca, relativa ad un concorso per ricercatore di Diritto amministrativo della facoltà giuridica messinese, colpisce, nella rappresentazione che da ultimo mi è stata offerta, non più le sole persone direttamente interessate, ma il complessivo e costante modo di operare della facoltà da me presieduta, con particolare riguardo al modo di procedere nelle nomine dei membri da designare per le commissioni giudicatrici. Ritengo quindi che la facoltà, insieme con l’Università, debbano essere poste in grado di tutelarsi con la più ampia libertà possibile».

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