Nuova denuncia di Cisl, Uil, Orsa e Fast: «L’ennesima iniziativa unilaterale ingolferà l’impianto siciliano di altri 30 lavoratori provenienti da fuori»
Due “vecchiette” di 40 anni rimaste sole ad attraversare lo Stretto, lo sbarco di nuovi 30 lavoratori in arrivo dalla rotta Civitavecchia – Golfo Aranci e un piano di dismissione che non conosce sosta. I sindacati tornano ad accendere i riflettori su quella che unanimemente è chiamata “vertenza Stretto” e che vede ormai da anni le Ferrovie dello Stato al centro di un lento ma inesorabile processo di abbandono dei nostri mari. «Continua indisturbata – scrivono i rappresentanti locali di Fit Cisl, Uilt, Orsa Trasporti e Fast-Confsal – la dismissione del servizio di navigazione che la dirigenza ferroviaria sta attuando da anni con il silenzio assenso dei governi nazionali e locali e purtroppo anche dei cittadini siciliani, che saranno privati di una ulteriore unità navale da utilizzare periodicamente nella rotta Civitavecchia – Golfo Aranci. E’ di ieri la notizia di un ordine aziendale che comanda il trasbordo degli equipaggi in forza all’impianto di Civitavecchia verso navi in servizio nello Stretto di Messina e il relativo disarmo della nave Garibaldi che garantisce la continuità territoriale fra la Sardegna e il continente. L’ennesima iniziativa unilaterale di Rfi produrrà il prevedibile ingolfamento dell’impianto siciliano che dovrà ospitare altri 30 lavoratori a fronte di una produzione che sarà ulteriormente limitata a causa dell’impiego saltuario nella rotta sarda di una delle poche navi efficienti in forza alla flotta messinese».
«E’ inaccettabile – continuano i sindacati – l’autoritarismo con cui la dirigenza ferroviaria sta cancellando la storia della navigazione nello Stretto di Messina: resteranno solo due navi ferroviarie di 40 anni a garantire la continuità territoriale nello Stretto, mentre al nord le frecce rosse e argento volano sui binari. E’ altresì inaccettabile l’assordante silenzio delle istituzioni cittadine che non pongono alcun ostacolo al cinismo di un’azienda pubblica che incassa sovvenzioni statali per garantire un servizio che nei fatti non esiste più. Il sistema è al collasso, i problemi di ordine pubblico per l’inefficienza del trasporto marittimo sono alle porte, bisognerebbe intervenire subito per evitare l’evitabile, in caso contrario, ogni attore dell’annosa vertenza sarà chiamato a rispondere in relazione alle proprie responsabilità».
